domenica 11 novembre 2012

Il riequilibrio della polarità



"Se conosci il trucco, c'è felicità anche all'inferno"
(Proverbio tibetano)

I tibetani insegnano che un Buddha può apparire in ogni regno dell'esistenza anche nei regni infernali, infatti possiamo trovare la chiara natura del Buddha in ogni forma di esperienza, perché questa condizione è insita anche nella negatività dell'odio e dell'avidità. Il tantra afferma che la realtà è ciò che appare nel risultato della interazione degli elementi, perciò comprendere il meccanismo della realtà può modificare la qualità della vita.

Se riusciamo a cambiare la percezione del mondo possiamo cambiare anche la realtà che vi è collegata: se il nostro mondo interiore nasce dal flusso dei fenomeni possiamo imparare ad annullare i flussi negativi per valorizzare quelli positivi. Per fare questo processo dobbiamo ipotizzare che ciò che pensiamo come mondo reale potrebbe non essere tale, infatti molte cose del mondo sembrano vere ma sono false. Tanti insegnamenti dicono che la vita va vissuta vedendo l'aspetto migliore che essa possiede e rifiutandone il lato peggiore, perché la felicità appartiene a chi sa gustare e valorizzare il meglio di ciò che possiede.

La vita viene paragonata alla partecipazione a un banchetto in cui non è bene mangiare tutto quello che è stato imbandito, perché alcuni cibi offerti sono indigesti, dei cibi sono nocivi e altri sono inadatti al nostro palato, perciò questo banchetto prevede una selezione delle pietanze. Se la nostra percezione della qualità diventa adeguata è evidente che anche il nostro vivere diventa un buon mangiare, in quanto impariamo a cercare i cibi migliori.

Una buona pratica spirituale è la migliore difesa contro la negatività, infatti il bon e il buddismo tibetano insegnano che tutti i 6 regni dell'esistenza ciclica esistono negli uomini. Al nostro interno sono depositati tutti i semi che si possono creare, e le varie forme di esistenza che è possibile sperimentare. Tutti i tipi di semi esistono come potenzialità, perché le tracce karmiche delle vite passate ci hanno lasciato delle tracce che possiamo reiterare o meno. Le nostre energie sono state strutturate dal nostro passato atavico causando una abitudine preferenziale ad attivare una determinata polarità dei chakra, perciò dobbiamo imparare a coltivare le nostre caratteristiche innate modificando al meglio la nostra polarità interiore.

Per evitare il perpetuarsi della negatività dei nostri depositi karmici ci sono pratiche per purificare le tracce e per impedire la rinascita infelice nei regni inferiori. Le pratiche tantriche insegnano a purificare le emozioni negative e a valorizzare il nostro aspetto positivo, perché ogni chakra può funzionare sul polo positivo oppure su quello negativo. Nei chakra abbiamo la capacità di attivare il tipo di esperienza desiderata se impariamo a fissare l'attenzione sull'esperienza relativa, infatti l'attenzione e la concentrazione hanno la capacità di caricarci magneticamente come dimostra la pratica yoga.

Molte tecniche yogiche evocano le qualità che sostengono un determinato aspetto mentale del soggetto se la sua coscienza è concentrata su un punto specifico, infatti essa rinforza quelle tipiche sfumature. Noi facciamo esperienza dei due poli opposti dell'esistenza, cioè del lato positivo o negativo della vita quando sentiamo le percezioni del corpo, poiché le sensazioni corporee sono condizionate dai sentimenti. Seppure la mente non venga determinata solo dalla percezione del corpo è pur vero che ogni cambiamento della nostra condizione mentale si ripercuote sempre sul corpo.

Non si tratta di imparare solo a fare spazio all'esperienza interiore ridestata dall'attivazione dei chakra, ma si tratta di trasferire l'esperienza percettiva sul polo positivo dei chakra perché essi sono dei trasformatori, perciò dobbiamo farli funzionare attivando il polo positivo piuttosto che il negativo. Questo spiega perché la mente che viene continuamente concentrata sulla positività trova delle forze che sostengono la gioia di vivere, mentre quella attratta dal negativo subisce l'influsso della negatività.

Gli insegnamenti dicono che la mente viene protetta se è concentrata su cose belle o sacre, perché le immagini sacre, i mandala e le preghiere sono considerate delle potenti forme di protezione mentale. Secondo tante concezioni, il Bello e il sacro sostengono la bellezza della vita, mentre il dolore e la paura deprimono le forze fisiche e le risorse interiori. Sebbene il dolore sia una condizione inevitabile del vivere non dobbiamo essere addolorati più del tempo necessario, infatti non dobbiamo indugiare nel dolore. Anche per la morte di una persona cara dobbiamo mantenere il lutto solo per il tempo di superare il trauma, ma il crogiolarsi nel dolore alimenta la negatività.

Anche l'amore per la violenza e per la cronaca nera non fa che aumentare il gusto per la parte peggiore dell'indole umana. E' evidente che non possiamo essere indifferenti agli scandali, alla corruzione, ai delitti e alle guerre, perché non possiamo essere ciechi davanti alla bruttezza del male. Ma il rischio da evitare è quello di credere normale la condizione del male e la bruttezza, perché questo guasta la sensibilità rendendola grossolana, perciò arriviamo a credere come normali e umane delle azioni molto spregevoli.

Guardando il male ricordiamo che viviamo nel Samsara, perciò vediamo il male come l'elemento del regno del dolore e dell'imperfezione in cui viviamo, ma dobbiamo rinforzare solo la positività della nostra indole e la nostra gioia di vivere. La mente deve sentire la bellezza di vivere se vuole avere la forza di superare tutto il negativo del mondo. Solo la mente che viene continuamente rinforzata dalla gioia può annullare l'amarezza, infatti la mente che non crede nella bellezza di vivere diventa una mente debole e confusa, perciò diventa più indifesa davanti alla negatività.

Le energie vengono attratte dai chakra che assomigliano a ruote con raggi formati dai petali del fiore di loto, perciò la condizione di apertura e la qualità energetica che i chakra sanno captare influisce sulla qualità delle nostre esperienze, infatti i chakra sanno captare tutte le esperienze dei 6 regni dell'esistenza. Molte pratiche insegnano ad agire sui canali in cui circola il prana per stimolare la circolazione di un certo tipo di energia, perciò insegnano ad attivare uno specifico funzionamento che è finalizzato ad attirare le qualità positive per sfuggire a quelle negative.

Sappiamo che la negatività si ripete ogni volta che ci colleghiamo ai simboli e alle immagini negative che ci allontanano dal contatto con la mente naturale, in quanto la mente funziona come un magnete che attira la qualità della sua medesima polarità: il polo positivo attira il positivo, mentre il polo negativo attira la negatività. E' chiaro che la vita migliore è quella che piace, ma se non c'è scelta dobbiamo imparare a trasformandolo la vita in senso positivo. Molti credono che coltivare la positività sia vedere il bello anche dove non c'è, ma questo pensiero sarebbe un sintomo di idiozia e non di spiritualità.

Dobbiamo comprendere che essere fragili interiormente ci rende indifesi davanti alle cattiverie, perciò diventiamo recettivi alla rabbia o dell'angoscia: questo è il significato dell'essere vittime della negatività. Quando questo accade si diventa più vulnerabili alla malattia, alla depressione e alla distruttività, perché un prana che si è indebolito rende fragile il corpo e la mente. Quando la mente resta a rimuginare sul lato peggiore della vita diventa una mente che affoga nella negatività e nel rancore dei torti ricevuti: questo è il significato di reiterare la negatività.

Il maestri insegnano che il regno infernale dell'odio e della rabbia è collegato al chakra del centro del piede, il regno degli spiriti affamati nasce dall'avidità che è collegata al chakra segreto che si trova dietro ai genitali, il regno animale nasce nell'ignoranza collegata al lato negativo del chakra dell'ombelico. Il lato negativo del regno umano è la gelosia collegata allo sviluppo malsano del chakra del cuore, mentre il regno dei semidei o asura malvagi viene nell'orgoglio e nell'arroganza collegata allo squilibrio del chakra della gola, e il regno degli dei malvagi che amano la distrazione piacevole è collegato allo squilibrio del chakra della corona.

Le pratiche tantriche insegnano a concentrare l'attenzione sui chakra per rinforzarne le caratteristiche migliori poiché il prana e la mente si muovono assieme, perciò si dice che orientando l'attenzione in una direzione, si dirige e orienta in quella direzione anche l'energia. I maestri tantrici dicono che la realtà diventa la fusione perfetta dei due opposti di forma e vacuità, di beatitudine e di vacuità, di consapevolezza e di vacuità quando la nostra percezione filtra equilibrata nel canale centrale e rappresenta la nostra esperienza usando i due aspetti del vivere che sembrano in opposizione, ma che sono due aspetti inseparabili della vita.

Solitamente il prana scorre vigoroso in entrambi i canali laterali, e questo flusso trasporta un prana karmico che può avere la connotazione neutra, positiva o negativa: questo è il prana indifferenziato che forma il substrato di tutte le esperienze dualistiche percepite. In questo modo abbiamo la possibilità di fare esperienze che possiedono una connotazione neutra, positiva o negativa, perché nel canale centrale, che è molto sottile, scorre il prana indifferenziato che sa usare la consapevolezza non duale o "rigpa."

Nelle pratiche dei venti e dei canali sottili si impara ad aprire i chakra principali per portare la circolazione del prana dai canali laterali fino a quello centrale, in modo che le esperienze energetiche possano circolare in modo equilibrato. Ma, per fare la modifica della circolazione pranica è necessario essere disposti a rinunciare alla nostra abituale concezione duale, perciò è necessario imparare a dimorare nella mente che possiede la consapevolezza non duale del rigpa.

E' nel livello corporeo che il prana viene avvertito per il suo movimento e per gli effetti che produce, perciò questo è il livello in cui il tantra lavora maggiormente per renderci sensibili al prana, perciò il tantra usa la mente, l'immaginazione, la postura, il respiro e il movimento. Se sappiamo orientare le energie grossolane verso le dimensioni più raffinate possiamo apprezzare i livelli sottili delle esperienze, perché accrescendo la sensibilità percettiva sperimentiamo il livello di una vita migliore.

Riequilibrando il lato negativo del chakra della corona passiamo dalla distrazione piacevole alla compassione, uscendo dal negativo del chakra della gola cioè dall'orgoglio andiamo nella mitezza e nell'umiltà. Dal lato negativo del chakra del cuore cioè dalla gelosia passiamo all'apertura e alla disponibilità verso tutti gli esseri, perciò eliminando il negativo del chakra dell'ombelico cioé l'ignoranza si acquisisce la saggezza e la giusta discriminazione.

Dal negativo del chakra segreto, cioé dall'avidità passiamo alla generosità, come dal negativo del chakra della pianta dei piedi cioè dall'odio e dalla rabbia passiamo all'amore. Trovando l'amore evitiamo l'inferno, coltivando la generosità evitiamo la fame insaziabile, e acquisendo saggezza e discriminazione fuggiamo dal regno animale. Se sentiamo l'apertura dell'amore per tutti gli esseri viventi possiamo definirci dei veri esseri umano, se diventiamo umili e miti diventiamo semidei che ascendono tra gli asura, perciò provando la compassione siamo deva, cioè diventiamo come gli dei.

Questa è la correlazione tra la polarità giusta dei chakra e la qualità della vita, ma la modifica non è possibile con la sola comprensione mentale di un modo di essere e sentire. La rispondenza piena si ottiene solo se la consapevolezza e la presenza mentale all'obiettivo sono indissolubili, infatti la condizione deve essere una condizione totale e costante. La verità di questi obiettivi deve essere fusa con la base dell'essere e con la nostra mente affinché la finalità divenga indissolubile, e il lato negativo non abbia più il sopravvento.

E' necessario che il rapporto con l'idea divenga una costante idealità mentale, e l'esperienza positiva sia una condizione sostenuta anche quando le esperienze della vita la potrebbero far vacillare. L'immaginazione va collegata all'esperienza, perciò può avvenire che giungano delle emozioni negative ma non vanno negate o combattute, perché vanno accettate per quello che sono, cioè come stati momentanei e transitori che vanno lasciati svanire.

Una metafora dice che le emozioni sono come gli uccelli che si posano sugli alberi, perché sono come le creature che volano nel cielo e vengono per dirci ciò che non va, infatti le emozioni devono essere solo dei messaggeri. Non è necessario reprimere le emozioni, perché quando esse si dissolvono lascia uno spazio vuoto maggiore. Se guardiamo ciò che resta dopo che l'emozione è passata troviamo uno spazio che deve ospitare una consapevolezza maggiore. Ciò che resta dopo è solo un vuoto destinato a ospitare qualcosa di maggiore, cioè un vuoto adatto a contenere una maggiore consapevolezza.

Ogni cosa che segue un ciclo cosmico prevede uno vuoto in cui sorge l'essenza, infatti esiste sempre un spazio vuoto che è destinato ad ospitare delle nuove forme di vita: questa essenza è la base dell'esistenza cosmica. La base essenziale del vivere è riconoscere che lo spazio interiore e la maggiore consapevolezza sono due realtà inseparabili che devono essere integrabili tra loro. Ma lo impariamo solo se siamo persuasi che la nostra unica possibilità evolutiva sia nel trovare uno spazio e le strategie migliori per coltivare le qualità migliori della nostra essenza.

Buona erranza
Sharatan


mercoledì 7 novembre 2012

Evento prezioso



Io sono un evento prezioso
e non ho molto tempo.

Noi, siamo un evento prezioso.
Finché penseremo di averlo,
non abbiamo molto tempo.

Troppo tempo è troppo sprecato
a correre
da una faccia all'altra
Domandando: "Come mi chiamo?"

Se ancora non lo sai
o te lo sei dimenticato
allora fermati, entra
e rispondi.

Tu sei un Evento Prezioso
dicci il tuo nome.

(Em Claire)

domenica 4 novembre 2012

La natura della mente



"Quando un fatto interiore non viene reso cosciente,
si produce fuori, come destino."
(Carl Gustav Jung)

Secondo i lama tibetani ogni uomo nasce come una manifestazione unica delle energie fondamentali dell’universo, infatti i vari prana vengono mescolati in modo particolare nei vari individui, e questo avviene perché conserviamo in noi delle determinazioni karmiche che ci provengono dalle precedenti incarnazioni. L'uomo porta in sé un estratto del corpo eterico che gli orientali chiamano linga-sarira, in cui restano depositati i residui delle vite passate. Non sappiamo quello che è restato scritto nel corpo eterico, ma ciò che è stato scritto si manifesta influenzando le nostre tendenze e gli impulsi che sentiamo interiormente.

Le tendenze e le determinanti karmiche hanno delle caratteristiche specifiche che si manifestano fin dalla nascita nella dimostrazione dei nostri tratti specifici, e le tracce karmiche non sono equilibrate altrimenti nasceremmo perfetti come Buddha. Solitamente gli esseri comuni nascono imperfetti perché portando degli squilibri accumulati a livello karmico, e gli squilibri divengono molto evidenti negli stili di vita. I lama dicono che le combinazioni dei prana interiori causano le combinazioni che creano le diversità dei temperamenti, le diverse facoltà mentali e le strutture del corpo fisico.

Dopo la nascita, le nostre tendenze naturali si intrecciano con l'ambiente e con l'educazione mischiandosi in modo armonioso o disarmonico con lo stile personale con cui ognuno reagisce alle varie dinamiche che legano tutti questi fattori. Secondo i lama tibetani qualsiasi avvenimento, dal più piccolo al più grande, riesce a causare una reazione negli elementi che ci compongono, infatti ogni azione influisce sulle nostre combinazioni interiori, e influisce su di noi indebolendo o rinforzando alcune nostre tendenze basilari.

Con il tempo, le azioni e reazioni individuali sviluppano delle caratteristiche peculiari a scapito di altre, perciò alcuni fattori si rinforzano mentre altri indeboliscono, poiché l’ambiente può influire a vantaggio o a svantaggio dell'uomo. Lo squilibrio può essere momentaneo o duraturo, infatti la minima perturbazione può influenzare tutti gli elementi interiori. In verità, gli squilibri prodotti non sono sempre drammatici come si può pensare, e si può ritrovare l'armonia dell'equilibrio interiore facendo una dieta adeguata, frequentando le giuste compagnie, facendo buone letture e preferendo delle esperienze gioiose che tolgono lo squilibrio e risanano il mondo interiore.

Alcuni squilibri sono più gravi e altri più leggeri, infatti è diverso l’effetto a seconda che i fatti agiscano sui tratti caratteriali di vecchia data, oppure se attivano delle inclinazioni più attuali. Perciò vediamo nelle persone dei tratti caratteriali che sono sempre dominanti perché sono vecchie strutture del loro carattere, mentre altri tratti caratteriali emergono solo quando si verificano un determinato tipo di eventi. Perciò osserviamo che esistono individui che sono più equilibrati e armoniosi, infatti alcune persone sono più serene e solide avendo un maggiore equilibrio interiore, perché sanno esprimere l’amore, la compassione, la generosità, etc.

Infatti tutti conosciamo delle persone sane e felici che sanno avere delle relazioni serene e stabili, e che sanno usare anche gli avvenimenti più dolorosi della loro vita traendo da essi delle risorse per maturare un carattere migliore. Per tutti gli esseri umani esistono dei fatti in cui un disagio o una tragedia dolorosa crea una crisi profonda del senso del vivere. In quei frangenti gli elementi diventano tutti sbilanciati e si perde la pace interiore, infatti alcuni elementi prevalgono sugli altri, perciò prevale la tristezza, la rabbia, la depressione, la distrazione, e si diventa l'estraneo che è distante da tutto il mondo.

La sofferenza dimostra sempre una disarmonia interiore, perciò indica la necessità e l'urgenza di una tecnica di guarigione coltivando un elemento nuovo, eliminando un elemento vecchio o aumentando la gioia di fare attività migliori. In questi casi si lasciano le vecchie abitudini per fare cose nuove, e spesso osserviamo cambiamenti personali in cui emergono caratteristiche e abitudini che prima non erano evidenti. Nei momenti destabilizzanti è facile iniziare le pratiche ed i percorsi spirituali, infatti queste sono tutte modalità comuni di reagire alla sofferenza dello squilibrio interiore.

Nella medicina tibetana si dice che i problemi hanno sempre l'aspetto fisico, l'aspetto mentale, l'aspetto emotivo e il tratti energetico, perciò si dice che tutti i disagi si manifestano in tutti i livelli e si curano con tecniche diverse. Le loro diagnosi usano competenze molteplici, perciò alla medicina si associa l'indagine divinatoria, l'intuizione, l'analisi dei sogni e l'analisi del quadro astrologico. I rimedi sono molteplici, e alle cure fisiche si affiancano le tecniche di esorcismo, vari tipi di purificazione, le tecniche di recupero dell'anima, si lavora sulla forza dei prana, si usano gli esercizi di yoga assieme alle pratiche meditative, alla contemplazione e alla preghiera.

I terapeuti usano vari strumenti e metodi, però si inizia la cura riconoscendo la vera natura della mente individuale per sapere come dimorare in essa per risanarla. Solo conoscendo la natura della mente individuale possiamo usare l'ottica giusta, altrimenti applicheremmo la tecnica sbagliata. Nelle situazioni ogni analisi va sempre adeguata al contesto, perché è necessario conoscere i livelli più sottili delle cose per comprendere il livello grossolano della manifestazione delle cose. Le energie vengono associate alle emozioni, ai tipi di personalità, agli stili cognitivi ed esperienziali delle persone, perciò da essi vediamo come le forze si manifestano nella mente e nella vita.

L’elemento della terra rappresenta il fondamento dell’essere umano, perciò nella tradizione sciamanica la terra viene posta al centro del mandala, mentre nel tantra e nello dzogchen è lo spazio che è collocato al centro dell’essere come base e fondamento di tutti gli altri elementi. L'elemento della terra indica le qualità interiori di pesantezza, di solidità, di compattezza e di sicurezza che sono collegate alla gravità del corpo. La terra diventa fertile e ricca se riesce a vivere in armonia con tutti gli altri elementi, cioè se riceve l’umidità e il calore adeguati a nutrirla e fecondarla.

Per avere una terra fertile è necessario avere il calore del sentimento e l’aria raffinata di un ottimo livello mentale, perché altrimenti la nostra terra interiore diventa come una landa priva di vita e calore. La persona arida è come una terra riarsa dalla scarsità affettiva e mentale, soprattutto se vi unisce una carenza di sensibilità e di sentimento, infatti la desolazione totale si vede è nella carenza congiunta dell'affetto e dell'intelletto.

Se la terra interiore è un luogo armonico si è saldi e affidabili, perciò se c'è anche un giusto apporto dell'acqua esiste l'equilibrio della terra che possiede la serenità esteriore e interiore: In questa armonia si diventa fluidi e si sa come avanzare nella vita e nei rapporti avendo molta sicurezza e scioltezza, perché se la terra viene unita armoniosamente all'acqua diventa il territorio gioioso in cui si vive bene in tutte le situazioni. Nella dimensione superiore, la terra ci dona la gioia di vivere e la contentezza di essere al mondo, e questa gioia è un dono innato che non dipende dall'esterno, ma è la gioia che traspare e che si porta ovunque, perché è la gioia di chi sa godere sempre della gioia di vivere.

Solitamente questa gioia si perde per la sofferenza dell'esistenza duale, perciò si crede che essa si possa ritrovare nelle situazioni esterne inseguendo un nuovo lavoro, un nuovo amore, una maggiore ricchezza, una promozione sul lavoro oppure la soddisfazione di qualsiasi altro desiderio. Si crede che queste cose esterne siano sufficienti per accrescere il nostro benessere interno, infatti si crede di poter ritrovare la gioia nell'avere e nel fare, piuttosto che nell'essere.

La predominanza dell'elemento dell’acqua dona l’abbondanza dei sentimenti e delle emozioni, ma sviluppa la tendenza a lasciarsi condurre con inerzia dalla vita. L'abbondanza di acqua rischia di evidenziare un egoistico benessere interiore, perciò può sviluppare una perdita di presenza nei riguardo dell'esistenza e una tendenza ad accontentarsi di tutto quello che si possiede trascurando la volontà di una evoluzione di livello maggiore. La prevalenza dell'acqua causa la tendenza a non volersi impegnare in ciò che è difficili o impegnativo, perciò sviluppa una sorta di rinuncia nella ricerca di cose migliori e di prospettive superiori.

Nella pratica della meditazione l'eccesso di sentimentalismo dell’acqua produce un eccessivo languore interiore e una sognante inerzia, perciò l’individuo si perde troppo nell'analisi delle sue emozioni. Quando avviene un eccessivo sviluppo di sensibilità personale si rischia di diventare degli individui piagnucolosi e di essere vittime dell'autocommiserazione, perciò il rischio proviene da una forma eccessiva di autocompiacimento della propria persona e nel subire troppo intensamente il flusso e di riflusso delle proprie emozioni.

Una carenza di acqua comporta un disagio interiore per la mancanza della gioia, così come la preponderanza di terra fornisce una solidità che diventa arida non essendo capace di provare il piacere e l'apprezzamento delle gioie della vita. Nella pratica meditativa la carenza d'acqua causa una scorsa gioia e propensione per il cammino spirituale, perciò ogni pratica spirituale che viene attuata diventa sterile e arida. La positività dell'acqua si accentua nell'apertura del cuore e del sentimento, perciò nello sviluppo dell'amore e della compassione che sono le basi indispensabili per ogni via spirituale.

L'aspetto positivo del fuoco è quello creare e progettare con creatività, perché il fuoco è collegato all'intuizione, all'entusiasmo e all'eccitazione, infatti nel fuoco equilibrato vediamo le iniziative felici e la realizzazione delle idee. Il fuoco è collegato alla beatitudine, alla gioia e all'entusiasmo, perciò il fuoco offre la gioia del benessere del corpo, infatti il livello superiore del fuoco ci offre la beatitudine dell'essere e la saggezza della discriminazione.

L'eccesso di fuoco interiore comporta una mancanza di stabilità, perciò rende i movimenti veloci, causa irrequietezza e agitazione interiore, infatti non si riesce a restare fermi a lungo e si tende a voler fare sempre qualcosa. Il silenzio e l'immobilità risultano noiosi, perciò è facile avere difficoltà ad addormentarsi, inoltre c'è molto gusto di parlare e molta velocità di elaborazione mentale.

Nella pratica della meditazione al fuoco manca la calma e la tranquillità, infatti c'è irrequietezza e agitazione soprattutto con una concomitante carenza dell’elemento d’acqua, e l'instabilità si accentua con una carenza dell’elemento della terra. Nel cammino spirituale l'insufficienza del fuoco causa carenza di energia e ispirazione, perciò offre ben poca felicità nel praticare, poiché tutto viene fatto in modo meccanico e poco ispirato.

Quando ci manca il fuoco interiore manca la vitalità e la creatività, perciò non si avverte il piacere di nulla, non c'è il minimo entusiasmo e la vita è vissuta come un fatto meccanico e abituale, perciò ogni vita è faticosa e pesante. Le pratiche per sviluppare il calore interno sono quelle del tummo, che è la tecnica famosa per le immagini dei praticanti che sedendo nella neve riescono ad asciugare gli asciugamani bagnati con il calore creato dal corpo, la pratica del rushen esterno e alcune forme di yoga fisico.

L'aria è l'elemento che facilita il cambiamento, perciò rende molto ariosi e capaci di trasformare facilmente il negativo in positivo, l'odio in amore, la gelosia in apertura, l'avidità in generosità e così via. L'aria viene collegata alla curiosità, all'apprendimento, alla duttilità dell'intelletto, perciò il suo aspetto più elevato è la saggezza della realizzazione.

Se l'aria domina troppo riduce le qualità positive della terra e dell'acqua, perciò manca stabilità e serenità interiore, perciò diventa difficile applicarsi alle cose. Ogni volta che viene raggiunto un luogo si vuole raggiungere un altro luogo, infatti si vuole essere altrove non trovando la pace di un giusto adattamento alle situazioni in cui ci si trova.

Si diventa troppo nervosi, incapaci di concentrazione, preoccupati e molto instabili, perciò il minimo inconveniente porta l'infelicità. La determinazione interiore cede all'incertezza e le convinzioni sono demolite con facilità, perché manca il centro di gravità interiore e le influenze esterne condizionano troppo l’equilibrio interiore.

Una carenza d’aria da immobilismo, si combina poco e ogni preoccupazione diventa persistente, perciò si tende a crogiolarsi nel malessere interiore. Quando l'aria va in equilibrio si trovano facilmente le soluzioni alle ansie e alle preoccupazioni, perciò si resta sereni anche se tutto non va bene. L'aria permette alla mente di cambiare velocemente la sua direzione, e permette di acquisire velocemente delle nuove prospettive.

La rapidità di trasformare il negativo in positivo dipende dal livello di sviluppo dell'aria che abbiamo, perchè l'aria è il prana che sostiene la mente, perciò il tantra e il dzogchen raccomandano degli esercizi specifici per rinforzare questo elemento in tutti. Se l’elemento è disturbato è difficile restare in meditazione, perché c'è troppa impazienza: si sentono troppi interrogativi e domande, perciò l’eccesso impedisce di fare l'esperienza del khunzi, che è la vacuità che esiste alla base delle cose, perché la mente e l'energia sono in perenne movimento.

Alcuni tantra dicono che l'aria è l’elemento collegato ai poteri magici, perché la magia è una trasformazione, e senza l'energia dell'aria non esiste trasformazione, perciò tradizionalmente si dice che la carenza d'aria impedisce ogni pratica spirituale. Le pratiche dell'aria sono collegate al lavoro sui prana e sui canali, e tra le tecniche superiori c'è la tecnica del pho wa, ossia del trasferimento di coscienza tra un uomo all'altro, e la respirazione contemplativa che apre il canale centrale con il respiro. Le pratiche dell'aria sono quelle che separano il prana puro dall'impuro, cioè le pratiche che separano gli stati mentali puri dagli impuri, perché l'aria è l'elemento più adatto a separare questi aspetti.

Lo spazio è il luogo da cui tutto nasce e in cui tutto torna, perciò questo elemento viene collegato alla consapevolezza, infatti l'esperienza dello spazio sorge dalla consapevolezza, è il contenuto della consapevolezza e il suo concetto è uguale alla consapevolezza. Se lo spazio possiede l'equilibrio si vive nell'equilibrio che sa accogliere ogni cosa, perciò tutto quello che avvenire viene accolto, perché c'è sempre abbastanza tempo, pazienza, tolleranza e forza per accogliere ogni aspetto e ogni tipo di esperienza. Siamo in grado di essere abbastanza vicini e abbastanza distanti dalle esperienze per poterle esaminare restando radicati in noi stessi e in ciò di cui facciamo esperienza.

Se lo spazio interiore ci predomina restiamo troppo distaccati e siamo troppo eterei, perciò non sappiamo integrarci con la natura della mente, infatti perdiamo facilmente il contatto con la mente. E' in questo modo che accade una perdita di senso, perché il rapporto con la vita diventa superficiale, perciò si vive come privi di radici e in balia della corrente. L'eccesso di spazio causa la mancanza di consapevolezza e di presenza mentale, mentre la sua carenza rende la vita troppo solida e impenetrabile, perciò la vita tende a sopraffarci fino a distruggerci.

Uno spazio interiore equilibrato permette di lavorare a tempo pieno, permette di avere famiglia e di prendersi cura di tutto senza tralasciare nulla, perché lo spazio interiore diventa un luogo abbastanza comodo per accogliere e contenere tutto. Chi sente che il suo spazio interiore è troppo ridotto non sa farlo, perché tutto diventa un peso e il tempo diventa insufficiente per fare tutto. Se lo spazio diventa troppo preponderante ci ingloba e tutto diventa indifferente e privo di senso, perciò si vive senza assaporare quello che si sta facendo.

Solitamente gli uomini si identificano troppo con le cose esterne e con i contenuti dello spazio, perciò diventano l'esperienza esterna piuttosto di essere colui che fa l'esperienza: così viviamo a metà e restiamo incompiuti in tutte le cose. Se sappiamo come integrandoci nello spazio conosciamo la natura della mente, perciò diventiamo liberi e non siamo più vincolati a ciò che viene dall'esperienza, perciò realizziamo la nostra vera natura, e non cerchiamo noi stessi nelle situazioni esteriori.

Noi diventiamo gli esseri in rapporto con l'essenza interiore che non cercano la gioia e la causa dei problemi altrove. Se sappiamo che i problemi si manifestano nello spazio non abbiamo più bisogno di identificarci con quei problemi. Noi sappiamo come sostenerci con l'esperienza dell'essere più profondo e non siamo dipendenti dal modo con cui gli altri ci vedono. Le nostre sicurezze non dipendono da ciò che possediamo, da quello che facciamo: ci accettiamo pienamente e accettiamo tutto ciò che viene, perché abbiamo tutte le risorse interiori per affrontarlo.

Le esperienze positive o negative dipendono dal modo con cui reagiamo ad esse, perciò esiste la possibilità di fare una scelta. Esiste in tutti la capacità di legarsi alle esperienze più dolorose, oppure di scegliere di potersi estendere oltre il problema e il dolore. Per questo motivo il dzogchen attribuisce tanta importanza allo spazio, in quanto lo spazio interiore si realizza mano a mano che gli elementi si riequilibrano, infatti la saggezza della vacuità dell'esistenza è sempre in relazione con lo spazio interiore.

Buona erranza
Sharatan


giovedì 1 novembre 2012

Nell'ordine del mondo



"Ogni cosa è un unico segreto e un'unica luce,
che non ammette separazione di sorta."
(Moshe de Leon)

La tradizione dello dzogchen tibetano insegna che la sofferenza è causata dalle relazioni sbagliate che abbiamo con i 5 elementi primari che fondano la realtà materiale. Secondo i lama dzogchen, all'origine del mondo esisteva solo la "Grande Madre" da cui tutto proviene, e a cui tutto ritorna quando le cose si dissolvono. Nell’immenso spazio primordiale si alzarono i venti del karma e iniziò il movimento dell’energia primigenia, infatti iniziò il movimento del prana che i tibetani chiamano lung.

L'energia pranica si diffuse nello spazio sotto forma di energia sottile con natura indefinita e indifferenziata che viaggiava insieme alla Pura Consapevolezza primordiale che era ugualmente priva di differenziazione e di identità. Dalla Pura Consapevolezza e dall'energia primaria sorsero le 5 luci pure, cioè i 5 prana primari che sono alla base dei fenomeni fisici, sensoriali, mentali e spirituali dell'universo. Le 5 luci sono le forme e gli aspetti che assunse la luce primordiale, infatti esse furono le forme più pure e raffinate della luminosità primordiale.

Da queste forme di energia luminosa sorsero tutte le altre forme di energia, infatti questi elementi dovettero assumere delle qualificazioni distinte per poter essere discriminati e avere una sostanzialità definita. Gli elementi originari assunsero una consistenza concreta quando iniziano le interazioni reciproche, perciò in quel modo iniziò la manifestazione dei fenomeni sensibili compresa l'origine del soggetto che percepisce e dell'oggetto che viene percepito.

La nostra visione dualistica, insegnano i lama dzogchen, viene prodotta dalla differenziazione delle varie qualità che le pure luci originarie crearono. Da loro discendono le 5 qualità fondamentali, le 5 dimensioni dell'esistenza, e i 5 regni dell'esistenza in cui vivono gli esseri con forma e senza forma. Le 5 luci primordiali sono anche la base degli elementi più grezzi del mondo fisico oltre che l'origine degli elementi più raffinati.

La cosmogonia dzogchen ci insegna che l'uomo può discriminare e può costruire la sua realtà perché percepisce le differenze che esistono tra le cose, infatti le forme sono ciò che viene percepito dai nostri sensi quando vengono sollecitati dalle qualità delle diverse luci che si contrappongono una all'altra.

Conoscendo la vera natura delle luci che fondano il mondo si conosce l'inganno della visione duale, poiché la base della materia non ha una natura duale ma essa è pura. La cosmologia dzogchen non propone delle metafore simboliche ma offre alla nostra riflessione un significato molto profondo, poiché viene diffusa per eliminare l'ignoranza degli esseri che cercano l'illuminazione.

La consapevolezza sulla vera natura del mondo la vediamo quando entriamo nel bardo, cioè nello stadio intermedio tra la vita e la morte, infatti in quel momento vediamo chiaramente la vera base dell'esistenza, ma è nel corso della vita che dobbiamo sapere come poter evitare il ciclo del perenne samsara, e come poter entrare nel nirvana per diventare un Buddha.

Comunemente si crede che il Nirvana sia un luogo trascendente che esiste oltre la vita, ma il Nirvana è un luogo che inizia nella nostra mente, e che si può sperimentare già nel corso del vivere, cioè nel presente. La consapevolezza non è mai impura, perciò non è un fatto illusorio, ma sono le qualità del mondo reale che possono assumere una connotazione che può essere positiva oppure negativa. Queste due tipi di esperienze iniziano nella mente e si sperimentano nel pensiero.

Se l'uomo sa integrare la sua esperienza immediata con le luci pure può produrre la nascita di un Buddha, ma se coltiva le qualità impure può originare un essere samsarico, e questo avviene in ogni istante, perciò accade adesso. La storia dzogchen ci insegna che dobbiamo saper lavorare con la nostra esperienza concreta, perché ogni esperienza inizia nei livelli sottili, e poi diventa sempre grossolana. Questo fatto avviene ogni volta che nascono le nuove cose o le nuove entità, sia che si tratti della nascita delle idee o degli universi.

Anche la fisica insegna che l'universo nasce da un punto condensato e privo di dimensione, e che poi sorsero le strutture più complesse che divennero le stelle ed i pianeti. Secondo i lama dzogchen sono le tendenze karmiche e il condizionamento che subiamo che creano la qualità del mondo che abitiamo, perché il mondo esterno è sempre il riflesso del nostro mondo interiore.

Questa teoria spiega perché per alcuni uomini vivere nel mondo è come vivere in un paradiso, mentre per altri il vivere nel mondo è come essere all'inferno. Le filosofie bon e buddiste insegnano che tutte le cose e gli esseri sono privi di esistenza intrinseca e di sostanza, e anche la fisica dice che la materia viene prodotta dall’energia e dallo spazio. Certamente il mondo materiale ci mostra che le cose sono concrete e ben differenziate, perciò ogni realtà materiale va vista con occhio concreto, per questo motivo dobbiamo essere pronti a cambiare l'opinione sulla realtà dei fenomeni.

Dobbiamo cessare di reagire all'esperienza come se avesse una base concreta e distinta, altrimenti il mondo illusorio diverrà eterno. Se restiamo identificati alla qualità che vediamo nelle condizioni esterne non sapremo costruire una migliore qualità interna, perché le nostre identificazioni esteriori riguardano il lavoro, i nostri rapporti interpersonali, gli interessi pratici e la stessa percezione che abbiamo del nostro corpo.

Quando una delle identificazioni esterne crolla allora siamo perduti, perché una parte di noi era collegata con quelle cose, e noi non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, perciò dobbiamo comprendere che corriamo il rischio di incatenarci alle inezie trascurando di coltivare le cose più importanti. Se riusciamo ad integrarci ai nostri elementi interiori in modo armonioso siamo liberati dall'esperienza esterna, e realizziamo la nostra vera natura senza ricercarla all'esterno, e in ciò che ci accade.

Entrando in rapporto con la nostra vera essenza interiore non dobbiamo cercare fuori di noi la causa dei nostri problemi e della nostra gioia. Il problema vero è in quello che accade all'interno e non ciò che avviene fuori, perciò non dobbiamo più identificarci con il falso problema. Dobbiamo imparare a saperci sostenere facendo l'esperienza del nostro vero essere, e non voler essere come gli altri ci vogliono, a non collegare il nostro valore a ciò che abbiamo oppure a quello che facciamo.

Dobbiamo imparare ad accettarci per accettare tutto quello che capita, in modo che le situazioni positive o negative diverranno delle cose relative, perché bisogna saper reagire in modo positivo anche nelle situazioni più negative. La differenza nel modo con cui viviamo il mondo è nel modo con cui reagiamo ai problemi, infatti le perdite più dolorose possono renderci fragili, impauriti e insicuri.

Dobbiamo imparare a reagire sapendo trascendere l'esperienza più penosa e saper estendere il nostro essere oltre quell'esperienza. La nostra vera identità è oltre tutte le nostre esperienze, anche se la mente si fa sempre distrarre da tutto ciò che nasce al suo interno, perciò essa tende ad identificarsi più sulle sua esperienze che sulla sua vera essenza di base.

Nello dzogchen si utilizza il concetto di squilibrio degli elementi come una metafora che spiega la malattia e l'infelicità umana, e per illustrare come sorgono le chiusure interiori che ci impediscono di sviluppare la pratica spirituale. Riportare in equilibrio gli elementi è la metafora che viene usata per indicare la guarigione conseguibile con lo sviluppo di qualità e di capacità positive, e con l'eliminazione di quelle negative.

Se un elemento è prevalente è necessario saper coltivare il suo opposto, perciò se siamo dominati dal fuoco dell'impazienza e dell'ansia è necessario coltivare la sensibilità dell'acqua o la fermezza della terra interna. Se ci domina l'impazienza dell'aria e siamo costantemente nervosi e irrequieti, se siamo incapaci di prestare attenzione per lungo tempo è necessario saper attivare la passività dell'acqua e la stabilità della terra.

La vita quotidiana ci offre molte occasioni e spunti per imparare a lavorare sul riequilibrio dei nostri elementi interni, perché quando siamo disidratati è naturale andare alla ricerca dell'acqua. Chiaramente molte concettualizzazioni dzogchen sono anche simboliche, ma il simbolismo degli elementi è molto antico e profondo, perché oltre ogni metafora essi rappresentano tutte le forme di energia con cui si può lavorare tramite le azioni fisiche, con i movimenti energetici e con il governo del flusso della nostra consapevolezza.

L'equilibrio che si ritrova garantisce una migliore qualità di vita, infatti tutte le funzioni del corpo devono essere entro dei parametri se non vogliamo che divengano anomali. Quando si esce dai valori ottimali iniziano gli effetti negativi, e quando lo squilibrio diventa troppo eccessivo inizia la malattia, perciò il corpo viene danneggiato e poi muore. Questo vale per tutte le dimensioni che sperimentiamo nella vita perciò anche per le emozioni, perché le emozioni sono ritenute normali se si mantengono entro un limite definito, ma poi diventano nocive.

Attualmente molte persone vivono dei periodi molto negativi e pieni di difficoltà, perciò vivono in profonda depressione, ma questa condizione penosa non si deve vivere per troppo tempo altrimenti il malessere interiore diventerà una sofferenza cronica intollerabile. La paura interiore è normale in situazioni che fanno paura, ma continuare a coltivare uno stato cronico di paura crea molti altri problemi, perché se la paura e l'ansia si cronicizzano creano delle condizioni troppo anormali e troppo debilitanti.

Il punto centrale non è quello di sopprimere le emozioni, perché anche gli dei devono vivere le emozioni, piuttosto il punto essenziale è come mantenere in equilibrio le nostre emozioni, perché è così che si inizia a diventare felici. E' necessario imparare a restare in equilibrio anche nei periodi più duri e quando si vive con poco denaro, con pochi amici e con una situazione esterna così instabile e insicura. E’ chiaro che dobbiamo vivere in una situazione che non piace, ma nei tempi difficili è necessario restare stabili, equilibrati e flessibili almeno a livello interiore.

Buona erranza
Sharatan


giovedì 25 ottobre 2012

Tra cielo e terra



"Non cercare fuori di te, il paradiso è dentro."
(Mary Lou Cook)

Tutte le energie sottili sono attratte dai chakra e percorrono il corpo energetico umano, ma i chakra non sono solo dei centri in cui si smistano le energie, ma sono anche delle porte di consapevolezza, perciò i chakra ci permettono di sperimentare dei tipi diversi di coscienza. Comunemente si parla di 7 chakra, ma gli sciamani moderni dicono che i chakra attivi attualmente sono di più, perché veniamo esposti a delle forze cosmiche che attivano le funzioni evolutive che sono necessarie nel momento più opportuno per servirsene.

Nei tempi antichi affermare queste verità era un fatto naturale, mentre oggi dire cose di questo genere equivale a dire delle cose inconcepibili o strane. Nel corso dell'ultimo secolo è avvenuto il risveglio di alcuni chakra addizionali che furono latenti a lungo, ma essi oggi si sono risvegliati e hanno ripreso a funzionare. perciò attualmente abbiamo 10 chakra attivi, ma non tutti sono presenti nel corpo fisico bensì alcuni sono collocati in una dimensione estranea allo spazio fisico. L'orientamento delle energie che circolano nei chakra punta verso due punti estremi, di cui l’inferiore è posto sotto ai piedi e il superiore è posto al di sopra del capo.

Le due direzioni opposte mostrano la nostra realtà energetica dimostrando il livello intermedio in cui viviamo, infatti noi uomini siamo collocati tra il cosmo e la materia vivendo nello spazio che esiste tra il cielo e la terra. I cabalisti dicono che il chakra del capo è sulla nostra testa come una corona regale perché l'uomo è il re del creato, mentre il chakra dei piedi costituisce la nostra radice, infatti ci radica al terreno poiché la terra è il fondamento della nostra vita.

In questa realtà energetica si sono ridestati 3 centri energetici addizionali che devono donarci nuove capacità e nuove consapevolezze. Uno dei centri ridestati si colloca tra le caviglie, poiché esso è associato al movimento e alla rapidità, in quanto la velocità e l’accellerazione sono le caratteristiche più evidenti della modernità. Un secondo centro si è ridestato alla base cerebrale essendo un centro che è collegato al potere, infatti oggi l'uomo ha più potere sul mondo rispetto al passato.

Questa maggiore potenzialità di estendere il nostro dominio sul mondo proviene dalla comunicazione, e dalla crescente tecnologia di cui disponiamo e che aumenta sempre più queste nostre potenzialità. Un centro ulteriore si è riattivato sotto i piedi essendo collegato al cibo e all'alimentazione, poiché i paesi più sviluppati devono imparare ad avere una maggiore compassione per i paesi più poveri. Si deve diventare più rispettosi della vita e delle necessità delle persone deboli, perciò la lotta contro la fame e la carestia sarà una delle guerre più dure del futuro.

Questi chakra sono sempre esistiti e furono attivi nel passato, ma poi divennero latenti a causa della variazione dell'orbita terrestre intorno al sole, e per la mutazione dell'inclinazione dell'asse polare. Gli sciamani narrano che le antiche civiltà di Mu e di Atlantide furono distrutte dalle mutazioni dell'equilibrio energetico ed ecologico della terra. Queste antiche civiltà sono ricordate nelle tradizioni sciamaniche come leggende, miti e nei rituali, infatti vediamo gli 8 chakra dell'armonia cosmica come fulcro della Ruota della Medicina dei nativi del Nord America, e il mandala a 8 raggi della mistica orientale come dei residui di conoscenze delle civiltà scomparse.

Le ondate energetiche del cosmo sono attratte nei chakra come onde di filamenti verticali. In India chiamano nadi le colonne energetiche circolanti nel corpo, infatti un nadi centrale scorre nella colonna e collega il chakra della testa a quello che è collocato sotto i piedi. Poi ci sono 2 nadi laterali posti a fianco del centrale in cui scorrono due flussi di corrente positiva e negativa che s'intrecciano co quello del centro e formano una figura a forma di otto che vediamo intorno ai chakra ruotanti.

Così avviene l'alternanza tra le due correnti energetiche opposte che scorrono nel corpo, e ciascun centro energetico ruota in direzione opposta a quello direttamente superiore e inferiore. I chakra forniscono le energie sottili necessarie al corpo fisico e agli organi vitali, perciò il sistema endocrino si deve considerare come l'estensione fisica del sistema dei chakra, e il sistema nervoso parasimpatico come l'estensione dei nadi.

Nel corpo energetico i chakra si localizzano nei punti in cui si fondono e si incontrano i vari livelli del nostro Sé totale, infatti essi sono gli indicatori energetici del nostro intero essere. La loro conoscenza è molto utile per capire la nostra costituzione, in quanto ogni chakra possiede un'essenza e una finalità diverse, perciò ognuno ci dona una diversa coscienza.

Il chakra della radice si trova sotto la superficie plantare e ci radica alla terra, infatti ci aiuta a camminare su di essa: questo chakra ci ricorda che siamo i figli della terra e che la terra ci nutre e sostiene come una madre benefica. Il chakra della radice ci tiene ancorati alla realtà, perché la spiritualità si deve esprimere nella condizione di esseri materiali inseriti nella fisicità mortale. Le caratteristiche che dona sono la stabilità, l'appoggio, la crescita e lo sviluppo secondo le leggi naturali, e se non ci fosse saremmo privi di praticità, di stabilità e di solido fondamento sulla terra.

Non saper stare "con i piedi per terra" è una metafora che esprime il suo sviluppo inadeguato a offrire un solido fondamento nel vivere concreto. Vivendo una vita solo mentale siamo esseri squilibrati, perché si diventa spirituali non sapendo fare del bene in modo concreto, e questo è un grave difetto. Il significato fondamentale del chakra è quello di conferire radici, nutrimento e fondamento al vivere materiale.

Il chakra del piede è collocato all'altezza delle caviglie, e la sua funzione principale è quella di offrire la mobilità, infatti il movimento equilibrato consente di esplorare la realtà fisica in modo libero, pur restando saldamente ancorati alla terra. Il chakra del piede ci aiuta a vivere la vita non tanto come una marcia, ma come una danza cioè come una coreografia di movimenti energetici che sono colmi di gioia. Il chakra basale è posto alla base della colonna vertebrale, perciò è posto tra l'ano e i genitali, e viene associato alla forza di gravità che ci trascina verso il basso e la solidità.

E' il chakra di sostegno del fisico, perché è posto nell'area che sostiene il corpo seduto, viene collegato al sistema scheletrico, a quello muscolare e all'intestino crasso dove transitano le scorie dei cibi solidi. Fisicamente corrisponde alle ghiandole surrenali che immettono l’adrenalina nel sangue quando abbiamo bisogno di un surplus di energia per affrontare le emergenze. E' correlato alla sopravvivenza, all'istinto di conservazione e alla materialità più tangibile: infonde l’energia al nervo sciatico che è il nervo più lungo del corpo, e che collega il sistema nervoso alla terra. Il suo significato funzionale è collegato al conservare e all'eliminazione, perciò obesità, stipsi, malformazioni della colonna e sciatiche sono dovute al suo cattivo funzionamento.

Il chakra sacrale è localizzato a livello addominale, tre dita sotto l’ombelico e si manifesta fisicamente nelle gonadi, nelle ovaie e nei testicoli: viene riconosciuto come centro della riproduzione e della motivazione. Esso influisce sulle funzioni liquide del corpo, perciò sulla circolazione, sulla minzione e sulla riproduzione. Viene associato alle emozioni, ai desideri, e alle passioni, cioè a tutti i piaceri e alle sensazioni “viscerali”. I desideri ci fanno entrare in contatto con le nostre esigenze, e da questo incontro nascono le motivazioni che diventano la garanzia di poter realizzare i cambiamenti e lo sviluppo ulteriore.

A differenza della passione che è un’emozione potente, il piacere è l’esperienza gioiosa del vivere anche se molti condannano il piacere per colpa di un senso religioso che si è deviato. Per questo motivo la donna è ritenuta ingannevole e tentatrice e il desiderio diventa un impulso negativo, perciò la vita è vista come una condizione penosa da subire e sopportare piuttosto che come un’esperienza in cui gioire e di cui avere piacere.

Questo pensiero malsano ci impedisce di conoscere delle forme di energie più sottili e delicate, ci impedisce di godere delle bellezze dell’esistenza terrena, e non ci fa apprezzare il contatto benefico con la natura e la terra. Al chakra sacrale sono collegate le motivazioni e la riproduzione, perciò il suo malfunzionamento causa i disturbi del sistema circolatorio, renale e vescicale, e tutti i fenomeni d’impotenza e di frigidità sessuale.

Il chakra del plesso solare si trova tra l’ombelico e il punto in cui le costole si fondono nello sterno, e coincide fisicamente con il pancreas. E' il chakra che regola il metabolismo del corpo fisico, perciò il suo significato funzionale è collegato al controllo, alla crescita e allo sviluppo adeguato del corpo: è considerato il centro del sole del corpo, perciò è detto il Chakra del Fuoco. Viene associato al fuoco dell’azione, perché promuove la fortificazione personale e perché stimola il desiderio di “alzarsi e andare.”

E' il chakra che sprigiona la trasformazione essendo collegato all’orientamento e all’utilizzo delle energie avendo il potere di saper orientare e impiegare bene le energie. L’azione è la capacità di assumersi la responsabilità delle conseguenze di ciò che si è avviato, infatti le conseguenze delle nostre azioni sono collegate al plesso solare, e dal suo malfunzionamento sorgono i disturbi della digestione, le ulcere e il diabete.

Il chakra del cuore è al centro del torace e si manifesta nel timo, infatti è localizzato dove la forza dei legami è più forte, e viene associato all’amore e alla compassione. La forza dell'affinità è una delle 4 forze vincolanti universali assieme alla vita, alla luce e alla legge, infatti la forza del legame d'affinità rientra tra le 4 forze naturali che sono intolleranti delle limitazioni e delle restrizioni. L’amore è una forza di questo tipo, perciò richiede il fondersi delle energie e il ritrovarsi nell’armonia totale con le cose o le persone amate.

L’amore vero è incondizionato perché non chiede, non pretende, non vuole dominare, non vuole controllare, non persegue nessun vantaggio personale, ma vuole solo l’armonia con il suo prossimo. Questo chakra è connesso ai rapporti e al raggiungimento dell’equilibrio tra ciò che è immesso e quello che viene emesso, perciò anche delle parti che sono rinfrescate e alimentate. Il vero senso funzionale del chakra è rappresentato dall’amore e dalla compassione, perciò il suo malfunzionamento causa disturbi cardiaci e polmonari, asma e pressione alta.

Il chakra della gola è localizzato al centro del collo e si manifesta nella tiroide, perciò è associato alla comunicazione ossia alla trasmissione e ricezione delle informazioni che giungono sotto forma di energie da interpretare e da codificare a livello mentale. Questo chakra è un centro del suono, infatti invia e riceve i movimenti vibratori, ed è deputato allo sviluppo della facoltà di collegamento: viene associato a collo, spalle, braccia, mani e orecchie, cioè alle parti del corpo fisico coinvolte nella espressione e nella comunicazione. Il suo malfunzionamento causa laringiti, raffreddori, torcicollo e disturbi dell’udito.

Il chakra della base cerebrale si trova al centro del capo in corrispondenza del dorso nasale, e fisicamente si manifesta nell'epifisi che è l'orologio dell'organismo posto nel retro del cervello, all'altezza del dorso nasale. E' il Chakra della Luce, poiché regola le funzioni che consentono alla mente di vedere, infatti esso attiva "l'occhio della mente." Malgrado il mondo sia visto con gli occhi fisici, in realtà gli occhi vedono il movimento delle vibrazioni luminose riflesse dagli oggetti e il vuoto esistente nel corpo e tra i vari corpi.

I raggi luminosi si imprimono nella retina e attraverso il nervo ottico inviano i messaggi visivi fino al cervello dove sono codificati negli schemi strutturali forniti di significato. Questo chakra gestisce l'accesso ai sistemi di recupero dell'informazione esterna, infatti esso custodisce le forme e gli schemi di cui abbiamo fatto esperienza in passato. Esso permette che i modelli interni siano proiettati nello schermo mentale sotto forma di immagini. Questo chakra è la sede dell'immaginazione e del processo di rafforzamento che consente di trasformare l'impossibile in possibile, perciò tutti i disturbi oculari dimostrano il suo malfunzionamento.

Il chakra del sopracciglio è posto dietro la fronte, nell'arcata sopraccigliare e si manifesta fisicamente nell'ipofisi che è la ghiandola che regola tutto il sistema endocrino: per questo è detto il Controllore. L'ipofisi è alla base del cervello, essa è sopra la volta del palato cioè vicino al palato molle. Questo chakra viene associato all'intuito e all'intenzione, controlla la percezione e la sua attività, e la facoltà di dare un significato alla realtà materiale, perciò il malfunzionamento causa incertezza, confusione e indecisione.

Il chakra della corona è l'apice del sistema energetico ed è collocato sul capo agendo sull'epifisi, poiché è connesso alle facoltà superiori e all'orientamento nella vita che dimostra l'Anima, perciò è il chakra che è direttamente connesso con essa. Questo chakra è chiamato il "Loto dai Mille Petali" perchè come il loto nasce dal fango per fiorire nelle dimensioni superiori che offrono delle potenzialità illimitate: il suo malfunzionamento causa depressione, fastidio e apatia.

Quando il chakra della corona, quello del sopracciglio e quello della base cerebrale iniziano a funzionare all'unisono formano un vortice energetico che forma un ulteriore organo percettivo, cioè quello che viene detto il "terzo occhio" che anticamente veniva raffigurato come un occhio inscritto in un triangolo. Quando il corpo fisico entra in perfetta armonia con i corpi sottili, allora si raggiunge un livello di integrazione che permette questo sviluppo naturale.

Nonostante i chakra siano collegati con l'ipofisi e l'epifisi, il terzo occhio non è collegato alle ghiandole. Esso è un organo del corpo energetico che diventa operante quando si armonizza con i corpi sottili e si realizza l'integrazione totale. Più che uno sviluppo spirituale avviene un'integrazione totale che fonde parte fisica, mentale, emozionale e spirituale esistenti all'interno dell'uomo. L'attivazione del terzo occhio conferisce il potere della vista superiore e permette di vedere con un livello di consapevolezza molto più elevato di quello della realtà ordinaria e della consueta visione esistente nella consueta ecologia mentale.

Non è possibile che qualcuno possa stimolare lo sviluppo della visione superiore, dicono gli sciamani, perché il suo sviluppo avviene in modo naturale avanzando mentre procede l'integrazione dei corpi sottili. Un tale sviluppo può essere facilitato, ma non può essere forzato in alcun modo, perciò qualsiasi tentativo esterno di agire su queste facoltà può solo bloccarle o inibirle per il futuro. Molti vorrebbero avere questa facoltà per sfruttare le sue facoltà superiori e trarre dei vantaggi materiali dal loro controllo, ma i tentativi di farne un uso disonesto sono puniti e portano più danni che vantaggi, perché non si può mai abusare impunemente di queste facoltà.

Buona erranza
Sharatan


lunedì 22 ottobre 2012

Cecità



“L’essenziale è invisibile agli occhi.”
(Antoine de Saint-Exupéry)

Nell'Odissea si racconta che Ulisse, l'eroe simbolo della sagacia e dell'ingegno, scende nell'oltretomba per evocare Tiresia, l’indovino cieco, sul modo di tornare a Itaca. Comunemente l'opera di Omero sembra un racconto di avventure, ma essa è creduta anche un catalogo di miti e di concezioni molto più antiche del tempo in cui fu scritta. Nell'opera, secondo gli studiosi, sono stati inseriti dei miti e delle concezioni che esistevano prima della sua stesura, ma che erano trasmesse solo in forma orale.

Oggi possiamo leggerla in modo filologico, letterario o simbolico, ma leggendo in modo simbolico troviamo degli insegnamenti utili soprattutto nei passi più inconsueti come quello della discesa di Ulisse all'oltretomba. Secondo gli studiosi l'episodio è precedente, e certamente esisteva come racconto autonomo risalente probabilmente ad un'epoca precedente ad Omero che è attestato nell'ottavo secolo a. C. Nell'episodio del viaggio agli inferi si tratta della discesa introspettiva interiore dell'eroe, mentre il rituale del sacrificio usato per richiamare gli spiriti dei morti, ricalca i riti omologhi nei misteri celebrati a Eleusi, presso Atene.

Della conoscenza dei riti di Eleusi si diceva che "di tutte le cose divine concesse agli uomini, è quella che, insieme, dà più brivido e che rende più puri." Gli insegnamenti impartiti nel luogo sacro a Demetra erano tenuti segreti, perciò oggi ci resta poco e frammentario di essi, però sappiamo che vi erano insegnate le "cose più sacre." Il rituale del sacrificio con cui Ulisse richiama le anime dei morti, e l'uso del sangue del capro sacrificato per ridare la memoria ai morti viene testimoniata come tipica di quei riti nelle poche fonti scritte che sono giunte fino a noi, e che raccontano quello che conosciamo.

L'episodio di Tiresia che è inserito nell'opera è ritenuto un "inserto simbolico," poiché si giudica ben poco funzionale al resto del racconto. Molti commentatori ritengono che l'episodio dell'indovino sia astruso dal contesto narrativo, infatti l'aiuto concreto e più funzionale al ritorno di Ulisse viene da Circe che offre la nave e le istruzioni necessarie per il ritorno ad Itaca. Il racconto della discesa nell’Ade è creduta funzionale all'inserimento del simbolismo che si vuole tramandare e che è collegato alle conoscenze iniziatiche dei misteri eleusini che ammaestravano coloro che cercavano uno sviluppo spirituale.

L'episodio insegna in modo velato che l'inconsapevolezza è un difetto insito nella stessa natura umana, infatti la cecità è fatale anche nelle menti più acute. La cecità dell’uomo non è dipendente dall'efficacia della visione degli occhi fisici, infatti anche un cieco può essere veggente. L'incapacità di vedere è presente anche nell'acuto sguardo di Ulisse, che è il preferito di Athena, la dea dell’intelligenza che fu partorita dalla testa, ossia dall'intelligenza stessa di Zeus.

Nel racconto interpretato in chiave simbolica si afferma che, per vedere non è necessario avere una grande intelligenza, infatti anche il simbolo omerico della sagacia e dell'ingegno è carente. Il mito insegna che anche gli uomini scaltri non sanno usare i sensi in modo corretto, infatti essi credono che vedere sia un fatto ovvio, ma il vedere non è una competenza scontata. La cecità è una condizione che è insita nella nostra stessa natura: gli uomini vedono ciò che vogliono vedere e si rendono ciechi a ciò che li scomoda troppo.

La nostra incapacità di sostenere il peso della verità ci impedisce di affrontare la vera realtà. La percezione è sempre condizionata dalla nostra struttura mentale, infatti restiamo ciechi a quello che accade davanti agli occhi se la mente si rifiuta di accettare ciò che vede. Quello che la mente crede come inconcepibile diventa la realtà invisibile, perciò diventa un fatto impossibile. La percezione diventa il gioco dell'automatismo che restringe la panoramica dalla visuale, infatti vediamo in modo sempre più limitato, e l’orizzonte diventa più stretto maggiormente se la cosa sconvolge lo schema mentale abituale.

Gli occhi sono guidati e accecati dai nostri pensieri, dalle nostre aspettative e dalle nostre paure profonde. La nostra limitazione diventa più soffocante se la visione coinvolge la percezione che abbiamo di noi, oppure la percezione degli altri, ma soprattutto se è in entrambi le cose. La qualità della percezione rappresenta il nostro modo personale di essere in rapporto col mondo, infatti è la nostra relazione molto personale con la realtà. Nel modo in cui essa avviene, e nella qualità dell’impatto dei nostri sensi col mondo vediamo se la nostra facoltà percettiva è troppo limitata, oppure se abbiamo un'armoniosa relazione.

Ma se vediamo che scateniamo una guerra contro il mondo, ci possiamo giurare che tra noi e la dura realtà, l'impatto diverrà troppo duro per noi, e saremo noi gli sconfitti finali. Il mito omerico insegna che i sensi sani e la mente acuta e non sono dei requisiti sufficienti per conoscere. Per conoscere correttamente dobbiamo imparare a percepire l’essenziale che si nasconde dietro le apparenze di ciò che vediamo. La mente acuta sembrerebbe un vantaggio, ma può diventare un danno se la presunzione di sapere produce una struttura mentale rigida.

L'intelligenza si irrigidisce se diventa arrogante e presuntuosa, perché suppone di vedere, perciò diventa frettolosa nell'accumulare delle nuove informazioni. La fretta di concludere la raccolta dei dati, e la tendenza a creare etichette per controllare meglio le cose, le persone e le esperienze la spingono a chiedere troppo velocemente i lavori della mente, perciò le idee si comprimono troppo. Il processo del pensiero diventa la scacchiera di bianchi e neri, perciò il pensiero è ripetitivo, perciò i pensieri sono cristallizzati nel medesimo punto di vista.

Se restiamo affacciati alla stessa finestra come possiamo vedere un panorama diverso? Se crediamo una cosa così illogica come possiamo crederci intelligenti? Se siamo così, allora come possiamo negare la nostra cecità? Come possiamo negare che molto di rado ci fermiamo a riflettere sui fatti che crediamo di conoscere bene, e come negare che ci sembra impossibile che l’apparenza consueta possa essere diversa?

Il fenomeno non è strano, perché dimostra la disfunzione della nostra volontà a non sapere e non saper vedere la realtà con chiarezza, perché la paura causa l'incapacità di usare dei punti di vista diversi da quelli usuali. Nei fatti che ci riguardano preferiamo vedere solo ciò che siamo abituati a vedere, perciò delle cose più importanti cerchiamo una conoscenza più limitata, e tanto più ottusa diventa la nostra visione quanto più la realtà è vicina e personale.

Ogni giorno dovremmo imparare a guardare, ma dobbiamo imparare a guardare come se quello fosse il primo giorno in cui usiamo gli occhi, ma è necessario il coraggio di abbandonare gli schemi percettivi abituali. Dobbiamo imparare che è necessario raccogliere sempre delle informazioni più complete e più profonde sul mondo, e su noi stessi, soprattutto se vogliamo vedere per scegliere il meglio di quello che la vita offre.

Buona erranza
Sharatan



mercoledì 17 ottobre 2012

Sacralità



“E la sapienza donde viene,
e qual'é il luogo dell’intelligenza?”
(Giobbe 28,20)

Nella cultura tibetana si crede che la sostanza di tutte le cose e dei processi mentali sia fondata su 5 elementi, cioè sulla terra, sull'acqua, sul fuoco, sull'aria e sullo spazio. Il pensiero tibetano studia le relazioni che esistono tra questi elementi e indaga le loro relazioni, perché su di esse fonda la base della medicina, dell'astrologia, del calendario, della psicologia e delle tradizioni spirituali dello sciamanesimo, del tantra e del dzogchen.

I nomi degli elementi sono simbolici, ma essi definiscono delle qualità fondamentali dell'esistenza e delle modalità particolari d'azione. Queste metafore descrivono delle forze interne e delle forze esterne a cui sono attribuite delle precise proprietà fisiche, cioè: alla terra legano la solidità, all'acqua legano la coesione, al fuoco legano la temperatura, all'aria legano il moto, mentre lo spazio rappresenta la dimensione cosmica che accoglie e racchiude tutti gli altri 4 elementi.

Gli elementi sono messi in relazione con diverse emozioni, sentimenti, orientamenti, colori, gusti, tipologie fisiche, malattie, stili di pensiero e caratteri. Non esiste nessuna cosa e nessuna dimensione che non riceva la loro influenza e che non sia in relazione con questi 5 aspetti dell'energia. I processi degli elementi creano tutto l'universo, lo sostengono e lo distruggono, perciò essi creano anche tutti gli esseri viventi, quindi essi creano anche il corpo, la mente e la personalità degli uomini.

Con la morte la creazione operata dalla danza degli elementi si dissolve, perché gli elementi collassano uno all'interno dell'altro. I maestri Bon, cioè gli sciamani tibetani, dicono che gli elementi non si devono comprendere in modo astratto, ma che essi vanno usati in modo concreto, perché la loro profonda comprensione ci dona una diversa esperienza della vita. Le interazioni tra queste primigenie forme di energia si esplicitano in ogni realtà del mondo e nell'universo, infatti tutta la complessità del creato si forma con il dinamismo dei 5 elementi.

L'uso che facciamo di questi insegnamenti nella nostra pratica spirituale è diverso a seconda dell'approccio, ossia se vediamo il livello sciamanico, quello tantrico o quello dzogchen, ovvero se l'apprendimento avviene a livello esterno, interno oppure segreto. A livello esterno non dobbiamo vedere solo l'aspetto grossolano dei fenomeni così come viene percepito dai sensi, ma dobbiamo vedere che il livello è quello delle divinità, degli spiriti e degli altri esseri che sorgono dalle energie degli elementi primari.

La pratica di lavorare con le energie è tipica del Bon, infatti le pratiche degli elementi fanno parte dei primi 4 livelli dei 9 livelli complessivi degli insegnamenti spirituali del Tesoro Meridionale della tradizione Bon. A livello interno dobbiamo comprendere quello che rappresentano le forze energetiche che sono nascoste dietro le forme fisiche, perciò dobbiamo comprendere le energie che sono dietro al nostro funzionamento biologico, cioè vedere le energie sottili su cui si basa la nostra salute e la nostra vitalità, così come si presentano nei modelli energetici su cui agisce l’agopuntura.

Poi ci sono delle energie ancora più sottili che vengono attivate dallo yoga e dalla meditazione contemplativa. Esiste poi un livello energetico sottile che agisce oltre a quello del corpo, infatti esso scorre formando la dimensione energetica della terra che viene studiata nel feng shui, cioè nell’antica arte taoista dell’armonia con le forze dell’universo. Vi sono poi anche delle altre forze che entrano in gioco, e sono costituite dalla dimensione energetica di gruppo e del comportamento di massa che agisce e che viene studiata nel tantra.

Il tantra lavora con le energie interpersonali per orientarle correttamente all'interno del corpo, perciò agisce usando le tecniche yoga e la postura fisica, il respiro, la visualizzazione e i mantra: il tantra riconosce tutte le forme di energia come delle manifestazione di forze divine. A livello segreto agiscono le pratiche dzogchen, che riguardano la dimensione segreta dell'energia che non si descrive a parole, perché essa si trova oltre il dualismo ed è costituita dalla luminosità dell'essere.

Il dzogchen lavora con le "5 pure luci" che sono costituite dagli aspetti della luminosità dell'essere che emerge quando viene unita alla vacuità, che è la base della Grande Perfezione. Questi 3 aspetti di percezione e di pratica della scuola tibetana sono insegnamenti solo formalmente separati, perché è sbagliato pensare alle 5 energie basilari in modo settoriale, in quanto la dimensione esterna, interna e segreta non si escludono a vicenda ma si integrano reciprocamente, avvertono i maestri tibetani.

La confusione e la separazione concettuale fanno parte delle concezioni religiose che negano il corpo, sono insite nelle civiltà che negano la sacralità della terra, e vivono nelle culture che cercano il benessere materiale trascurando la realtà del cammino spirituale. Tutto quello che fa parte della vita è importante, perché tutto trae la sua origine da elementi sacri, infatti sia lo sciamanesimo, che il tantra e lo dzogchen considerano tutti gli elementi degli aspetti diversi della sacralità.

Tutto quello che proviene dagli elementi è sacro, perciò anche la natura e il corpo umano sono sacri. Gli elementi interni ed esterni ai fenomeni sono della stessa natura, perché l'acqua della terra è la stessa acqua del corpo. L'aria che respiriamo è la stessa aria che respira la terra e il cosmo, e la medesima aria scorre nello stesso spazio in cui volano anche gli uccelli.

Lo spazio che occupiamo è lo stesso spazio che occupano tutti gli oggetti, perciò è lo stesso spazio in cui sorgono i pensieri, ed è il medesimo spazio che forma tutto il cosmo. Tutto quello che esiste all'interno di questo spazio, siano delle entità sostanziali oppure entità non sostanziali, siano delle sostanze composte di materia oppure siano costituite di sostanza mentale, ricordiamoci che pur sempre il tutto è nato dai sacri elementi.

Poiché gli elementi che formano il corpo sono sacri, anche la coscienza umana, che è fatta della stessa sostanza del corpo è una cosa sacra. La saggezza e la passione, il sogno e l'incubo, la gioia e il dolore, perciò tutta l'esperienza di vita degli esseri senzienti è ugualmente la manifestazione di elementi sacri e di cose pure che interagiscono con la consapevolezza. La consapevolezza innata è anch'essa integrata con gli elementi fondamentali, perché essa è il più puro e il più sottile livello dei 5 elementi che sono in perfetto equilibrio: questa è la quintessenza della luminosità che è alla base dell'esistenza.

La consapevolezza innata è integrata con i 5 elementi, perciò la consapevolezza ci consente di entrare in contatto con il sacro, e se non siamo in grado di essere in contatto con la sacralità non potremo apprezzare nessuna forma di spiritualità. In Tibet si dice che colui che tratta ciò che lo ammaestra come un cane è come se volesse mangiare un cibo avariato, perciò mangia un cibo che non lo nutre, ma che lo avvelena: ricordiamoci che ogni esperienza della vita offre un grande insegnamento.

Se il nostro rapporto con il mondo naturale diventa un rapporto con qualcosa di vivo che è popolato di esseri fatti di elementi e di spiriti più elevati, anche il mondo naturale ci parlerà. Se ci rapportiamo alla vita e al mondo come a qualcosa di sacro, anche gli elementi naturali, il corpo e la mente diventano sacri. Imparare come essere in contatto con il sacro ci porta un senso più profondo di noi stessi, e fa emergere la parte di sacro che è racchiusa in noi.

E' in questo modo che gli sciamani che sono in contatto con la terra imparano come trovare dentro di loro il collegamento con la vita, con i poteri e con le forze che governano il mondo. Il rapporto con il sacro del mondo fa riscoprire il sacro che è racchiuso in noi, infatti riconoscere il sacro che ci circonda,e vedere il sacro che ci circonda risveglia e rafforza la parte di sacro che vive in noi: infatti le due parti si rispecchiano e si rinforzano reciprocamente.

La sacralità della vita si trova scoprendo il rapporto profondo con il tutto, infatti sebbene i rapporti di amicizia e di affetto possano aiutare e sostenere, la prima risorsa è avere dei rapporti appaganti con tutti gli aspetti del vivere. Dobbiamo sentire un rapporto sacro con l'ambiente, con le persone, con le immagini sacre, con i sentimenti più nobili, etc., perché non sentire queste sensazioni significa che la parte sacra che è vivente dentro di noi sta morendo lentamente, oppure che è già morta anche se ce ne siamo resi conto.

Ciò che non nasce dal nostro interno, ciò che non nasce dal nostro mondo interiore non ha trovato nulla all'esterno che lo abbia saputo sostenere e alimentare, perciò esso è diventato una cosa morta. Nel mondo moderno è avvenuta una cosa di questo genere, perché il contatto con il mondo naturale è diventato qualcosa che abbiamo rinchiuso nei parchi che sono assediati dal cemento. Per quanto riguarda i rapporti tra gli uomini sono sempre più collegati all'egoismo e allo sfruttamento dei singoli al danno dei più indifesi: l'amicizia e l'amore sinceri sono sempre più rari a favore di un sentimentalismo ipocrita.

La nostra civiltà è diventata una tecnologia meravigliosa priva di ogni sacralità, perciò viviamo una vita artificiale che si è ridotta a una reazione di sostanze chimiche, infatti vediamo un mondo di plastica che è scintillante di apparenze ma falso, perché è privo di vita. Il nostro mondo è diventato un paese dei balocchi che accalappia i grulli con i divertimenti, perché il divertimento è la sola fonte di soddisfazione per troppe persone: questo è il prezzo che paghiamo per un progresso che è in crisi!

La perdita del senso del sacro è diventata l'ostacolo sul cammino della spiritualità, perché anche le teorie sciamaniche sono diventate dei simboli vuoti che servono come aride tecniche di autosuggestione per aggiustare i processi psicologici difettosi. Nel mondo della crisi che vediamo intorno abbiamo veramente bisogno di rivolgerci a qualcosa di più grande e di maggiore che vada molto oltre l'aiuto che possono offrire gli amici.

Nel mondo tumultuoso in cui viviamo siamo molto fortunati se in noi è riuscita a sopravvivere un'inclinazione per la vita spirituale, e se riusciamo a trovare l'aiuto appropriato in una tradizione viva, perciò siamo fortunati se riusciamo ad aprirci alle energie sacre che ci guariscono e ci benedicono. Oggi sappiamo che il benessere non dipende più soltanto dal mondo, ma che abbiamo bisogno anche di sentire la forza di qualcosa di più grande. Queste concezioni sono riconosciute come un qualcosa di grande e di vivo: così sentiamo di poter entrare in comunione con delle forze vive e creative che si manifestano nella nostra vita.

Ma come sentire e sviluppare il senso del sacro? Possiamo ricordare che tutto è sacro, ricordare in ogni momento che lo spazio e la luce sono sacri, ricordare che ogni apparenza è bella se superiamo il pregiudizio di ciò che ci appare, e se riconosciamo la natura vibrante e radiosa che è esistente anche nei fenomeni. Ricordiamo sempre che in tutti gli esseri vive la natura del Buddha. Ogni giorno dobbiamo aprirci alla bellezza del mondo, dobbiamo aprire il nostro cuore e la nostra mente alle prospettive grandi che vanno oltre le nostre preoccupazioni quotidiane: questo significa fare esperienza del sacro.

Quando si lavora con gli elementi del sacro si lavora sull'esperienza della vita, perciò conoscere gli elementi naturali, vedere la loro bellezza e saper apprezzare i loro rapporti reciproci significa riconoscere la loro bellezza e riconoscere che non siamo lasciati mai da soli: e questo significa entrare nella sacra danza degli elementi. Vivere così significa sentire che abitiamo in un mondo vivo, in un mondo ricco di mistero, e questo ci dona delle potenzialità sempre più elevate.

Buona erranza
Sharatan