domenica 14 ottobre 2012

Fusione di caldo e di freddo



"Chi è il più forte?
Colui che conquista le proprie inclinazioni."
(Aforisma cabalistico)

Nella tradizione cabalistica si dice che l'unità nel "Omed Hashem" ossia nel "Servitore del Signore" si realizza quando egli collega tutti i suoi organi in modo armonioso, e soprattutto quando fonde il caldo e il freddo che ospita internamente. Nell'uomo deve esistere un rapporto tra il freddo cervello che è pesante e glaciale e che ordina di seguire le prescrizioni con rigore e rigidità agendo solo per timore di Dio, e il cuore che è caldo e ardente perciò incita a compiere i precetti per bontà ed entusiasmo, ossia lo spinge ad agire per amore di Dio.

Nella cabala si usa l'immagine dell'acqua fredda che sorge dal cervello per giungere al cuore senza riuscire a spegnere il fuoco ardente che vi brucia, e la metafora cabalistica esprime questo fondamentale concetto. L'acqua che raffredda e il fuoco che riscalda si devono integrare a vicenda, infatti la correlazione tra cervello e cuore sono i fattori essenziali del progresso spirituale, ma il progresso diventa possibile solo se facciamo una fusione equilibrata tra le loro proprietà opposte. La fusione è necessaria in tutti gli organi doppi, perché ogni opposizione stimola l'esercizio delle tendenze avverse.

Il cervello possiede due emisferi per comprendere la ragione e il sentimento, infatti un emisfero è più artistico e intuitivo, mentre l'altro è logico e razionale. La stessa divisione esiste nel cuore, infatti una parte del cuore trasporta il sangue ricco di ossigeno, mentre l'altra parte fa defluire il sangue che ha filtrato le scorie del corpo.

La divisione del cuore è collegata, nel lato destro al sentimento nobilitato dallo Spirito, mentre nel lato sinistro alle inclinazioni più istintuali dell'Anima animale. I due lati sono collegati pur avendo delle facoltà opposte, delle diverse inclinazioni e diverse tendenze e ambizioni: si è equilibrati quando esiste l'armonia tra gli opposti che essi rappresentano.

Nel cervello vi è la sede dell'Anima divina, ma esso deve collaborare con il cuore per avere il calore della sua tenerezza, perché un cervello caldo diventa una ragione che viene potenziata dal sentimento. Un cuore caldo va mitigato dal cervello che tempera il suo calore eccessivo, perciò lo aiuta a riflettere. Quando il cuore sa ascoltare il cervello diventa saggio perché pensa, infatti diviene un cuore che sente e che conosce mentre comprende.

Secondo la cabala la differenza tra l'Alto e il Basso è illustrata nella struttura fisiologica del corpo umano, infatti "il cervello non rappresenta solo la sede del pensiero logico e razionale cioè freddo ed analitico, ma è la sede dell'intuizione e della profezia mistica, del calore del desiderio di conoscere Dio e i segreti della sua Creazione.

Nel cuore vi è la sede delle emozioni più nobili e intense: l'amore e il timore, la commozione, la speranza, l'afflato creativo e la sensibilità. Nel fegato vi è il luogo in cui risiede l'emotività istintuale, il desiderio di potere, la vitalità fisica, gli istinti e i bisogni più egocentrici, la tendenza alla rabbia e alle emozioni negative" come scrive Nadav Crivelli.

Nella cabala non si vuole eliminare nessuna parte dell'uomo, infatti non si vuole eliminare la natura di nessuna delle nostre parti, ma si vuole ripristinare il giusto ordine in cui devono stare tutte le parti del corpo umano. Questi organi sono i centri di controllo delle varie tendenze, perciò questi centri di coscienza e di motivazione devono avere un loro giusto equilibrio e una corretta gerarchia di priorità.

Le conoscenze superiori aiutano a fare il riordino delle idee e delle tendenze umane, perché lo scopo dell'uomo non è quello di soffocare nessuna delle parti che furono donate dal Creatore, ma è quello di elevare la natura umana al livello superiore agendo al meglio delle possibilità.

Tutte le opposizioni esistono perché sono necessarie, infatti furono create affinché in noi fossero conciliate due creature opposte. Nel Libro della Genesi è scritto che il modellamento dell'uomo fu prodotto dallo sdoppiamento della prima lettera nella sua prima radice, infatti è detto che l'uomo fu il prodotto di due "Yetsarim" cioé del raddoppio della lettera yod. La yod (che assomiglia alla virgola) è la lettera più piccola e più condensata di tutto l'alfabeto ebraico, ed è la lettera più piccola tra quelle che furono usate per scrivere la Torah e per fare la creazione del mondo.

Lo yod è il punto che sorge dal nulla rivelando il primo pensiero del Creatore, ossia l'intenzione originaria che presiede alla creazione del "mondo supremo" cioé del mondo a venire, che è la meta futura del nostro mondo. Lo yod è il principio e il fondamento del mondo, infatti è la prima lettera delle quattro che formano il nome divino, perciò lo yod personifica anche l'uomo e l'allenza tra l'uomo e il suo Dio.

Nell'uomo ci sono due "yetsarim" cioé due creature, infatti il lato destro è dominato dallo "Yetser Tov" cioé dalla creatura buona, mentre nel lato sinistro vive lo "Yetser Hara" cioè una creatura suscettibile di divenire malvagia. Sebbene essa non sia malvagia sin dall'origine può deteriorarsi e tendere al male. Essa possiede la tendenza a cambiare il suo volto volgendosi verso l'altro lato, infatti possiede la possibilità e la libertà di poter scegliere il male. Se l'uomo si degrada, dicono i cabalisti, avviene per l'azione che è stimolata dalla creatura del lato di sinistra, la quale corrompe la natura umana che nasce buona per natura fondamentale, poiché tutto ciò che viene da Dio, e ciò che Lui ha creato è sempre Bene e buono.

Secondo i cabalisti se l'uomo diventa succube di immagini e di suggestioni esterne, perché si fa condizionare dagli influssi esterni senza saperli filtrare risveglia il secondo "Yetser" e lo rende una creatura attiva, perciò in lui prevarrà "la creatura cattiva." La natura del "Yetser Tov" cioé della creatura buona non viene contaminata avendo un'essenza indelebilmente buona, infatti la sua essenza è "Tov" buona, pur non essendo il sommo bene. Le due creature sono create assieme per vivere all'interno dell'uomo, ma la debolezza d'animo e la scarsa consapevolezza dell'uomo non le fanno convivere in pace e in armonia.

Le due opposte creature vivono ognuna nella sua abitazione, ma si agitano e si scagliano una contro l'altra, perché litigano per dominare l'uomo. Lo "Yetser Hara" e lo "Yetser Tov" sono come due avversari nel campo di battaglia costituito dal corpo dell'uomo, perciò è l'uomo che deve avere l'iniziativa per decidere la parte che deve vincere e dominare dentro di lui.

Lo "Yetser Hara" attacca quando l'uomo è vinto dalle sue cattive inclinazioni e quando scatena gli istinti, perciò vince quando l'uomo è pronto a tutto per ottenere il suo piacere e la sua delizia. Quando esiste il disinteresse per il bene altrui, e quando prevale l'egoismo della salvezza e del benessere personale a scapito di tutto vediamo in azione l'altro lato del bene, cioè vediamo il male che si realizza.

Riconosciamo il bene solo quando abbiamo conosciuto il male, infatti per sviluppare la morale dobbiamo conoscere la differenza tra i due soppesando le ragioni opposte sui due piatti della bilancia. Ma questa azione serve solo per soppesare il male, perché solo il male necessita di fare la scelta. Nessuna selezione esiste nel bene, perché nel bene non esistono opposizioni, infatti il bene non ha mai bisogno di valutazioni morali: il bene non ha bisogno del libero arbitrio. La Genesi dice che Elohim vedendo il Creato pensò che era "una cosa buona," perciò volle perfezionare la sua creazione e la Creatura, cioè l'uomo facendoci "completi tanto in Cielo quanto in Terra."

L'uomo raggiunge l'armonia delle opposizioni quando lavora alla scelta della qualità della sua vita, infatti giorno per giorno si deve sforzare di conciliare il fattore spirituale con il fattore materiale del mondo. Secondo L'Arizal questo conflitto ci consente di scegliere liberamente la nostra vocazione, perciò ci permette di scegliere il dosaggio giusto e la nota fondamentale che deve risuonare al nostro interno.

Questa realtà è assieme una gioia e un onore che è stato donata all'uomo dal suo Dio. Il nostro Creatore ci ha posto, fin dall'inizio del mondo in uno stato di tensione e in una posizione di dilemma, perciò l'uomo è stato posto intenzionalmente in una condizione incerta ed instabile per offrirgli l'occasione e il privilegio di poter scegliere il suo equilibrio dinamico.

La necessità di superare lo stato di instabilità interna senza poterlo sopprimere, è il modo migliore per esercitare il libero arbitrio ed è l'occasione per affermare liberamente la nostra volontà. Usando l'intelligenza e la volontà possiamo sviluppare la nostra qualità fondamentale, e possiamo chiedere l'aiuto del Creatore che non abbandona la sua creatura quando vede che avanza coraggiosamente lungo la sua strada.

In questo modo diventiamo degli esseri liberi, perché lavoriamo al perfezionamento del nostro essere, perciò diventiamo come Dio. Il Creatore dà forza allo Yetser, cioé alla creatura che si risveglia soprattutto quando la espone al male, perché è Lui che la spinge verso le tenebre affinché il suo rovescio, cioè il bene, possa fondersi sempre più profondamente al nostro interno.

Buona erranza
Sharatan



martedì 9 ottobre 2012

L'apprendista del Tao



Wang era un giovane di buona famiglia educato agli studi di storia e letteratura classica, ma quei testi gli avevano riempito la testa di storie mirabolanti sugli Immortali taoisti. Quando arrivò il momento di intraprendere la brillante carriera di funzionario imperiale come era nella tradizione di famiglia, Wang decise di seguire la sua vera passione. Senza curarsi del dispiacere che dava ai genitori e ai parenti lasciò gli studi per gli esami da mandarino, e decise di andare sul monte Laoshan, la montagna sacra che era il luogo preferito per il ritiro degli Immortali taoisti.

Aveva sentito dire del piccolo e sperduto monastero in cui insegnava un maestro dalla reputazione eccezionale, perciò decise di tentare l'ammissione in quella scuola prestigiosa. Dopo aver fatto un viaggio pericoloso lungo dei sentieri a strapiombo ostici da percorrere anche per le capre, finalmente arrivò al monastero. Quando Wang entrò nel sacro recinto vide il grande maestro seduto sotto la veranda del tempio che riceveva personalmente i nuovi adepti. Il taoista era seduto immobile sopra una stuoia di paglia, era vestito in modo molto semplice, aveva dei lunghissimi capelli bianchi che ondeggiavano al vento e guardava tutti i nuovi arrivati con un lieve sorriso che gli illuminava il viso sereno.

Wang si inchinò profondamente e disse con umiltà: "Illustre maestro, ho fatto un viaggio pericoloso, ho attraversato dei fiumi impetuosi, ho superato dei sentieri che mettevano a rischio la mia vita solo per venire da voi a essere illuminato sui misteri del Tao." Il taoista rispose: "La Via è lunga e pericolosa, perciò qui si segue una disciplina molto dura. Sei sicuro di voler sostenere molti sacrifici? Sei certo di essere pronto per affrontare la vita che facciamo nel mio monastero?" Wang si gettò in ginocchio e lo supplicò disperato: "Sono sicuro che la vostra guida mi indicherà la Via. Vi prego di mettermi alla prova!"

Il patriarca tacque e poi fece un cenno di assenso, quindi invitò Wang ad unirsi al gruppo dei novizi che erano in attesa nel cortile del tempio. Da quel giorno si ritrovò con gli altri novizi a svolgere dei lavori sgradevoli e faticosi, infatti veniva impiegato per raccogliere la legna per le stufe dei dormitori, puliva le latrine e lucidava i pavimenti delle cucine. Wang aveva letto nei testi classici del duro apprendistato a cui erano sottoposti tutti i novizi taoisti, perciò sopportava tutte quelle fatiche senza mai lamentarsi. In casa sua era stato abituato a non fare nulla, perciò in capo a una settimana aveva tutte le ossa rotte, i muscoli doloranti per la fatica, e le mani rovinate e piene di calli, di graffi e di vesciche.

Dopo un mese di quello spietato regime era al limite del crollo fisico, e tutte le sere stramazzava sul suo duro giaciglio e si addormentava come un sasso. Molte volte pensò di rinunciare per tornare alla comoda vita a cui era abituato, ma l'orgoglio prevalse sempre. Wang non voleva ammettere il fallimento, e non voleva tornare dal padre con la vergogna dell'esclusione da quella scuola prestigiosa. Il fatto di superare la prova di ammissione nel monastero dell'Immortale era diventato una questione di principio ancor prima che la realizzazione del suo sogno d'infanzia, perciò stringeva i denti e lavorava duramente.

L'Immortale osservava tutti i nuovi allievi con attenzione, quindi si accorse che Wang era arrivato quasi al crollo fisico, perciò gli concesse qualche giorno di riposo e gli fece spalmare degli unguenti curativi sulle ferite prescrivendogli anche un cordiale per lenire un poco la stanchezza. Dopo il breve riposo, Wang ritornò al suo duro lavoro, e si accorse che tutto procedeva un pochino meglio, infatti il maneggio dell'ascia, della vanga, della zappa e della ramazza era più agevole. Ormai i suoi muscoli si erano ben rinforzati, perciò dopo qualche mese lavorava tutto il giorno e il suo corpo era tonico e rinforzato.

Così trascorsero ancora altri mesi e Wang notò che non stava ricevendo nessun insegnamento sulla Via o sui misteri del Tao, perciò pensò che stava perdendo tempo, e che i racconti sui taoisti fossero solo delle favole per sciocchi, come gli ripeteva sempre suo padre. Pensò che lavorava come una bestia da soma e che il monastero truffava e sfruttava gli allievi, che si addormentava sfinito dalla fatica mentre veniva truffato con i suoi sogni, perciò avevano proprio ragione i suoi genitori che beffavano la sua passione.

Una sera rifletteva su tutte queste cose mentre raccoglieva la legna nel bosco dopo un'altra giornata di fatica, ma quella sera sentì di più l'ironia amara della beffa e decise di andarsene il giorno dopo. Decise mentre raccoglieva la legna, perciò si perse nei suoi pensieri, si attardò e smarrì la strada. Siccome non era esperto dei luoghi girò a lungo per ritrovare il sentiero che conosceva, e quando riuscì a tornare al monastero era ormai notte fonda, e tutto era buio. Entrando del monastero Wang si accorse che non tutti dormivano, infatti vide una luce fioca sotto il portico e si accorse che due stranieri che sembravano dei taoisti erranti stavano parlando con il maestro al chiarore del lume ad olio.

Wang venne incuriosito dallo strano incontro notturno e pensò di osservare la scena nascosto dietro una colonna, perciò sentì che uno dei forestieri diceva agli altri: "Non vi sembra che si sia fatto un po' troppo buio?" Il suo maestro ammise: "Hai proprio ragione, questa notte c'è poca luna, credo che staremmo meglio se ci fosse una bella luna piena. Provvedo subito, lasciate fare a me." Fu detto e fatto, infatti l'Immortale ritagliò con le forbici un grande tondo da un pezzo di carta e attaccò quel cerchio al muro, e immediatamente il cerchio s'illuminò come una luna piena. Il portico fu illuminato da una splendida luce d'argento, e con quella luce i taoisti iniziarono un allegro banchetto.

Con la luce che illuminava così bene, Wang notò che i tre sembravano dei vecchi amici, perciò la loro cena si svolgeva in allegria, finché uno dei commensali disse: "Alla nostra festa manca solo un piacevole svago musicale. Se permettete vorrei invitare a bere con noi le Damigelle della Luna." Fu detto e fatto, infatti il taoista posò la ciotola sul tavolo e lanciò le sue bacchette contro il disco lunare di carta, perciò le bacchette ricaddero diventando due piccole sagome sul pavimento della veranda.

Le due sagome iniziarono a crescere prendendo la forma di due dame di proporzioni normali, graziose come statue di porcellana, che indossavano dei preziosi vestiti di seta ricamati con splendidi fiori e uccelli multicolori. Una delle Dame lunari aveva un liuto, mentre l'altra teneva in mano un mazzo di nastri di seta colorata. I tre convitati le invitarono al loro banchetto, infatti una delle Dame sedette e iniziò a suonare il suo liuto con le manine aggraziate, mentre l'altra damigella iniziava una danza incantevole facendo volteggiare i nastri colorati.

Il festino proseguì allegramente poi la musica tacque e le Dame della Luna saltarono sul tavolo tornando ad essere due bacchette di legno sotto gli occhi sbalorditi di Wang che aveva visto tutto di nascosto. Gli immortali erano molto più allegri dopo l'intermezzo musicale, ed erano molto più euforici anche per merito delle abbondanti libagioni, perciò se la ridevano di cuore. Alla fine uno dei forestieri disse: "Nel mio laboratorio alchemico ho distillato un digestivo delizioso. Venite da me per assaggiarlo, avrei piacere di sapere cosa vi sembra della mia mistura."

L'allegra comitiva si allontanò per continuare la festa altrove, mentre il disco lunare di carta si spegneva, e il portico tornava nella penombra del lume a olio. Wang si avvicinò per vedere se avesse sognato, ma sul tavolo vide abbandonate tre ciotole vuote e due bacchette di legno. La scena lo dissuase dal proposito di partire e lo convinse che era meglio pazientare per imparare a fare i prodigi che aveva visto. Coltivando quella speranza Wang passò altri due anni facendo le stesse cose che aveva sempre fatto, cioé faticando senza imparare nulla finché decise di nuovo di andarsene via, perciò andò dall'Immortale dicendo che se ne andava a casa per vedere come stava la sua famiglia.

Il maestro si mostrò dispiaciuto e gli disse: "E così te ne vai. E' un vero peccato. Proprio adesso che ti eri così bene avviato ad imparare la pazienza, che è il primo requisito per intraprendere la Via. Ma se lo vuoi torna a vivere la vita dell'uomo di mondo. Forse in seguito vorrai tornare." Wang prese il coraggio a due mani e gli chiese: "Mio Venerabile maestro, posso chiedere un favore? Ritorno a casa, ma non voglio sembrare uno sciocco che è stato sconfitto. Vorrei conoscere uno dei trucchi mirabolanti che vi ho visto fare. Cosa penserebbero in famiglia vedendo che in questi anni non ho imparato nulla?"

Il maestro gli chiese: "E che potere vorresti imparare?" Wang riflettè un pochino poi gli rispose: "Ho notato che i muri di pietra per voi non sono un problema, infatti li attraversate agevolmente. Ho notato che non usate mai le porte per entrare nelle stanze." Il maestro sembrò dubbioso poi disse: "Io dubito che tu sia pronto per fare questo tipo di prodigi. E' necessario che ti trattenga ancora altro tempo se vuoi acquisire la tecnica, perché è necessario pronunciare una formula magica senza pensare a nulla. E questo è molto più difficile di quanto possa sembrare."

Malgrado tutti i suoi dubbi il maestro gli insegnò le parole magiche, gli insegnò come trovare il ritmo giusto nella pronuncia, e gli illustrò le esatte tecniche per mettere in moto la vibrazione sonora necessaria a fare il prodigio. L'apprendista del tao passò molti giorni a ripetere le formule, e provò ripetutamente tutte le sonorità giuste per riprodurre la vibrazione sonora che era necessaria allo scopo. Alla fine riuscì a creare il vuoto interiore affinché la formula vibrasse nella sua gola e agisse correttamente a livello fonetico.

Una volta che fu certo di avere acquisito la giusta base teorica, Wang arrivò al momento di fare la pratica davanti al muro di pietra, e qui iniziarono i veri dolori. E dolori furono in tutti i sensi, infatti il muro restava impenetrabile persino quando il maestro gli consigliò di lanciarsi fiducioso contro di esso. Prova e riprova, ma la testa di Wang si ornò solo di grossi bernoccoli, perchè andava sempre a sbattere contro le pietre del muro sempre più impenetrabile. Passarono altri sei mesi in cui Wang fece una collezione di bernoccoli in testa e di ferite in faccia senza riuscire nell'impresa.

Andò dal maestro a chiedere dei consigli per riuscire, e l'Immortale lo portò davanti al muro e gli disse: "L'ostacolo non è mai il muro fisico, il vero muro è quello mentale. Finché vedrai un muro e gli darai questo nome non sarai in grado di oltrepassarlo." Alle parole del maestro, Wang sentì l'intuizione di qualcosa che gli scattò dentro, perciò si lanciò contro il muro e lo oltrepassò per la prima volta. La sua gioia fu immensa, e anche il maestro si complimentò con lui: "Vedo che hai fatto un bel passo verso la Via. Se lo desideri ora puoi tornare a casa. Ricorda che non devi abusare mai dei poteri che hai conquistato, altrimenti potresti perdere tutto."

Dopo questa raccomandazione Wang si mise in viaggio, e discese dal monte Laoshan per tornare a casa. Una volta ritornato a casa, in obbedienza alla tradizione, andò a salutare per primi i suoi genitori e raccontò dell'iniziazione ricevuta al monastero. Per dimostrare ciò che sapeva fare fece una dimostrazione concreta del potere di attraversare i muri. Il prodigio gli riuscì perfettamente mentre sua madre gridava per l'ammirazione e gli diceva delle parole di lode e di affetto. Wang volle dimostrare le sue capacità miracolose anche alla moglie, perciò entrò in casa sua attraversando il muro, e trovò la donna nel salone con le spalle girate rispetto alla parete.

Quando la donna lo vide sobbalzò spaventata, e gli disse: "Mi hai spaventato! Non ti ho sentito arrivare. Cosa hai fatto così a lungo lontano da casa?" Wang orgoglioso rispose: "Sono stato alla scuola di un Immortale. Ho acquisito un grande potere, infatti non mi hai visto entrare perché ho imparato ad attraversare i muri, per questo non sono entrato dalla porta." La moglie fece una sonora risata: "Ma che storiella mi vieni a raccontare marito? Credo che la verità sia che sei stato anni a vagabondare e bere nelle taverne. Credo che hai perso tutto il tempo a gozzovigliare con i vagabondi come te, e ora torni e racconti una storia ridicola."

Wang restò molto piccato da quelle parole offensive, perciò prese la rincorsa e attraversò il muro di casa davanti allo sguardo stupito della moglie. La donna restò ammirata, e tutta eccitata corse dai vicini di casa per invitarli a vedere i prodigi che il marito aveva imparato dagli Immortali. Wang si pavoneggiava come un gallo nel pollaio mentre tutto il vicinato si era riunito per l'esibizione. Davanti al pubblico in attesa prese una forte ricorsa e si lanciò contro il muro, e nell'ilarità generale andò a cozzare contro il duro ostacolo. E per fortuna che il muro era fatto di legno, perché se fosse stato di pietra si sarebbe spaccato la testa invece di ritrovarsi con un bernoccolo sulla fronte. Questa storia spiega il detto cinese che dice: "Più in alto sale la scimmia, e più mostra il suo didietro."

Buona erranza
Sharatan

sabato 6 ottobre 2012

Il mondo mentale



"Se qualcuno mi comunica alcunché,
ed io l'accolgo sotto l'impero della sua autorità,
allora non sono libero."
(Rudolf Steiner)

Il corpo mentale è associato alla mente e all'attività del pensiero. Esso è collegato al corpo eterico ossia al corpo delle energie, e al corpo fisico e al cervello tramite il chakra del plesso solare e il chakra della gola. Il corpo mentale è il veicolo che trasporta la personalità cioè l'insieme delle caratteristiche personali, infatti la personalità è il risultato delle peculiarità, degli attributi e dei sentimenti che ci appartengono, e con i quali esprimiamo la nostra individualità.

La combinazione dei modelli energetici che contribuiscono a formare la personalità sono associati agli individui fin dalla nascita, e per mezzo di essi noi esprimiamo la nostra unicità nel corso della crescita. Nello sciamanesimo si crede che il modo con cui impariamo ad usare i nostri modelli energetici plasma il carattere, perciò noi siamo il risultato congiunto dell'impronta genetica assieme alla selezione di qualità compiuta dall'Anima prima dell'incarnazione, poiché la selezione viene fatta valutando gli attributi più adatti per sviluppare lo Spirito.

L'ambiente influisce sulla formazione della personalità e sul carattere soprattutto nell'infanzia, ma è importante anche il luogo e il momento della nascita, perché alcuni dei nostri modelli energetici provengono dalla configurazione delle forze cosmiche che si uniscono all'influsso delle forze naturali della terra che prevalgono in una certa stagione e in un certo periodo dell'anno. Il cervello non è l'organo fisico che viene usato dalla mente, perché esso è come un computer che computa, localizza e misura, perciò è solo la parte organica della struttura del cervello, ma la mente è qualcosa di molto più intelligibile della componente fisica.

La mente è la sede della coscienza e delle emozioni, perciò non sappiamo cos'è, ma sappiamo come funziona: essa non è un organo, non è un oggetto e non è una macchina. La mente è un processo o meglio la mente è un processore delle informazioni che raccogliamo dal mondo. La mente elabora tutte le informazioni, perché questo è il suo compito e il suo obiettivo, perciò il pensiero rappresenta un movimento di modelli energetici all'interno del corpo mentale.

Questo modello sostiene la forma che assume la nostra realtà fisica, perciò se modifichiamo il modo con cui elaboriamo le informazioni è possibile modificare anche le esperienze della vita. Vedendo la mente come un processo e come un'attività, e non come un oggetto o un contenitore di dati cognitivi, allora il suo ruolo diventa più chiaro e diventa ovvia anche la sua vera identità. La mente è un processo al servizio dello Spirito e viene usata per mediare tra lo Spirito e la materia, infatti secondo lo sciamanesimo la mente è attiva in un livello che è posto tra le frequenze vibratorie di queste due dimensioni.

La mente è originata con un modello di spirale a doppia elica come quella del DNA, poiché entrambi contengono le informazione degli schemi fondamentali della formazione del corpo, perciò lo stesso modello è contenuto in ogni cellula. La struttura del DNA garantisce la continuità dei modelli ereditati dagli antenati che sono in maggiore sintonia con l'Anima, perciò essa ci permette di perpetuare le potenzialità umane che possono trovare una compiuta espressione.

La mente unita al corpo fisico inizia a collaborare per elaborare le informazioni che esso deve recepire, perciò elabora le forme di pensiero che il corpo fisico accoglie e, conseguentemente, manifesta i modelli di pensiero che sono più confacenti allo Spirito. Il modello mentale trae sostanza dalla dimensione mentale così come il corpo fisico è tratto dalla materia fisica, perciò come quello fisico anche il corpo mentale si modifica e si sviluppa con la crescita. La sostanza mentale è molto malleabile e plasmabile, perciò si lascia forgiare in modelli e forme complesse che sono stimolate dalle informazioni che provengono dalla coscienza mentale, ma la sostanza mentale è maggiormente sottoposta al cambiamento rispetto alla sostanza fisica: la sostanza mentale è in costante mutamento.

Per questa ragione la sostanza mentale è paragonata all'aria e al movimento dell'aria, anche se comunemente si crede che una sostanza sia solo materiale, ma lo sciamanesimo crede che una sostanza sia qualsiasi cosa attraverso cui l'energia può fluire, in quanto l'energia non scorre nel vuoto, perché altrimenti cesserebbe di esistere. L'essenza delle sostanze cambia nel passaggio da una dimensione all'altra, e il cambiamento è dipendente dal nostro modo di rapportarci alle energie tipiche di quella dimensione. Il corpo mentale metabolizza le informazioni che riceve, perché le tratta come un nutrimento sotto forma di modelli energetici che definiamo "idee" o "pensieri," così come il corpo fisico metabolizza il cibo che usa per sostentarsi e per crescere, per curarsi e tenersi in vita, ossia per godere la vita.

Anche la mente è come il corpo, perciò ha necessità di sostentarsi, in quanto anche la mente assorbe energie, anche se il cibo della mente non è fisico ma è mentale, perché è composto di immagini, pensieri, idee, concetti e opinioni. L'effetto di questi cibi mentali diventa ancor più potente quando queste sostanze trasportano una carica energetica che è rinforzata dalle emozioni che producono anche delle sensazioni a livello fisico. Per questo motivo l'immissione di cibi mentali pieni di odio, crudeltà, violenza, brutalità e trascuratezza sono un pericolo per la salute mentale, così come un cibo guasto avvelena il corpo fisico.

Con il passare del tempo il corpo mentale accumula delle tossine che intossicano sebbene abbiamo anche delle strutture deputate ad espellere i veleni presenti nei cibi: così avviene anche nella struttura del corpo mentale. Per questo motivo va fatto sempre un vaglio accurato di ciò che entra nella mente sotto forma di seduzione o di manipolazione, perché la mente è un processo, ma è anche un ricettacolo che è veloce ad accogliere tutto ciò che gli proviene dall'esterno. La mente forma la sua dimensione e si costruisce un suo universo mentale, perciò come ogni universo esso è unico e personale.

Come esiste l'ecologia dell'ambiente esiste anche l'ecologia della mente, infatti l'ecologia deve essere praticata anche nella dimora della mente e nel nostro universo mentale. Come non si deve insudiciare il mondo esterno accumulando l’immondizia, così non si deve contaminare la mente con i rifiuti che qualcuno vi vorrebbe lasciare dentro. Per questo motivo dobbiamo reagire contro chi inquina il nostro mondo mentale, perché il compito di tenere pulita la mente è solamente nostro essendo noi i soli padroni del nostro mondo mentale.

La qualità che troviamo nel nostro mondo mentale è sempre proporzionale a quello che viene depositato e dalla qualità di quello che la feconda, perché l'interno riflette sempre l'esterno. Il mondo esterno "collettivo" è sempre il riflesso del mondo interno della "mente collettiva," perciò ciò che vediamo di degenerato, ingiusto e violento, e tutto quello che maltratta, opprime, corrompe e sfrutta il prossimo solo a proprio vantaggio è il frutto di ciò che è stato condiviso collettivamente a livello mentale: la libertà non è mai distinta dalla responsabilità, e questo vale sia nel dare che nel ricevere.

I pensieri e le immagini mentali sono dei modelli energetici molto mobili che si muovono velocemente nel mondo mentale, perciò come la materia essi possono assumere una forma, con la sola differenza che la materia è tangibile, mentre la sostanza mentale è molto più impalpabile e instabile di quella fisica. Questo spiega perchè i pensieri scorrono con tanta facilità e velocità, ma le forme-pensiero collettive sono più stabili e durevoli. Esse sono plasmate con sostanza mentale dall'immagine cioè da un modello di energia che viene creato dall'attività mentale e che viene caricato e potenziato dall'emozione.

L'emozione è la consapevolezza del movimento di energia all'interno del corpo mentale, ed essa nasce per l'azione dell'influsso di un fattore esterno che agisce a livello mentale, perciò l'emozione si può definire un pensiero che viene potenziato dal sentimento. L'emozione può raggiungere un grado di intensità tale da produrre un piacere oppure un dolore, perciò l'emozione è molto fluida ed instabile, mentre l'emozione che diventa durevole diventa uno stato d'animo.

Le forme-pensiero hanno un potere tale che le persone molto sensibili le possono percepire, perciò tutte le forme di energie sottili vengono assorbite, e sono assimilate e questa l'assimilazione crea una sorta di "zona velata" in cui la vera natura delle formazioni energetiche diventa indecifrabile per la nostra coscienza. Quando le forme di pensiero non sono correttamente discriminate esse rinforzano il loro potere assorbendo l'energia della persona fino ad assumere una forma propria e una vita autonoma: a questo livello si colloca la suggestione e la manipolazione del pensiero.

Non si deve pensare che la suggestione mentale sia sempre negativa, infatti molte tecniche di guarigione si basano sul condizionamento mentale, perché il corpo fisico può trarre dei vantaggi soprattutto quando, nella tecnica di cura si rinforza la fiducia nella guarigione. Molti terapeuti usano delle suggestioni condizionando il pensiero dei malati e sostituendo la paura della malattia con la certezza della guarigione. Con queste tecniche i medici trasformano i sentimenti negativi della paura del male che i pazienti inviano al corpo con la positività del pensiero di guarigione. Questo è un esempio di influsso positivo e di suggestione benefica che sfrutta la parte inferiore del livello mentale, cioè la base istintiva ed emotiva presente nel campo mentale.

Esistono però anche delle forme di suggestione negativa come quelle delle forme-pensiero collegate ai sentimenti negativi che sono presenti nella mente come la rabbia e la paura, l’odio etc., che si rafforzano con lo stesso meccanismo. Gli sciamani dicono che le forme-pensiero si rafforzano sul piano astrale, poiché il piano astrale è quello degli ideali. Le onde emotive che vengono generate sono assorbite da tutti quelli che vi aderiscono nutrendosi dei sentimenti e delle emozioni di chi aderisce a loro, poiché il pensiero funziona come un magnete che attira la sua stessa polarità.

Le masse di individui che aderiscono alle ideologie contribuiscono al rafforzamento di quegli ideali, perciò le idee diventano degli aggregati mentali che entrano a far parte della mente di gruppo che è sempre molto più potente della mente individuale. Questo ci dovrebbe far riflettere sulla pericolosità di coltivare una mente gregaria che aderisce acriticamente al modo di pensare collettivo senza sottoporlo al vaglio critico della propria coscienza. L’effetto di questi modi di pensare è potenziato dalla carica emotiva collettiva che vediamo nelle sommosse, nelle orde e negli eserciti che sono mossi dalla rabbia o dalla paura diventando inarrestabili: il contenuto degli ideali può essere molto diverso ma il meccanismo con cui la mente viene condizionata è identico, e questo rende incontrollabile la mente di massa.

Le teorie sciamaniche potrebbero sembrare fantastiche o irreali se il meccanismo che viene descritto non fosse lo stesso che viene usato per spingerci al consumo di beni e servizi tramite la pubblicità, e se esso non fosse il medesimo usato dalla propaganda politica per captare il nostro consenso. Dobbiamo fare attenzione quando altre persone usano la nostra immaginazione per stimolare un'attività che sembra tanto viva da sembrare vera per suscitare i sentimenti e delle emozioni, infatti essi agiscono operando nel nostro corpo mentale. Costoro tagliano fuori l'azione che la consapevolezza dove fare, poiché essi agiscono escludono il compito della nostra consapevolezza che deve sempre comunicare le proprie reazioni agendo attraverso il filtro della coscienza. Ricordiamo che il corpo mentale si nutre dei suoi contenuti, perciò vigiliamo sulla qualità delle immagini che vengono impresse nella nostra mente a nostra insaputa.

Buona erranza
Sharatan



mercoledì 3 ottobre 2012

La nostra percezione



“Non c’è meditazione senza profonda percezione,
non c’è profonda percezione senza meditazione”
(Dhammapada – XXV, 372)

Secondo lo sciamanesimo la realtà non è quella che sperimentiamo e non è quella che ci appare nel mondo che ci circonda. La realtà non è quella che vediamo, non è nell'oggetto che tocchiamo, non è nel cibo che gustiamo o nell'odore che annusiamo, perché ciò che percepiamo come reale è uno spazio privo di sostanza materiale. Il corpo che sembra essere fatto da un elemento solido è composto da fasci di energia, infatti il corpo è il composto di parti infinitesimali che si muovono così veloci da apparire come una forma solida.

Tutto ciò che pensiamo come frutto di percezione è un sistema di energie che sembra un'aggregazione permanente. In realtà tutto quello che esiste nella sfera della percezione è un fenomeno transitorio molto mobile e veloce. In questo aspetto le idee sciamaniche e mistiche dell'antichità concordano con le scoperte della moderna fisica, perciò quelle idee antiche si accordano con le nuove scoperte della scienza. Per lo sciamano la realtà è solo un'esperienza interiore, anche se la coscienza è in grado di discriminare ciò che sente come l'esperienza che sorge dall'interno e l'esperienza che proviene dall'esterno del corpo.

La percezione è quella che strutturiamo internamente basandoci sull'apparenza esterna, ma la realtà percepita non è delimitata in quello che percepiamo nel mondo, infatti ciò che percepiamo come mondo reale è solo ciò di cui facciamo esperienza. La realtà non è una percezione statica, ma è un processo in movimento, la realtà vive nella perpetua e continua trasformazione perché il mutamento è la natura delle cose. Una metamorfosi perenne coinvolge le idee, le opinioni e gli atteggiamenti: questi contesti ci illudono e creano una realtà individuale che crediamo essere il mondo reale.

La realtà fisico-materiale è solo una delle dimensioni in cui può vivere la totalità dell'essere, perciò l'unica dimensione che viviamo viene creata sul ricordo delle esperienze mentre ci illudiamo di percepire la concretezza osservata dagli occhi fisici. Le teorie sciamaniche si confermano anche nella scienza moderna, quando impariamo dalla scienza che l'osservatore è il soggetto che condiziona l'oggetto che sta osservando. La dimensione quotidiana è la realtà ordinaria perché è il livello con cui abbiamo la maggiore familiarità, ma non l'unico esistente, poiché le altre dimensione sono considerate delle strane forme di coscienza.

Le forme di realtà obbediscono a regole diverse da quelle che usiamo, infatti si basano su altri tipi di percezione e presumono che esista un mondo con diversi livelli di cui avere consapevolezza. La materia comporta l'estensione nello spazio, perciò la realtà del corpo comporta la lunghezza, la larghezza e la profondità che compongono i parametri dei solidi. I sensi hanno una struttura di base che è tarata per percepire istintivamente una realtà tridimensionale, a cui uniamo la dimensione del tempo che amplia la nostra percezione portandola a 4 dimensioni.

Il tempo riordina gli avvenimenti in sequenze logiche e crea l'illusione della durata delle cose, ma molte altre dimensioni diventano possibili se allarghiamo la nostra percezione oltre i parametri che regolano il tempo e lo spazio. Lo sciamanesimo afferma che esistono molte altre dimensioni che sono non-materiali, e che esistono contemporaneamente nella medesima realtà fisica strutturate secondo regole diverse da quelle dei corpi solidi. Queste realtà possono coesistere su vari livelli che sono soprapposti a quelli ordinari, perciò gli sciamani credono a molte altre realtà esistenti in dimensioni diverse rispetto al piano della percezione ordinaria.

Se immaginiamo uno spazio in cui si possono emettere molte frequenze di gamma diversa, possiamo ipotizzare che l'uomo possa essere come un sofisticato apparato ricevente che è in grado di ricevere vari tipi di frequenze radio. Ma chiaramente dobbiamo ipotizzare che l'apparecchio sia in grado di sviluppare la capacità di decodificare e di comprendere diverse tipi di frequenze. Dobbiamo ammettere la capacità di potersi sintonizzare sulla giusta lunghezza d'onda per poter ricevere una certo tipo di frequenza, perché se vogliamo che un apparecchio funzioni bene deve essere messo a punto in modo ottimale.

Ogni forma di realtà si percepisce se interviene l'adeguamento ai modelli e agli schemi di funzionamento che permettono di attivare la giusta comunicazione, e l'ampliamento della consapevolezza equivale a questo tipo di operazione. La consapevolezza ci permette di funzionare, e ci insegna come viaggiare sulle frequenze che sono tipiche di tutti i tipi di veicoli di cui siamo dotati, perciò anche su quelli diversi dal corpo fisico. Ogni nostro corpo ci serve per offrire l'opportunità di sperimentare un tipo di comunicazione diversa, perché ogni corpo funziona con un codice di tipo diverso, cioè su una frequenza diversa.

La capacità di poter scegliere il livello di ricerca delle informazioni è l'abilità primaria dello sciamano, infatti lo sciamano sa viaggiare e sa catturare le energie che trova in tutte le direzioni, perché da ogni realtà sa raccogliere il meglio di ciò che vi trova. Gli sciamani chiamano le dimensioni in cui viaggiano, realtà spirituali, perché sono delle realtà non-fisiche invisibili allo sguardo, ma sono pur sempre delle realtà normali per la percezione sciamanica. Lo sciamano non pensa che una realtà sia da escludere a vantaggio di un'altra, perché sa che tutte le forme di realtà sono complementari, e non esistono delle realtà opposte o di minore importanza nelle varie dimensioni.

Si possono percepire varie forme di realtà se usiamo la consapevolezza di tutti i livelli dei nostri corpi, perché impariamo come fare il viaggio da un corpo all'altro. E ogni corpo ha una forma di linguaggio che funziona meglio sulla sua lunghezza d'onda, infatti ognuno di essi è il tramite con una diversa forma di realtà, e ognuno possiede un'intelligenza diversa per funzionare nella sua realtà ottimale. Il mondo sensibile viene percepito con il corpo materiale, perché l'universo è fatto di realtà densa, mentre la mente è percepita solo se usiamo un veicolo mentale, e nell'Anima si entra solo se portiamo la sensibilità totale nelle regioni spirituali.

L'uomo è un organismo che funziona in tutte le dimensioni del multi-universo, perché nasce dallo Spirito che comprende tutte le dimensioni, ma deve riconquistare questa dimensione imparando a volare. L'uomo comprende corpo, mente, Anima e Spirito, e ogni sua dimensione è retta dallo Spirito che è la massima espressione del medesimo essere. Il nostro aspetto materiale e quello non-materiale non sono realtà separate, ma sono le due polarità dell'unità che siamo, perché il Tutto è la nostra vera essenza, e nell'ologramma, il Tutto è sempre totalmente percepibile in ogni aspetto e ad ogni livello.

Buona erranza
Sharatan

sabato 29 settembre 2012

Da ogni dimensione



“Infatti dov’è il tuo tesoro, ivi è pure il tuo cuore”
(Vangelo di Matteo-6,21)

La caratteristica più rilevante dell'Io umano è quella di poter vivere contemporaneamente in diversi livelli di realtà, e ciò è possibile per il fatto che l'uomo possiede altri corpi oltre a quello fisico. Con il corpo fisico percepiamo la materia in virtù dell'apporto dei sensi, mentre con il corpo eterico-vitale percepiamo la qualità energetica della materia: queste due realtà sono complementari e costruiscono il livello in cui agiscono le sensazioni.

Con il corpo mentale sperimentiamo il mondo dei pensieri e delle idee, perciò la realtà mentale ci permette di fare le considerazioni e i paragoni tra le cose, perciò elaboriamo i giudizi riguardo al mondo materiale facendo uso dell'immaginazione. Quando sperimentiamo il livello dei sogni e delle visioni usiamo il livello mentale per percepire la vita tramite l'impressione che essa esercita su di noi. Nel corpo dell'Anima si opera usando il contributo dell’esperienza che abbiamo vissuto tramite quello che abbiamo percepito a seconda dell’impatto che abbiamo sentito interiormente. Infine abbiamo la sfera dello Spirito in cui sperimentiamo il senso della vita filtrandolo con l’interezza del nostro essere, perciò lo percepiamo come un essere cosciente, ossia a livello di consapevolezza.

Comprendere dove si colloca il livello della consapevolezza è un fatto basilare per apprezzare la concezione sciamanica dell’uomo, poiché la consapevolezza è il luogo in cui agisce lo Spirito tramite uno stato di attenzione privo di sforzo. La consapevolezza è il livello dell'esperienza dell'essere e non è quello dell'agire: è un livello di azione che richiede la non-azione che non dobbiamo pensare come uno stato di inattività o di inerzia nei riguardi del vivere, ma piuttosto va considerato come un stato di vigilanza ricettiva, perciò come un processo dinamico.

Essere consapevoli significa essere disponibili ad accogliere le sensazioni, le impressioni e i sentimenti pur sapendo mantenere un atteggiamento di mentalità oggettiva. E' un modo di rapportarsi restando disponibili a vivere totalmente l'esperienza, poiché è un'apertura spontanea dell'essere all’esistenza. La consapevolezza è uno stato di attenzione e di osservazione, ma è anche un lasciarsi andare all’esperienza senza che nessuna preconcezione nei riguardi di ciò che vedremo deve prevalere: ciò che rende difficile comprendere questa concezione è la sua apparente semplicità.

Comunemente si crede che lo sforzo e la pratica imposta con la forza della volontà possano creare delle particolari abilità, ma la consapevolezza non rientra nel campo delle discipline che si sviluppano con questo metodo. La consapevolezza non ama l’imposizione o la fatica fisica, perché non è una forma di attività mentale o fisica essendo uno stato dell'essere che impara come diventare "vigile e sensibile" rispetto agli avvenimenti. Per acquisire consapevolezza non dobbiamo produrre delle realtà mentali, e non dobbiamo modificare le abilità del pensiero, e neppure avere delle particolari abilità nell’analisi o nella produzione di categorie mentali.

Tutte queste abilità appartengono alla realtà del pensiero e al livello mentale, mentre lo sciamanesimo sviluppa soprattutto un'attività spirituale o metafisica, perciò sviluppa un contesto in cui la mente e l'intelletto sono assenti. Nello sciamanesimo si parla della consapevolezza che sorge senza usare la mente, poiché la mente è la serva dello Spirito e si afferma che il contrario è un concetto falso. Se percepiamo l'esperienza del vivere accentuando la tranquillità e la quiete dell’essere possiamo osservare accuratamente ciò che sorge, infatti diventiamo ricettivi a tutti i dettagli dei fenomeni restando concentrati nell'attenzione dell'osservare.

In questo stato totalmente ricettivo che si arrende a sentire e vedere ciò che sorge nella coscienza si vede con gli occhi della mente, e si vive l'esperienza senza aver bisogno di analizzare fatti e fenomeni per comprenderli. Non dobbiamo comprenderli, perché l'esperienza cosciente è nella consapevolezza di saper osservare quello che sorge senza opporre gli ostacoli della mente, perciò ci si rende completamente ricettivi. Per immaginare cos’è la consapevolezza dobbiamo immaginare che essa possa assomigliare a un timido animale dei boschi che vedendo giungere la ferocia della mente fugge terrorizzato. Questa assenza di sforzo mentale viene usata per addomesticare la mente, ed è un livello di "stato alterato di coscienza," benché questo stato sia la condizione che la mente possedeva quando uscì dallo Spirito.

Questo stato di rilassatezza e di armonia è lo stato naturale della mente originale, poiché è lo stato che la mente possiede quando nasciamo, ed è lo stato che essa manterrebbe se crescendo non venisse corrotto e alterato dalle percezioni che ne turbano la natura. Nella consapevolezza la mente non è abolita, ma è tenuta in quiete al minimo stato della sua attività, poiché non deve disturbare la percezione. La mente è mantenuta in un’attività che resta in sottofondo, ed è un’attività di vigile attenzione pronta all’azione: la mente diventa la tigre che giace a riposare.

Lo Spirito è sempre pronto all’azione e nell’azione diventa veloce come l’agile felino, così la mente è tranquilla e sembra quieta, ma anche essa in realtà resta attenta a fianco dello Spirito e nulla gli sfugge: è così che diventano gli esseri consapevoli. Lo stato di consapevolezza è diverso da quello della coscienza, infatti la coscienza è collegata alla mente e al cervello, perché deve coordinare il pensiero e l'intelletto. La coscienza esiste nello stato d'insonnia, esiste nello stato del sonno privo di sogni, ed esiste anche nello stato del sogno che sappiamo di aver fatto, ma che abbiamo dimenticato nell’atto del risveglio.

La consapevolezza include la coscienza, ma la coscienza non può dominare la consapevolezza: il sogno che non ricordiamo prova la realtà dei livelli di incoscienza, ma la consapevolezza è un livello indipendente e superiore ad ogni forma di coscienza. La consapevolezza è indipendente dall’attività mentale, anche se possiede la capacità di esaminare i pensieri e le sensazioni per poter aumentare la coscienza del nostro senso del sé, e il senso della nostra individualità. Lo Spirito è come uno specchio che può assorbire e riflettere tutte le attività provenienti da tutte le dimensioni. Lo Spirito riesce ad autoriflettersi, perché sa percepire la sua attività come se fosse un'attività che non gli è propria, e così riesce a captare da ogni livello e in ogni direzione.

Lo Spirito è il nostro vero Io, è il nostro senso d'identità e fonda la consapevolezza del nostro Sé, perciò lo Spirito rappresenta la nostra essenza in tutte le direzioni e a tutti i livelli di percezione, infatti possiede la direzione anteriore, posteriori, laterale, inferiore e superiore della nostra vera essenza. Sebbene lo Spirito sia intelligibile e invisibile resta pienamente e totalmente reale come la realtà più tangibile, sebbene ne possiamo verificare l’esistenza solo quando è attivo, perciò diventa presente quando usiamo l'attenzione.

L'atto dell’essere consapevoli produce una vibrazione che è simile all’onda creata dalla luce, anche se questa luce è molto differente dalla luce fisica, ma essa va pensata simile alla luce fisica se la vogliamo immaginare. La luce fisica trasporta i messaggi del mondo esterno dall'occhio al cervello per trasformarli in immagini che siano riconosciute e comprese dall'intelletto. La Luce interiore è come questa luce fisica che trasporta le informazioni provenienti dalla dimensione fisica per inviarle verso la dimensione mentale.

Il suo movimento è come l’onda vibratoria che trasporta le particelle dell’informazione, perciò tanto maggiore è il livello di trasmissione e tanto maggiore diventa anche la quantità dei dati veicolati dalla informazione. La consapevolezza è la nostra capacità di ricevere i messaggi che vengono da ogni lato e da ogni livello. Chiaramente anche essa viene condizionata nella sua qualità dall’ampiezza e dalla frequenza che sa emettere e captare, perciò quanto più si espande la gamma delle frequenze e tanto più la trasmissione diventa potente e raffinata. Quello che è chiamato uno "stato alterato di coscienza" va pensato come un cambiamento di frequenza delle vibrazioni, perciò esso consente all'informazione di essere trasportata da un livello a un'altro livello diverso oppure superiore.

L'universo non è altro che un enorme sistema energetico che raccoglie e che decodifica le informazioni che viaggiano tra i suoi diversi livelli. La luce interiore è incanalata muovendosi in minuscoli vortici che viaggiano dentro dei condotti filiformi che collegano delle realtà multi-dimensionali. Nell'universo non esistono degli spazi vuoti, e anche lo spazio che appare come vuoto in realtà è pieno di forme particolari di "sostanza." L'energia non può scorrere nel nulla, ma deve esistere sempre una sostanza in cui le particelle scorrono per trasportare l'energia.

Quel "qualcosa" è la sostanza dell'universo, e la sostanza dell'universo fisico è la materia, mentre la sostanza di altri tipi di realtà è composta da tipi di sostanze che sono non-materiali. Come la luce fisica anche la luce non-fisica può essere alterata, perciò il messaggio che trasporta può diventare oscuro o essere equivocato. Anche la Luce interiore può subire delle congestioni per le disfunzioni che si producono nei canali in cui circola. La Luce interiore può anche estinguersi, e le sue informazioni possono restare sepolte sotto la soglia della coscienza, così come avviene nel sogno che non ricordiamo.

Molti negano l'esistenza dell'Anima, perciò non sanno neppure come poter sperimentare le informazioni che filtrano tra le varie realtà che uniscono l'Anima, il corpo fisico e la mente. In ogni dimensione la consapevolezza origina una qualità che è peculiare e molto rilevante per quella dimensione, perciò possono esistere diversi stati di coscienza e diversi modi di essere consapevoli. E' la qualità che subisce una trasformazione quando inizia il movimento che la conduce da un piano all'altro oppure da una dimensione all'altra.

La consapevolezza dell'Anima è condizionata dalla qualità del livello in cui è situata l'Anima causato dal punto d'ingresso di ciò che essa considera la sua fonte di creatività, perciò dalla qualità del luogo in cui vi è l’origine delle sensazioni che l'Anima considera "pure e sante." La qualità dell'Anima si sperimenta vedendo ciò che essa considera come gioia, euforia, estasi, perciò si valuta da quello da cui trae la sua massima soddisfazione, cioè dal luogo del suo amore. Poiché non c’è nessuna relazione tra la mente e l'Anima qualsiasi speculazione intellettuale che si potrebbe fare sull'Anima diventa un ragionamento di ciance di poca utilità.

La mente usa l'intelletto per elaborare le informazioni esterne, perché la mente deve analizzare, razionalizzare, per comprendere come potersi orientare nella realtà esterna. Invece deve sorgere l'intuizione interiore cioè il sapere interiore se vogliamo comprendere ciò che avviene all'interno di noi stessi, infatti la consapevolezza vive nell'Anima ed è una condizione solamente intuitiva e non è un concetto spiegabile in modo razionale. Soltanto quando la mente e l'Anima si sanno a fondere in modo armonioso nel corpo fisico riescono a collaborare e sanno creare un canale di comunicazione tra il corpo, la mente e l'Anima.

La comprensione della mente per entrare in contatto con la consapevolezza dell'Anima deve saper percepire totalmente la dimensione fisica, perché il corpo fisico è il "trasformatore" che trasporta le energie da un livello all'altro: e questo spiega la necessità della creazione della realtà fisica. Il pensiero e la mente non possono aprire la via che porta all'Anima, perché l'Anima si trova oltre la dimensione dell'intelletto, infatti gli sciamani tibetani definiscono "non-mente" la realtà dell'Anima. Questa dimensione è oltre la realtà della mente e oltre l'intelletto più perspicace e scaltro. Sia lo Spirito che l'Anima possiedono delle dimensioni che si sperimentano, ma che non si possono spiegare con l’intelletto. Il senso del nostro sé è racchiuso nella realtà dello Spirito e dell'Anima, perciò lo scambio con lo Spirito e l'Anima avviene solo quando la consapevolezza si espande e raggiunge quella dimensione sublime.

Buona erranza
Sharatan



mercoledì 26 settembre 2012

Una lezione zen



"E' l'arte suprema dell'insegnante
a risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza"
(Albert Einstein)

Negli anni Settanta un maestro zen arrivò a Providence, nel Rhode Island, e iniziò a viverci lavorando come riparatore di lavatrici. Il suo nome coreano era Seung Sahn cioè “Montagna Alta” dal nome della montagna cinese su cui venne illuminato Hui Neng sesto patriarca zen, ma i suoi allievi lo chiamavano Soen Sa Nim, cioè l'Onorato Maestro Zen. Il maestro coreano era stato scoperto da un gruppo di studenti della Brown University, che gli avevano creato attorno un gruppo curioso di scoprire chi fosse quel tipo strano e cosa avesse da offrire di nuovo.

Da questo gruppo originario nacque il Providence Center Zen, e nei decenni che seguirono sorsero nel mondo molti altri centri basati sugli insegnamenti del maestro Soen Sa Nim. Jon Kabat Zinn lo aveva sentito nominare da uno dei suoi studenti, perciò decise di conoscere lo strano maestro che viveva riparando le lavatrici e che sembrava molto felice dell’umile lavoro. Jon, conoscendolo, notò in Soen Sa Nim qualcosa di molto affascinante, infatti il maestro coreano aveva un viso aperto e sorridente illuminato da uno sguardo molto attento.

Sembrava un uomo sempre molto presente a se stesso sebbene il suo atteggiamento fosse privo di qualsiasi traccia di orgoglio o di presunzione. Il maestro aveva sempre il capo ben rasato, perché i monaci buddisti tagliano “l’erba dell’ignoranza,” come chiamano i capelli, e calzava dei semplici sandali di gomma, perché le calzature di cuoio si ottengono assassinando gli animali. Il maestro zen indossava una semplice veste grigia, e quando insegnava indossava una kesa marrone semplicissima fatta con pezze di stoffa cucite insieme che formavano un rettangolo che pendeva sul petto.

Questo tipo di indumento viene usato nella tradizione zen per ricordare l’umile veste del Buddha e dei suoi primi discepoli che usavano delle tuniche composte da scarti di stoffa. Soen Sa Nim sembrava un uomo dall’età indefinibile, malgrado dovesse essere sulla quarantina, e aveva una corporatura robusta su un'altezza di circa un metro e ottanta. Di lui si diceva che in Corea fosse molto stimato ed autorevole, e il maestro diceva di se stesso che era voluto venire nei posti in cui “succedevano le cose” e l’America di quegli anni era molto attratta dalle discipline orientali, dalle tecniche di meditazione e dalle filosofie orientali.

Spesso lo strano maestro iniziava le sue lezioni afferrando il kyosaku, cioéil piccolo bastone piatto tipico dello zen, che aveva fatto con un ramo ritorto e nodoso ben lucidato. Usava il bastone per appoggiarvi il mento mentre parlava, oppure lo teneva sollevato sulla testa, poi diceva: “Lo vedete questo?” A quelle parole tutti restavano perplessi e muti, infatti tutti gli occhi sorpresi degli allievi lo fissavano senza capire cosa volesse comunicare. Subito dopo batteva violentemente il kyosaku sul tavolo che aveva davanti, per cui lo schiocco violento sgomentava sempre più il gruppo dei discepoli.

Il maestro del tutto calmo, tranquillo e imperturbabile malgrado quel gesto violento, si rivolgeva al suo pubblico e chiedeva: “Lo sentite questo rumore?” Gli allievi restavano sempre muti e ancor più perplessi, perché nessuno aveva il coraggio di parlare per commentare o rispondere alle sue domande: dopo l’introduzione a suon di bastonate il maestro coreano iniziava la sessione. Chiaramente l'eccentrico avvio delle sue sessioni aveva un significato, ma furono necessarie molte lezioni perché il messaggio fosse chiaro.

Il messaggio diceva che quando si tratta di zen, di meditazione o di consapevolezza non dobbiamo complicarci le cose. Per fare la meditazione, praticare lo zen o provare la consapevolezza non dobbiamo inventarci delle filosofie complicate e non dobbiamo avere una mente brillante, perché una filosofia che è lontana dal vivere comune non ci dona la vita. Il concetto del maestro coreano era che il vedere e il sentire deve essere sempre un fatto nudo e crudo, perciò dobbiamo perseguire una percezione estremamente semplice.

Quando vediamo e sentiamo in modo nudo e semplice, cioè quando percepiamo la realtà per com'è, troviamo il rifugio nella mente originale, che è il luogo libero da tutti i preconcetti mentali compreso il concetto di “mente originale.” Questo luogo non si cerca con la mente e non si trova nella mente, perché è già presente al nostro interno, perciò non dobbiamo temere di non trovarlo, infatti questo luogo è l’unica dimensione in cui non possiamo perderci. L’essenziale è solo il percepire, per questo non dobbiamo pensare, infatti vedendo il bastone dobbiamo sapere soltanto chi è che lo vede.

Allo stesso modo, quando sentiamo il colpo secco dello scoccare sul tavolo dobbiamo sapere soltanto chi è colui che lo sente: la vera percezione è quella che troviamo nell'essere pienamente presente alla nuda e semplice percezione. Nella pienezza del totale “vedere e sentire” troviamo il luogo del vero rifugio, ma questo luogo esiste solo nell'attimo che precede le interferenze dei pensieri. La percezione originaria sa bloccare l'azione disturbante della mente e le interferenze dei pensieri.

Solo in seguito Jon Kabat Zinn comprese che il maestro voleva insegnare che vedere e sentire non è un fatto naturale, ma che questa facoltà è complessa e molto difficile da apprendere, perché è molto difficile percepire in modo semplice ed essenziale. Nell'esperienza percettiva siamo sommersi dai pensieri e dalle emozioni prodotte delle esperienze passate, ma queste interferenze ci rendono estranei alla percezione della realtà.

La velocità con cui i pensieri, le emozioni e le interpretazioni nascono impedisce di sentire che la percezione è come una novità da assaporare, e questo errore non ci fa assaporare le esperienze. Siamo sottratti all’istante in cui sorge la vera visione originale, perché essa arriva quando la realtà colpisce la nostra percezione. Se impariamo che la percezione è in questa nuda semplicità non veniamo sommersi dai disturbi della mente, e anche se la vera visione fugge molto veloce, la totale vicinanza della nostra coscienza ai sensi ci fa percepire.

L'inconsapevolezza e le disattenzioni ci condizionano, perché l'estraneità tra la coscienza e la percezione ci fa scivolare negli automatismi dei pensieri e delle emozioni. L'inconsapevolezza è come un gorgo d’acqua che ci risucchia e ci sommerge, perciò la lezione zen non iniziava in modo strano. L'inizio non era banale, ma la sessione iniziava con un insegnamento profondo, perché Soen Sa Nim ci esortava a risvegliarci dal sonno in cui giacciono immersi i nostri sensi e la nostra coscienza.

Il maestro ci avvertiva che siamo tanto immersi in noi stessi da essere ipnotizzati dalle nostre concezioni mentali, per questo siamo travolti dalle cose che ci accadono e viviamo estranei a quello che avviene. Per questo motivo restiamo nelle situazioni che non ci danno quello che vogliamo, e subiamo anche quello che non rappresenta ciò che siamo. Dobbiamo riconoscere il torpore in cui sono smarriti i sensi e la nostra coscienza, perché questa fatale ignoranza ci getta indifesi nel vortice ottuso che chiamiamo la nostra vita.

Buona erranza
Sharatan



domenica 23 settembre 2012

Creare con consapevolezza



"Quando creiamo con la consapevolezza della nostra fonte, lo facciamo con amore e ciò che viene creato è una benedizione e si moltiplica. Aiuta noi e aiuta gli altri. L'amore è abbondante. Non c'è limite a quanto amore c'è o a quanto può fare.

Quando creiamo senza la consapevolezza della nostra fonte, lo facciamo con paura e con dei limiti. Crediamo che le nostre risorse siano in quantità limitata e che sia necessario appropriarcene prima che le prendano gli altri. Questo è il modo di pensare improntato alla scarsità e conduce alla sofferenza.

Quando prendiamo o monopolizziamo risorse che non ci appartengono, non riusciamo a goderne. Abbiamo sempre paura di perdere ciò che abbiamo e passiamo molto tempo a difendere ciò che abbiamo ottenuto in modo egoistico. La lezione è chiara: non ci può essere un guadagno che si basi sulla perdita dell'altro. O entrambi le parti guadagnano o perdono entrambi."

(Paul Ferrini)

venerdì 21 settembre 2012

Il corpo è una rosa




Ogni forma che vedi ha il suo archetipo invisibile:
se la forma è peritura, la sua essenza è eterna.
Se hai conosciuto la bellezza in un volto
o la saggezza in una parola,
da' questo ammonimento al tuo cuore:
ciò che perisce non è reale.

Poiché la sorgente è eterna,
i suoi rivoli ristorano.
Poiché entrambi non possono finire,
che motivo ha la tua pena?

Pensa all'anima come alla sorgente
e le cose create come i ruscelli.
Finché la sorgente esiste, i ruscelli scorreranno.

Svuota la tua testa dall'angoscia
e bevi alla corrente.
Non pensare che venga meno: è un'acqua infinita.

Dal momento in cui venisti al mondo manifesto
ti è stata offerta una scala per la fuga.
Da minerale diventasti pianta vivente,
poi errante animale. E' forse un segreto?

In seguito come essere umano,
hai sviluppato ragione, coscienza e fede.
Vedi come questo corpo è nato dalla polvere
come una rosa?

Quando avrai superato lo stato umano,
la tua natura angelica si dispiegherà
in un mondo oltre questo mondo.
Allora supera anche gli angeli ed entra nel mare.


(Maulana Jalal ad-Din Rumi)