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sabato 6 ottobre 2018

La qualità del tocco



“Più forte la volontà,
più forte il flusso di energia.”
(Paramhansa Yogananda)

Di solito, noi non comprendiamo che ogni nostro tocco contiene magnetismo. Quando siamo ricolmi d’amore e tocchiamo una persona, essa può sentire la diversa qualità del tocco. Anche quando siamo pieni di odio e tocchiamo qualcuno, si può notare la differenza. E la persona si accorge quando la tocchiamo con indifferenza.

In tutti e tre i casi l’elemento magnetico fluisce in noi attraverso canali diversi. Inoltre, se concentriamo con una volontà totale la mente sulla nostra mano, le forze magnetiche diventano fortissime. Franz Anton Mesmer li chiama “passaggi magnetici”.

La moglie di Aldous Huxley ha raccontato, nelle sue memorie, uno strano episodio. Era una psichiatra che incontrò Huxley mentre la sua prima moglie era ancora in vita. Egli l’aveva chiamata come medico, e lei andò a casa sua per sottoporlo a psicanalisi. Lo fece sdraiare su un lettino e gli parlò per quasi due ore.

Comprese, però, che Huxley era una persona così intelligente che sarebbe stato difficile cavarne alcunché: ovviamente le persone intelligenti sono difficili da trattare! Qualunque cosa dicesse, Huxley ne sapeva di più: aveva letto tutti i libri cui lei faceva riferimento, e anche di più. Le spiegò perfino il significato e la terminologia delle parole che usava.

La situazione si fece difficile; il paziente era più preparato, più colto e intelligente della terapeuta. Huxley era uno degli uomini più colti del suo tempo; la donna era solo un dottore comune, una psichiatra, mentre Huxley era un uomo di genio.

Dopo un paio di ore, lei si innervosì, e comprese che l’uso di termini scientifici non l’avrebbe condotta fa nessuna parte. Naturalmente, coloro che conoscono il significato esatto di una parola spesso non ne colgono il senso autentico, restano bloccati al significato letterale. La terapeuta fu presa dallo sconforto: era evidente che quello che stava facendo non funzionava.

Improvvisamente si ricordò che Huxley sapeva qualcosa dei passaggi magnetici, per cui gli chiese: «Ho sentito dire che tu sai qualcosa dei passaggi magnetici, è vero?» A quelle parole, Huxley si scosse; fino a quel momento si era dimostrato dubbioso e scettico, adesso la sua attenzione parve risvegliarsi. Infatti chiese subito alla donna di sdraiarsi sul lettino.

Lei si sdraiò, nella speranza che grazie a quello scambio di ruoli, l’interesse di Huxley si risvegliasse. Infatti, dopo quasi due ore passate sdraiato sul lettino, Huxley cominciava davvero a sentirsi a disagio. Quando la terapeuta si fu sdraiata, lui fece dei passaggi magnetici a dieci centimetri dal suo corpo.

È una tecnica molto semplice: tieni le dita a dieci centimetri di distanza dal viso e scuotile vigorosamente; quando avverti l’elettricità che fluisce dalle dita, falle scorrere dalla testa ai piedi. Huxley eseguì questa tecnica e, dopo dieci minuti, la donna entrò in uno stato di pace molto profonda.

Aveva escogitato tutto ciò per coinvolgere Huxley: alla fine si alzò e chiese a lui di sdraiarsi di nuovo, riprendendo in mano la seduta. Dopo un po’ la donna ritornò a casa, ma non riusciva a liberarsi da una forte sonnolenza. Rimase tutto il tempo come in uno stato di dormiveglia, senza riuscire a capire cosa accadeva.

Il giorno dopo telefonò alla moglie di Huxley e raccontò di come si sentisse in quello spazio insolito. La moglie di Huxley le chiese: «Ricordi se Huxley ti ha risvegliata?» La donna rispose:«No, non mi ha risvegliata. Mi sono alzata da sola.»

Udendo quelle parole, la moglie chiamò Huxley e gli disse:«Aldous ti sei dimenticato di risvegliare Laura: è ancora in stato di sonnolenza.» Huxley rispose:«Prima che potessi risvegliarla, si è alzata da sola. Poi abbiamo ripreso a parlare, e me ne sono dimenticato.»

Huxley non aveva ritirato l’energia che aveva trasmesso attraverso i passaggi magnetici e quell’energia seguì la donna per quasi due giorni. Quando l’energia viene trasmessa, le mani si muovono dalla testa ai piedi; quando viene ritirata, le mani vanno mosse dai piedi alla testa.

Vi sono alcuni punti del corpo particolarmente sensibili: l’energia li attraversa molto rapidamente. Il più sensibile di tutti i punti è situato in mezzo agli occhi: viene chiamato 'ajna chakra' ossia terzo occhio. (Osho, Aprirsi alla vita, Mondadori ed.)

venerdì 7 ottobre 2016

Il giardino delle qualità



“Tutto ciò che entra nel cuore
è un ospite del mondo invisibile:
trattalo bene.”
(Jalāl al-Dīn Rūmī)

Il mondo è per me come un giardino in cui vedo sbocciare tutte le qualità umane. Come l'ape, la mia mente vola alla ricerca dei fiori delle buone qualità. Troppe persone si comportano come le mosche e 'svolazzano' con insistenza intorno a Dio, finché qualcosa non attira la loro attenzione; allora, volano via anche se ciò che le attrae è dannoso allo spirito. L'ape cerca soltanto i fiori che producono il miele migliore. Voi dovete essere un'ape divina, che si nutre esclusivamente della dolcezza e della bontà del miele di Dio.

Ricordate ciò che vi dico, e cercate di assorbire le buone qualità degli altri. Quando adoriamo e assaporiamo la bontà umana possiamo trovare Dio. Egli è il miele e noi potremo godere la presenza del Signore nelle sue dolcissime qualità manifeste negli esseri umani. Dio è presente in tutte le cose buone ed è lui che contempliamo sia nella natura sia nelle buone qualità degli uomini. La sua magnificenza si mostra nell'armonioso scenario della natura. Il suo respiro alita nel vento.

La sua divinità ci sorride nei fiori. Le qualità dell'amore, della pace e della gioia che crescono nel giardino dei cuori umani riflettono la sua bontà e la sua bellezza. Chi cerca il male vede ovunque il male. Chi cerca la bontà vede ovunque la bontà. Fate che i vostri occhi contemplino soltanto la bellezza affinché l'orrore del male scompaia dalla vostra coscienza.

Quando cercate il male, quando siete negativi e vi soffermate sui pensieri negativi, il mondo vi appare come una spaventosa foresta. Quando cercate la bontà, quando siete buoni e positivi, il mondo si trasforma in un bellissimo giardino. La Bhagavad Gita insegna che colui il quale pensa in modo negativo e vede il male nel mondo diventa il nemico del proprio Sé e il Sé si comporta con lui come un nemico. Invece chi vede solo la bontà diventa l'amico del proprio Sé e il Sé si comporta con lui come un amico.

Se sarete nemici di voi stessi, trovando il male in tutte le cose, il vostro vero Sé sarà il vostro nemico. E se sarete amici di voi stessi, assorbendo da tutto ciò che vi circonda le buone qualità, il vostro vero Sé sarà il vostro amico. Nel mondo, quindi, cercate soltanto il bene e fate il bene. Cercate costantemente Dio, invece di lasciarvi andare ad azioni e a pensieri negativi, e troverete la pace della mente e la felicità. Prima o poi dovrete liberarvi dal male. Perché non lo fate ora?

Per quanto vi siate lasciati avviluppare dalle azioni e dai pensieri negativi, queste abitudini sbagliate non potranno rendervi schiavi per sempre. Crediamo di non poterci liberare dalle dannose tentazioni dei sensi, dalla gelosia, dall'ira, eppure nessuna emozione potrà impadronirsi per sempre dell'anima. Così, miei cari, non permettete a nessuno di chiamarvi peccatori. Voi siete figli di Dio, perché egli vi ha fatti a sua immagine.

Se negherete l'esistenza di questa immagine commetterete proprio contro di voi il peccato più grande. E se peccherete contro di voi, anche Dio vi sarà ostile. Dite piuttosto: «Anche se i miei peccati sono profondi come l'oceano e infiniti come le stelle, tuttavia io sono invincibile, perché sono lo Spirito stesso». L'oscurità può regnare in una grotta per migliaia di anni, ma sparirà come se non fosse esistita mai quando illuminerete la caverna.

Analogamente, quali che siano i vostri difetti, non appena la luce della bontà li illuminerà non vi apparterranno più. È così grande la luce dell'anima, che le incarnazioni del male non possono distruggerla. Ma le temporanee tenebre del male, che voi stessi avete creato, rendono l'anima infelice, perché voi soffrite in quella oscurità.

Potete scacciarla quando nella profonda meditazione si apre l'occhio spirituale e la vostra coscienza è pervasa dalla sua luce divina che tutto rivela. Nessuno può salvarvi. Voi salverete voi stessi non appena comprenderete questa verità: «Io sono la Luce. L'oscurità non era stata fatta per me, e non potrà mai nascondere la luce della mia anima.» (Paramhansa Yogananda)

domenica 11 settembre 2016

I limiti dei sensi fisici



“La sostanza fondamentale dell’Universo è la coscienza.”
(Paramhansa Yogananda)

“La scienza ci ha insegnato molte cose circa gli intricati meccanismi del nostro universo e le sostanze delle quali tutti siamo fatti; ma c'è ancora da scoprire un vasto campo di conoscenza. Noi percepiremmo di più e apprezzeremmo di più se sviluppassimo i poteri nascosti dei nostri organi sensori. Le cose che dovremmo vedere con i nostri occhi non le vediamo; quelle che dovremmo udire con i nostri orecchi non le udiamo, perché i nostri sensi sono troppo abituati, troppo attaccati alle esperienze del limitato, denso mondo fisico.

Libertà da questo attaccamento non significa negazione del godimento sensorio; essa, anzi, permette un ampliamento delle facoltà sensorie date da Dio fino al loro massimo potenziale spirituale. Sul piano materiale l'uomo ha scoperto vari modi di accrescere il suo potere visivo. L'occhio fisico nudo riceve soltanto limitate impressioni di colore. Ma sotto la luce ultravioletta, pezzi di roccia dall'aspetto incolore, ma in cui sono presenti certi minerali, riveleranno luminosi colori.

Togliete la luce ultravioletta e i sassi riassumeranno il loro aspetto scialbo. Molti colori nel mondo fisico, come l'azzurro del cielo, sono in realtà illusioni ottiche causate dalla luce riflessa da particelle di vario tipo. Poiché i vostri occhi registrano solo una scala limitata della vibrazione creativa che fa tutte le cose nell'universo, non vedete i sottili colori astrali nascosti in tutto ciò che vi circonda. In ogni essere, oggetto e vibrazione del mondo fisico esiste la sua controparte sottile astrale, composta di luminosa energia vitatronica.

Se solo poteste vederli, sareste sbalorditi della loro bellezza. Anche le tinte più splendide, visibili sulla terra, appaiono brutte, grossolane e confuse in confronto ai magnifici colori del mondo astrale. Così, né i vostri occhi né i vostri orecchi possono registrare tutto il possibile. Non potete sentire i profumi astrali, né percepire con gli altri organi dei sensi le miriadi di forme e impressioni più sottili che attraversano l'etere.

Se san Francesco fosse qui, in questo istante, nella sua forma astrale, non sareste in grado di vederlo, udirlo e toccarlo. Eppure è possibile penetrare oltre gli ordinari limiti sensori, perché io l'ho veduto. Spesso l'uomo non ha conoscenza nemmeno di cose che i suoi sensi possono percepire. Le persone dagli occhi percettivi vedono la bellezza ovunque. Altri agiscono come se non avessero occhi; pur trovandosi in un posto bellissimo, non "vedono" niente.

Quando visitai il Messico e vidi i "Giardini galleggianti" del Lago Xochimilco, la loro bellezza riempì il mio cuore della consapevolezza dell'Artista Divino. Questi giardini sono ora diventati "isole" fisse, poiché le radici delle piante si sono da lungo tempo ancorate sul fondo del lago, assai poco profondo. Un altro uomo, che stava lì vicino, sembrava egualmente assorto. Ma qualcosa mi diceva che egli non vedeva ciò che vedevo io, perciò gli chiesi quale fosse la sua reazione a quella scena pittoresca.

«Stavo pensando al modo di prosciugare il lago per guadagnare terreno», rispose. Essendo un ingegnere, vedeva il lago a modo suo. Così noi vediamo le cose a seconda delle nostre differenti mentalità e dei nostri umori. Ogni anima è rinchiusa in una vibrazione composta di sensazioni, pensieri, sentimenti: tutti i fattori che formano l'essere, o la coscienza di una persona. Ciascuno è fatto diversamente, ha una vibrazione diversa.

Tutte le cose che avete fatto dalla vostra infanzia in poi sono immagazzinate in forma succinta, come tendenze, nel vostro cervello. Esse fanno di voi ciò che siete. Poiché non vediamo questo elementare disegno, ci chiediamo perché le persone si comportano in un determinato modo. Certune si eccitano all'improvviso, oppure, senza ragione, si arrabbiano o si deprimono, anche se non ne sanno il perché.

Alcuni sono sempre occupati a criticare o a spettegolare sugli altri, mentre dovrebbero fare un bel po' di "pulizia" a "casa propria"! Le invisibili tendenze registrate nel cervello costringono ciascuno a comportarsi in un certo modo. Tali modi seppelliscono l'anima, impedendo all'uomo di esprimere il suo vero Sé. L'uomo: quanto è complesso! Ciascuno, in sé, è un romanzo completo.

L'uomo, oltre a mangiare, dormire e lavorare, dovrebbe ricevere qualcosa dalla vita. Chi pensa, comincia a domandarsi quale sia il senso della vita. Osserva e si chiede perché le cose accadano, o non accadano, in un certo modo. Noi abbiamo una prima e poi una seconda serie completa di denti; perché non una terza? Cos'è che causa questa disposizione? Ciò accade perché l'uomo accetta, senza discuterli, molti pensieri ingannevoli di limitazioni fisiche e permette a queste di governare la sua presente sfera di esistenza.

Chi pensa non accetta l'inevitabile; rivolge i propri sforzi al compito di mutarlo. Questo è l'elemento che rende possibile il progresso. Io mi entusiasmo quando vedo i grandi centri industriali, le notevoli invenzioni e altri eccezionali raggiungimenti dell'uomo. Quante cose sono uscite dal cervello umano! E il cervello stesso è infinitamente più complesso di qualunque cosa esso abbia prodotto.

C'è la storia di un certo re, che dimostrava tale affettuosa considerazione per il suo primo ministro da rendere gelosi altri personaggi della corte, che osservavano tale evidente predilezione del monarca. Rendendosi conto di questo, il re volle mostrare loro perché egli prediligeva il ministro. Poiché udiva a distanza una musica, il re si rivolse a uno dei cortigiani dicendo: «Per favore, informati di ciò che accade.»

Dopo qualche tempo l'uomo tornò, dicendo che si trattava di un corteo nuziale: «Chi si sposa? », domandò il re. Il cortigiano non lo sapeva, e fu mandato un altro uomo di corte. Questi ritornò portando la risposta all'ultima domanda del re; ma quando il sovrano chiese ancora un'altra cosa, l'uomo non seppe rispondere. La stessa cosa accadde ad ogni cortigiano che, a turno, venne mandato ad informarsi.

Infine il re fece chiamare il primo ministro e gli chiese di scoprire cosa stesse accadendo. Quando il ministro tornò, il re lo oppresse di domande, e lo sveglio e coscienzioso primo ministro fu in grado di rispondere a ciascuna di esse in modo soddisfacente. Moltissime persone sono tarde di mente come quei cortigiani. Non sono necessariamente stupide, ma solo mentalmente troppo pigre per fare uno sforzo che trascenda la necessità più ovvia.

Io posso perdonare la pigrizia fisica (che può avere una causa fisica giustificabile), ma non esiste una scusa per la pigrizia mentale! I pigri mentali non amano pensare perchè perfino questo sembra loro un lavoro eccessivo. Pensare è affascinante. Nessuno sarà mai capace di catalogare tutte le tendenze e le percezioni della mente, perché la sua capacità è infinita. Ma la mente non può produrre un pensiero originale; non esiste una sola idea cui Dio non abbia già dato origine nel concepire le Sue creazioni passate presenti e future.

Perciò, se pensate con sufficiente intensità a un determinato soggetto, la risposta a ogni quesito in merito arriverà. Oltre che pensare, voi dovete sentire; se non avete il sentimento da affiancare al pensiero, non riuscirete sempre a raggiungere la conclusione giusta. La facoltà di sentire è un'espressione dell'intuito, il ricettacolo d'ogni conoscenza.

Sensibilità, sentimento e pensiero, o ragione, devono essere bilanciati; solo allora la divina immagine di Dio in voi, cioè l'anima manifesterà in pieno la sua natura. Perciò lo Yoga insegna a bilanciare le nostre facoltà di raziocinio e sentimento. Chi non possieda entrambi in eguale misura non è una persona pienamente evoluta.” (Paramhansa Yogananda, L’eterna ricerca dell’uomo, Astrolabio ed.)

giovedì 26 novembre 2015

Piccoli passi



“Sii calmo nell’attività e attivo nella calma.”
(Paramhansa Yogananda)

Un giorno chiesero a Paramhansa Yogananda: “Il sentiero spirituale ha una fine?” e lui rispose: “Niente affatto. Si va avanti finché non si raggiunge l’infinito.” Troppo spesso viviamo pensando di poterci riposare oppure crediamo che saremo felici solo dopo aver raggiunto un certo obiettivo, solo dopo aver comprato qualcosa, solo dopo aver trovato un nuovo amore, solo dopo aver risolto un problema… insomma, saremo felici solo dopo qualcosa che bisogna raggiungere.

E così rinforziamo l’idea che c’è qualcosa che ci impedisce di essere in pace e di poter godere quello che già abbiamo. Questo atteggiamento non facilita il percorso spirituale perché non ci permettiamo di riposare perciò anche la nostra ricerca spirituale diventa uno stress. Questo ci accade perché non sappiamo che la regola d'oro della vita pratica e della ricerca spirituale è quella di non essere impaziente.

Per riuscire nella ricerca è necessario prepararsi con calma e avanzare con passo lento ma più sicuro. Nel mondo spirituale non si ammettono errori e anche la più piccola distrazione può causare un disastro. L'impazienza e la distrazione non vengono perdonati. Non dobbiamo permettere che l’impazienza ci renda tesi, perché il vero progresso spirituale non si potrà mai forzare.

Non dobbiamo permettere che il nostro ego imponga il suo ritmo, perché è l’ego ad imporre la sua impazienza, è lui che vuole avere subito e tutti i frutti del suo lavoro. Il problema è che, più cerchiamo il riposo dopo l’azione più diventiamo irrequieti. Il riposo va ricercato e apprezzato durante l’azione, perché il percorso di miglioramento non ha mai fine.

Ma questo è il concetto che viene compreso con più facilità solo dalla mente che è abituata a meditare. Il maggiore ostacolo per il progresso spirituale è che la mente subconscia limita la comprensione della vita. Il subconscio è il terreno che spesso ci dimentichiamo di curare e di seminare, perché la mente occidentale considera l'inconscio, il luogo dell'incoscienza.

In realtà questo terreno è tutto fuorché incosciente, perché è solo un luogo della coscienza di cui non siamo dinamicamente coscienti. In questo luogo si accumulano i pensieri, le azioni, le memorie ed i sedimenti della società perciò tutti questi condizionamenti sono presenti e attivi, sebbene nascosti. Sono non elaborati, ma esercitano un potente influsso, anzi, spesso condizionano le decisioni che prendiamo.

Tutte le abitudini che sviluppiamo ci portano a vivere con molta automaticità, perciò la nostra attenzione e la nostra determinazione non riescono a restare focalizzate sulla semplice azione che stiamo compiendo. L’abitudine è il trucco più amato da una mente che non vuole faticare, perciò l’abitudine è comoda ma non fa pensare.

Questo è il motivo per cui le persone continuano a fare delle azioni che sanno non gli porteranno nessun vantaggio. È la parte subcosciente che spinge ad agire automaticamente perciò diventiamo inconsapevoli anche della nostra limitata libertà. Ma ci sono molti modi per dominare l’azione dei pensieri e delle abitudini dannose che salgono dal subconscio. Un modo è quello di darsi solo ordini buoni facendo solo azioni giuste e coltivando solo dei pensieri elevati.

L’altro modo è quello di privare il subconscio degli impulsi distruttivi o negativi perciò di non alimentare quei pensieri negativi e quelle azioni ingiuste. Quando togliamo l'energia a qualcosa la indeboliamo. E, se togliamo il nutrimento alle cose ingiuste e negative dovremo usare meno energia per creare o rinforzare i pensieri giusti e le azioni positive.

Il modo migliore per purificare il subcosciente è quello di rivolgersi verso l’alto cioè rivolgersi al supercosciente, dice Yogananda. La mente cosciente è l'alleato più affidabile per aiutarci nella battaglia per l’indipendenza dell’anima. Le filosofie orientali indicano alcuni atteggiamenti che ci aiutano a conquistare un cuore tranquillo e ci indicano dei passi concreti e sicuri per raggiungere la pace della mente.

Gli insegnamenti vengono divisi tra le cose che si devono fare e le cose che si devono evitare, e vanno considerati come raccomandazioni piuttosto che come imposizioni. I divieti vengono presentati per primi perché si crede che è preferibile eliminare i difetti piuttosto che costruire su un terreno malsano, perciò le prime attitudini sono dette “yama” ossia controllo.

Può sembrare strano che questi principi vengano definiti come negativi, ma la ragione è che essi diventano delle virtù quando si eliminano le loro qualità opposte cioè quando si eliminano le caratteristiche al negativo. Ogni regola che definisce un controllo ha lo scopo di favorire l’emergere della virtù innata dell’essere perché yama ha lo scopo di eliminare la sporcizia dell'essere.

La prima regola è quella che fu diffusa dal Mahatma Gandhi cioè ahimsa che corrisponde alla non-violenza. C’è una ragione per cui l’invito a sviluppare la benevolenza per il prossimo è diffusa in negativo. Il motivo è che dobbiamo eliminare dal nostro cuore l’impulso a fare il male, l’impulso ad attaccare ed a nuocere al nostro prossimo. Solo se lo facciamo, la benevolenza si manifesterà come una qualità che sorgerà naturale e spontanea dal nostro cuore.

L’impulso a fare il male si ritorce contro l'anima e danneggia l’ambiente in cui si vive: è un prodotto molto inquinante. Essa ci aliena dalla vita dell’anima e alimenta tutte le illusioni dell’ego. L’importante non è quello che diciamo ma è l’atteggiamento interiore, perciò il vero ricercatore spirituale deve coltivare sempre un atteggiamento non-violento. Inoltre, la volontà di fare il male agli altri produce una forte tensione interiore che contrasta la pace interna.

L’altro atteggiamento da coltivare è quello di evitate la menzogna, e anche questo viene indicato in negativo. La ragione è che abbiamo la tendenza naturale a essere sinceri se non cedessimo al desiderio di distorcere la realtà per assecondare i nostri desideri, infatti diventiamo bugiardi. La verità è sempre benefica anche se dire qualcosa può causare delle conseguenze positive o negative.

Se vediamo che rivelare qualcosa produce più male che bene dobbiamo capire se quella è una verità elevata. Ma se diventa impossibile essere sinceri perché l’altro può soffrire dobbiamo preferire il non dire nulla. La perfezione dell’astensione dalla bugia sviluppa un potere mentale che produce la chiarezza, una limpida intuizione e la piena comprensione. Ogni nostra affermazione deve essere positiva e sempre gentile, o almeno a livello di intenzione.

L’altro ammonimento è la non-avarizia dove l’avarizia è intesa come desiderio di guadagno o profitto. Un ricercatore spirituale deve rinunciare al desiderio di avere quello che nono ha conquistato con i suoi meriti. L’aspetto positivo è il rinforzo della convinzione che se non meritiamo qualcosa non potremo attrarla.

L’altro aspetto positivo è quello che dobbiamo agire senza essere stressati perciò possiamo agire senza essere attaccati al risultato del nostro agire. Le cose si ottengono faticando, perciò il rimedio non è quello di volere tutto senza avere fatto nulla ma quello di agire e di sentirsi in pace sapendo di aver fatto al meglio.

Il desiderio di avere porta la mente verso l’esterno e gli impedisce di percepire la pace del Sé interiore. La qualità che sviluppa la non-avarizia quando viene sviluppata al sommo grado è il potere magnetico di attirare tutto senza fare alcuno sforzo. La conseguenza è che la persona non deve preoccuparsi che qualche bisogno non venga soddisfatto, perché sa con certezza che tutto questo avverrà.

La prescrizione che si accompagna alla non-avarizia è la non-accettazione che qualcuno traduce come il fatto di non accettare doni perché questo comporterebbe la contrazione di un debito karmico. Il potere che si conquista quando la prescrizione viene portata alla perfezione è la capacità di ricordare le vite passate.

Yogananda diceva che per ricordare le vite passate è necessario ritirare la nostra coscienza e la nostra energia dal corpo ed entrare in uno stato di supercoscienza. Quando l’anima non è più identificata con il presente può ricordare le sue passate identità. Non-avarizia e non-accettazione sono collegate perché non-avarizia è non essere attaccato a ciò che è nostro, invece non-accettazione è non essere attaccato a quello che riteniamo essere nostro.

L’altra prescrizione al negativo riguarda l’autocontrollo ossia il brahmacharya cioè il fluire con Brahma. E questa è una delle raccomandazioni più fraintese perché è stata sempre stata riferita all’astinenza sessuale anche se il senso non è solo questo perché la sua applicazione è molto più ampia.

La raccomandazione è controllo di ogni appetito inferiore, infatti l’insegnamento è un invito a vivere identificati con lo Spirito Supremo e di realizzare se stessi come anima e non come ego rivolto a soddisfare gli istinti del corpo. La raccomandazione è quella di dirigere lo sforzo gradualmente verso l’alto cioè verso il cervello anche durante il godimento stesso.

Il ricercatore deve essere padrone e non servo dei suoi istinti, perciò il piacere deve scaturire dalla sua stessa sorgente cioè il Sé. Il potere che si ottiene è l’accesso ad un’energia illimitata che alimenterà il nostro entusiasmo e la nostra creatività, perché essi fluiscono senza ostacoli e senza delle condizioni che provengono dall’esterno. L’energia è illimitata perché proviene dalla stessa fonte della vita che scorrono dentro di noi.

I precetti che vengono offerti lungo i sentieri della ricerca spirituale sono cinque come le raccomandazioni e sono: purezza, appagamento, austerità, introspezione cioè studio di sé e devozione al Signore Supremo. Ma ancora una volta esse vanno comprese con profondità e in modo sottile. La purezza è quella del cuore che deve affiancare la purezza del corpo.

L’appagamento è l’atteggiamento che dobbiamo conservare anche davanti alle sventure della vita senza indulgere nel vittimismo. L’austerità è rivolta al distacco dalle vicissitudini esterne, l’introspezione è il tempo che dobbiamo dedicare alla nostra autoconoscenza e all’autoanalisi.

La devozione al Signore Supremo è riferita alla devozione che deve essere rivolta all’interno e non ostentata con vuoti rituali. Ma la cosa più interessante è notare come i precetti siano strettamente correlati alle prescrizioni opposte di cui sono complementari. Infatti, entrambi sono necessari per quelli che percorrono i sentieri spirituali.

Non esiste strada più sicura per arrivare al Divino, anche se il cammino è infinito. Questo percorso fu quello che venne indicato dall’antico saggio Patanjali, e ancora oggi viene considerato come il primo dei due stadi del sentiero spirituale. Dobbiamo perfezionare prima di tutto questo primo percorso se vogliamo avanzare verso livelli più alti.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 23 novembre 2015

Aurora e crepuscolo



“All’alba del Giorno di Brahma tutta la creazione,
immanifestata, emerge dal suo immanifesto stato:
al crepuscolo dell’incipiente Notte di Brahma,
tutta la creazione sprofonda nuovamente
nel suo stato immanifesto.”
(Bhagavad Gita, 8,18)

In molte culture arcaiche si tramanda che il tempo cosmico viene scandito dal susseguirsi di grandi età con cui l’universo si rinnova periodicamente. La versione più complessa e articolata dei cicli periodici delle ricreazioni e dissoluzioni perenni dell’universo è narrata nell’Atharva Veda. Ma esiste anche una versione simile nella mitologia germanica dove si racconta della distruzione finale, Ragnarǫk, da cui sorgerà una nuova creazione.

La dottrina indiana divide il tempo cosmico in 4 cicli detti yuga ossia età, e afferma che ogni età è preceduta da un’aurora e seguita da un crepuscolo che fanno parte di quell’età. Un ciclo completo è un mahayuga ed è composto da 4 yuga cioè da 4 età di durata diversa poiché la prima età è sempre la più lunga mentre le età susseguenti sono, progressivamente, sempre più corte.

Yogananda dice che gli yuga sono quattro, perché il numero 4 possiede una profonda risonanza simbolica con la progressione della relatività dell’esistente. In effetti, nelle dottrine indiane vengono citati i 4 stadi della vita e anche i guna che vengono indicati come 3, per Yogananda, in realtà sono 4 perché rajas contiene la sottocategoria sattwa-rajas. Ogni ciclo cosmico inizia con la prima età ossia il Krita-yuga o Satya-yuga che dura per 4.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo.

Subito dopo subentra la seconda età, Treta-yuga, che dura 3.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. La terza epoca è Dwapara-yuga che dura 2.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. La quarta e ultima età è Kali-yuga che dura solo 1.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. Queste 4 età formano un ciclo completo detto Mahayuga che comprende nascita, splendore, logoramento e distruzione.

I 12.000 anni di Mahayuga formano un “anno divino” di Brahma che dura 360 anni perciò il tempo che passa tra un Giorno e una Notte di Brahma dura 4.320.000 anni che formano un ciclo cosmico. E mille mahayuga formano un kalpa e 14 kalpa formano un Manvantara perciò un kalpa equivale ad un Giorno di Brahma e un altro kalpa equivale ad una Notte di Brahma. Si insegna che 100 giorni di Brahma formano la lunghezza della sua vita, ma la durata di un tempo incommensurabile non esaurisce la durata della vita del cosmo. Nelle dottrine indiane si insegna che, neppure gli dei vivono per sempre perciò, dopo la fine del nostro Brahmanda Solare, nascerà un nuovo Sole.

La cosa interessante è che nei 4 yuga prevale la mentalità delle 4 caste in cui vengono divisi gli uomini. Nell’età oscura, Kali, prevale la mentalità del tipo Shudra cioè il contadino. Queste persone si identificano solo con il corpo fisico, mentalmente sono orientate solo verso i problemi e non verso le soluzioni. Essi affrontano le situazioni solo con la forza dei loro muscoli, con l’istinto o con le loro emozioni, e se non la spuntano cadono in preda al vittimismo. Per loro non esiste altro punto di vista che ciò che sentono e non sanno mettersi nei panni degli altri perciò hanno un’intelligenza molto limitata.

Dwapara è l’età dell’energia in cui viviamo attualmente in cui è preponderante il Vaishya cioè il mercante. In questa età non vediamo affermarsi ancora la consapevolezza, ma si afferma l’intelligenza che viene usata per avere un guadagno personale. Lo scopo di questo tipo umano è quello di trovare il massimo vantaggio perciò è molto più facile che questa età possa far sviluppare l’astuzia piuttosto che l’intelligenza che conduce alla saggezza. Le epoche Qwapara favoriscono le persone che hanno la mente da commercianti e che cercano di comprare e vendere tutto a tutti.

Invece Treta vede affermarsi il potere della mente perciò predomina la mente del Kshatriya cioè il guerriero. Costui cerca di espandere la sua libertà perché non tollera la limitatezza dell’ego perciò cerca di includere nella sua felicità il maggior numero di persone. La sua mente vuole orizzonti sempre più ampi, perciò più che a dominare pensa a servire gli altri e vuole sacrificarsi per il bene altrui. Vede il bene e l’ingiusto come dei principi astratti che non vengono collegati al suo tornaconto personale perciò ha la capacità di vivere seguendo i suoi principi. L’esempio migliore è il leader che mette la vita al servizio del bene comune, e la cui gioia maggiore è servire il bene degli altri.

L’età Satya o Krita è un’epoca spirituale in cui prevale la coscienza del tipo Brahmin cioè il bramano. Quando l’evoluzione umana ha raggiunto questo livello, l’ego vuol essere guidato solo dalla supercoscienza. E quanto più in alto si sale tanto più intensamente si potranno raggiungere stati di coscienza che diventano livelli sempre più elevati di evoluzione. In questa età cresce il desiderio di mettersi in contatto con la Divinità perciò si espande una consapevolezza sempre maggiore. Nella mente del bramano nasce la percezione e il rispetto per ogni forma di vita, perciò egli vuole aiutare l’umanità e comprende che l’unica cosa che conta è l’unione con Dio, infatti siamo nello stadio del maestro spirituale.

Le creazioni cosmiche si susseguono in modo ciclico, perciò ogni ciclo, mahayuga, è formato sempre dal ripetersi di 4 età cioè da krita, treta, dwapara e kali che finiscono sempre con un Pralaya che è una totale dissoluzione. Durante questa dissoluzione totale, le forme regrediscono ritornando nella massa amorfa delle origini. Questo avviene alla fine di ogni kalpa con il Mahapralaya. Una fase di Pralaya chiude i cicli del cosmo e anche i cicli della storia terrestre, perché le varie età si ripetono sempre in questo medesimo ordine.

E, alla fine del millesimo ciclo, verrà un Mahapralaya che vedrà una completa dissoluzione del nostro Brahmanda solare: e, in seguito, nascerà un nuovo sole. Nella Bhagavad Gita, Krishna insegna ad Arjuna che esistono due tipi di pralaya: quello parziale e quello totale. Quello totale avviene con il totale ritiro di tutta la creazione manifesta alla fine del Giorno di Brahma seguito da un’incalcolabile Notte di Brahma. Invece un pralaya parziale avviene quando la presenza di Dio si ritira dalla vita umana, perciò arriva la rovina che è la mancanza dell’ispirazione di Dio.

Yogananda dice che vediamo un Pralaya totale quando osserviamo l’affievolirsi della manifestazione consapevole di Dio che porta la confusione e la decadenza graduale dell’uomo. Il Pralaya totale è una totale scomparsa di Dio perché l’uomo non fa nulla per realizzarlo in se stesso e all’esterno. Quando vediamo un Pralaya parziale sappiamo che, più di ogni altra cosa gli uomini hanno bisogno di Dio, ma il parziale ritirarsi di Dio dalla creazione manifesta, produce una riduzione del potere magnetico di Dio con cui gli uomini vengono attratti verso l’illuminazione.

Se non esistesse questa forza che ci attira verso l’alto, ci resterebbero ben poche speranze, dice Yogananda. Ma accade che, in alcune età cosmiche predominano alcuni guna rispetto ad altri. Infatti, in alcune età prevale il sattwa guna cioè la qualità elevante, mentre in altre età spicca il rajoguna cioè la qualità attivante. In altre età, invece, predomina tamaguna cioè predomina la qualità oscurante, e quando sattwaguna si ritira oppure viene oscurato, il genere umano cade in rovina.

Secondo i calcoli di Swami Sri Yukteswar, nel 700 a.C. la Terra era entrata in un lungo ciclo discendente cioè nell’epoca oscura del kali-yuga che seguiva un’epoca di relativa illuminazione. Da allora, la maggior parte dell’umanità ha smarrito molto del suo potere spirituale, della sua chiarezza mentale e della precedente capacità di comprensione che aveva in passato. Satya-yuga era l’iniziale epoca d’oro della saggezza, è il tempo dello splendore della comprensione umana che si è trasformata nell’epoca del discernimento, Treta-yuga.

Da essa siamo discesi nell’età dell’energia, Dwapara-yuga in cui siamo attualmente, e che ci vedrà discendere ancora più fino all’età più bassa, Kali-yuga, in cui la comprensione dell’uomo si sarà fissata sul pensiero che solo la materia è reale e sostanziale. Yogananda dice che, dal tempo in cui fu scritta la Bhagavad Gita, il ciclo sta nuovamente risalendo e dal 18° secolo siamo entrati nel Dwapara-yuga ascendente. Infatti, negli ultimi 3 secoli, l’uomo è riuscito a capire che la materia è una vibrazione di energia perciò l’umanità ha iniziato a capire che l’energia è l’elemento essenziale per il funzionamento di ogni cosa.

La dottrina tradizionale insegna che, durante il Satya-yuga il Dharma possiede 4 gambe, durante il Treta-yuga possiede 3 gambe, durante il Dwapara sta 2 gambe, invece durante il Kali-yuga si regge su una sola gamba. Durante il Kali-yuga, il dharma riesce a stare in piedi in modo molto precario perciò l’uomo ha meno energia e riesce a godere in modo relativo dei piaceri. Al prosciugamento d’energia segue il precoce invecchiamento, la graduale perdita di chiarezza mentale, il costante aumento dell’egoismo, della cupidigia e dell’autoindulgenza che sono malattie dell’ego.

Durante il Kali-yuga per l’uomo è difficile capire che ogni stato di coscienza contiene anche il suo opposto, perciò non sa capire che la gioia non dura e che, nel dolore, sono contenuti i semi della gioia e della felicità. Il Mahabharata conferma che l’età del declino vede una diminuzione della durata della vita, un rilassamento morale e il declino dell’intelligenza e della consapevolezza umana. La decadenza è sempre una decrescita biologica, intellettiva, sociale, etica, spirituale e così via, perché tutte le età finiscono sempre con periodi di grande buio.

E allora vediamo i tempi in cui gli uomini hanno solo una relativa illuminazione spirituale, le epoche in cui tutti sono impegnati solo a ricercare i loro interessi perciò prevale il buio e l’odio, la violenza e la guerra. Infatti i Veda furono scritti quando i rishi videro che stavano arrivando i tempi oscuri in cui gli uomini non avrebbero più avuto più una memoria capace di ricordare i loro sacri insegnamenti. Per gli antichi indiani, l’invenzione della scrittura fu il segno dell’involuzione della coscienza dell’uomo che perdeva l’illuminazione e la memoria.

I maestri indiani dicevano che esistevano 4 livelli di comprensione dei Veda perciò chi possiede maggiore elevazione spirituale raggiunge il Chatturveda cioè la comprensione di 4 Veda. Alcuni raggiungono il Triveda cioè la comprensione dei 3 Veda, altri quella del Dubey ossia quella dei 2 Veda. Il livello di comprensione di un solo Veda che è quello che prevale nella mente moderna che legge e non comprende, perché la comprensione spirituale si è completamente ottenebrata.

I Veda non si comprendono perché le parole hanno cambiato il loro significato originario, e anche perché oggi gli uomini sono illuminati in modo relativo. Ma, dal ciclo perenne di creazione, distruzione e ricreazione si può sfuggire solo con un atto di libertà spirituale che equivale a diventare consapevoli di questa enorme illusione cosmica. Il buddismo mette in relazione i grandi cicli cosmici con una ruota di 12 raggi che chiamano kala chakra. Le fonti pali insegnano che 100.000 kalpa cosmici sono collegati con il cammino evolutivo dei Boddhisattva dei cosmi.

La decadenza dell'umanità si vedeva fin dall’età in cui visse il primo Buddha cioè Vipassi, vissuto 91 kalpa or sono, il quale vide che la vita umana durava 80.000 anni. Al tempo del secondo Buddha, Sikhi, che visse 31 kalpa or sono, la vita umana si era già ridotta a 70.000 anni. Al tempo del settimo Buddha Gotama, la vita umana era diventata solo di 100 anni perciò si era ridotta al suo limite estremo. Per questo Gotama insegnò che l’unico modo per fuggire alla ruota delle morti e delle rinascite era entrare nel Nirvana.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 7 novembre 2014

Come farfalle



“L’uomo è la mente materializzata di Dio.”
(Paramhansa Yogananda)

Yogananda dice che tutte le creature viventi nascono dalla materia ossia dalla terra. Poiché la terra fu precipitata dall’oceano delle acque raccolte, tutte le forme di vita nascono dall’acqua condensata delle nebulose cosmiche. Siccome gli oceani vengono dalle nebulose cosmiche anche le nebulose provengono dall’essenza degli atomi, degli elettroni e dalla forza vitale cosmica chiamata yajna. Il Fuoco ossia la Luce Cosmica nasce dalla vibrazione di Dio ossia dalla Volontà Divina che crea il Karma del Cosmo.

La Vibrazione Cosmica e le leggi del karma cosmico vengono da Brahma che è la Coscienza Cristica, la Kutastha Chaitanya che è intrinsecamente presente in tutta la creazione vibratoria. La Coscienza di Dio Figlio è Tat, ed è immanente nella creazione vibratoria perché emana dall’immutabile Dio Padre che è Sat, e che esiste al di sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cosmica è Brahma creativo che è sempre presente nella Vibrazione Cosmica. La Coscienza Cosmica si manifesta come Luce Cosmica, come Fuoco creativo oppure come Suono Cosmico, Aum. Il Creatore è la Vibrazione Cosmica che si manifesta in due forme ossia come Luce Cosmica oppure come Suono Cosmico. Secondo Yogananda, il suono sacro Om, Aum o Amen sono vibrazioni che "testimoniano" l’azione divina. Questi suoni sacri sono la prova più evidente che il Creatore è sempre attivo e presente nella Sua creazione.

L’uomo fu creato dall’Energia Cosmica e dalla corrente vitale astrale che condensarono e diventarono terra. La vibrazione liquida dell’Energia Cosmica ha originato la terra solida, perciò ogni cibo e nutrimento derivano dall’Energia Cosmica. Le vibrazioni dell’Energia Cosmica provengono dalla sottile Luce Cosmica che è la fonte primaria di tutte le cose, e che riceve il potere dell’energia vibratoria e della Volontà di Dio.

La legge cosmica nasce dalla Coscienza Cristica che è presente nell'intera creazione vibratoria. Ma la Coscienza Cristica è soltanto una Coscienza riflessa che esiste solo in relazione all’universo a cui è collegata. Anche questa coscienza si dissolverà quando l’universo a cui è collegata verrà dissolto. La Coscienza Cristica è la coscienza del Figlio che nasce dal Dio Padre immutabile posto sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cristica è Brahma creativo perciò è intronizzata solo nella Vibrazione Cosmica, dice Yogananda, e si manifesta come Luce oppure come Suono. L’uomo fu creato a immagine di Dio perciò è l'immagine dell’Eterna Coscienza. Tutte le creature furono formate o materializzate dall’Energia Cosmica che è la “mente congelata” di Dio.

Tutte le illusioni sull’esistenza della materia solida provengono dalla liquida e fluida mente congelata di Dio. La mente congelata di Dio o acqua proviene dall’Energia Cosmica che è la mente di fuoco congelata di Dio. L’attivo fuoco vibratorio di Dio regge le leggi della creazione vibratoria illusoria che è fatta soltanto di sogni di Dio.

L’Energia Cosmica ossia la Vibrazione del Fuoco divino nasce dalla coscienza riflessa di Dio che è Brahma, il Signore di tutta la creazione illusoria. La Sua coscienza creativa, mentalmente, fece vibrare la creazione cosmica di sogno che nasce dall’immutabile Coscienza cosmica - l’Increato - che esiste oltre tutti gli universi vibratori o creati.

Dio sognò il cosmo e il cosmo diventò la realtà di sogno. Dal sogno, Dio, fece sorgere l’energia creativa e dall'energia creativa generò il cosiddetto universo solido. E poi creò l’uomo dotato dell'illusorio corpo materiale perciò, in questo senso, Dio è l’Onda Elettromagnetica Primordiale. Nell'universo di sogno, si pensa, si vive e si lavora con le correnti elettriche di sogno, e si creano realtà di sogno per gente di sogno.

Vivendo nello stato del sogno, ci sembra che non ci sia nessuna differenza tra pensieri di sogno, vibrazioni di sogno, oggetti di sogno e persone di sogno. Solo al risveglio, il sognatore capisce che il mondo che credeva reale era solo un sogno, perché era fatto di differenti vibrazioni e di manifestazioni della sua sostanza mentale congelata. Tutte le apparenze sono illusorie e gli oggetti sono sogno perché vengono dall’unità della sua coscienza di sogno. Le persona legano la vita al piano in cui vivono perciò possiamo scegliere se fermarci al livelli inferiori o trovare il Sacro Graal ossia la coppa della beatitudine divina.

Dio ha creato la Natura ma la Natura non sa manifestare i suoi attributi divini, perché li mostra in modo ingannevole e illusorio. L’uomo possiede una doppia natura perché è il prodotto di un Dio invisibile e di una Natura visibile perciò è un essere duale. L’uomo è composto da un’anima spirituale immanente che è nascosta e pura, ma è fatto anche da un involucro fisico esteriore che è dotato di un cervello, di una mente e di altre qualità che gli dona la Natura.

Comunemente l’uomo vive in una separazione che è solo apparente tra sé e il mondo perché ha dimenticato che tutta la vita proviene dalla medesima fonte. La macchina umana ha molti ingranaggi che svolgono diverse attività. Infatti il naso, gli occhi e le orecchie sono strumenti rivolti all'esterno mentre il cervello è il veicolo del pensiero e delle nostre facoltà interne.

Quando siamo influenzati dagli attributi della mente diventiamo suscettibili al piacere e al dolore perciò veniamo guidati dalle facoltà inferiori. Risvegliando la percezione intuitiva dell’anima ci liberiamo dai vortici della relatività psicologica. Noi, anche se in modo subconscio, siamo sempre consapevoli della beatitudine che abbiamo perduto. Se restiamo troppo influenzati dalle condizioni dell’ambiente esterno ci dimentichiamo della nostra originaria natura beata.

L’anima che si è liberata da queste condizioni trascende la coscienza corporea e opera dal piano dello Spirito. Essa ricorda che ogni piccola scintilla di attività realizza lo Spirito, e che è così perché l'anima è sempre una sola cosa con lo spirito. La via più sicura e decisiva per raggiungere la pace e il silenzio, secondo Aurobindo, è la discesa dall’alto. Anche se non lo sembra perché, quando arriva la pace, non si capisce da dove provenga. Non è evidente, ma tutto quello che appartiene alla coscienza superiore viene sempre dall’alto.

Dall’alto provengono sia la pace che il silenzio spirituale, ma proviene dall'alto anche la Luce, il Potere, la Conoscenza, la visione e il pensiero superiore. Chiaramente anche la beatitudine viene dall’alto ma è possibile che venga dall’interno e dall’intimo. Ma succede soltanto se l’essere psichico è passato in primo piano. La condizione necessaria è quella di mantenere l’apertura della mente, del vitale e del fisico interiori che si devono rivolgere verso l’intimo.

Andando verso la parte più profonda di noi andiamo verso lo psichico. Nel contempo, va mantenuta anche l’apertura verso l’alto e verso quello che oltrepassa una piccola mente. Una mente, un vitale e un corpo miseri errano nelle tenebre dell'ignoranza e vi restano finché non si stancano di girare senza scopo. Solo allora è possibile che una piccola particella ignorante ritorni verso il suo vero Sé, e si spinga verso l'estinzione del Sé per entrare nel Nirvana.

Il vero Sé vive nell’intimo dell'uomo perché all’interno c'è l’anima che sostiene il mentale, il vitale e il fisico interiori e gli offre la capacità di estendersi a livello universale. Questa zona intima non è quella del subcosciente o del subliminare ma è la parte che è collegata ai centri di coscienza dei chakra. Comunemente solo una minima parte dell’essere interiore circola nei chakra e può filtrare nella vita esterna: quel poco esprime la nostra parte migliore.

A questa parte dell’essere psichico interiore che si mostra dobbiamo la produzione dell’arte, della poesia, dei nostri ideali, delle aspirazioni nobili, della spiritualità e della qualità dello sforzo che facciamo per raggiungere il perfezionamento. La maggior parte dei centri interiori sono chiusi o addormentati, perciò risvegliarli è il compito dello yoga. Mano a mano che si ridestano, si rivelano anche le capacità dell’essere psichico che è sottostante all'essere esteriore.

Così si acquisisce una coscienza più vasta e si ascende fino alla Coscienza Cosmica. Le nostre piccole personalità separate possono diventare i centri dell’azione universale in diretto contatto con le forze cosmiche. Invece di restare gli attori involontari di azioni inconsapevoli possiamo, ma fino ad un certo punto, diventare padroni consapevoli dell’azione della Natura. Il limite che viene posto alla libertà del singolo dipende dallo sviluppo del suo essere interiore, e dalla sua apertura verso i livelli spirituali superiori.

L’apertura del centro del cuore libera l’essere psichico che ci rende consapevoli del Divino che possediamo interiormente, perciò ci rende recettivi alla Verità superiore. Il Sé Spirituale superiore non è dietro una persona singola ma è al di sopra di tutti gli esseri. Il più elevato centro interiore è collocato nella testa ma il più profondo è posto nel centro del cuore. Il centro che si apre più direttamente al Sé è posto al di sopra della testa, infatti al di sopra del corpo c'è il corpo sottile o Sukshma Sharira.

Il Sé superiore possiede due aspetti, e i risultati delle sue azioni corrispondono ai 2 aspetti. Un aspetto è statico e fa sperimentare una condizione di pace, di libertà e di vasto silenzio. Il Sé silenzioso non è turbato da nulla e può mantenersi distaccato e indifferente. L’altro aspetto è dinamico e si percepisce come Sé o Spirito Cosmico che sostiene, genera e contiene tutta l’azione del cosmo. Ma non sostiene, genera e contiene solo questo mondo ma anche tutti gli universi creati.

Se l’anima trova la pienezza dello Spirito dentro di sé, non prova più alcun desiderio di fare nuove incarnazioni per impersonare i sogni dei mortali. Se l’anima controlla i suoi istinti si purifica perciò l’Anima Suprema come Coscienza Cristica può scendere e può istruire l’anima individuale sul modo migliore di usare la sua mente per condurre il carro corporeo lungo la strada della vita.

Yogananda narra che, un giorno, un re sognò di essere un mendicante. Nel suo sogno, il re implorava per avere un soldo di rame. La regina lo sentì agitarsi nel sonno e lo destò e lui si risvegliò dicendo: “Ma che stupido sono! Io che sono un sovrano pregavo per avere un soldo!” L’uomo è come un re che sogna e crede di essere un miserabile.

L’anima dell'uomo sogna di essere un corpo perciò resta imprigionata nei suoi desideri e nell'inganno della materia. I desideri materiali diventano come dei fili che intessono il bozzolo dell'ignoranza intorno all’anima, perciò l'anima deve fare un grande sforzo per oltrepassare il soffocante e oscuro involucro che la soffoca, e diventare una farfalla dell’onnipresenza astrale.

Buona erranza
Sharatan

martedì 23 settembre 2014

Avatara



“O Bharata, ogni volta che la virtù (dharma) declina
e il vizio predomina, Io M’incarno come un Avatar.
Di era in era Io Mi manifesto in forma visibile
per distruggere il male e ristabilire la virtù.”
(Shri Krishna, Bhagavad Gita, IV, 7-8)

L’induismo insegna che ogni anima è emersa dalla Coscienza Cosmica e che affronta l’esperienza della discesa nello stato vibratorio leggermente inferiore di Luce Cosmica o stato di Vivasvat. Dopo questa esperienza, essa perde la consapevolezza di essere Spirito che è rinchiuso nella Luce Cosmica perciò resta imprigionata nel corpo astrale. L’anima viene illusa e diventa sempre più limitata perciò s’identifica con la coscienza umana. Questo è lo stato del Manu (uomo originario) dell’anima che discende nella materia.

L’anima discende entrando nel canale specifico del senso intuitivo perciò diventa schiava delle percezioni dell’ego che è lo stato di Ikshvaku (da Ikshan, discernimento). Poi l’anima scende nei potenti stati della percezione dei sensi, e sperimenta lo stato del Rajarishi ossia lo stato di identificazione con i sensi. Poiché l'anima rimane per molto tempo in questo livello, s’identifica con il corpo e dimentica la fusione originale con lo Spirito.

Yogananda dice che l’anima nel suo stato di inconsapevole illusione scende dallo splendido palazzo cosmico e inizia a vagare nei bassifondi del materialismo. Ne consegue che ogni materialista che voglia risalire allo Spirito deve fare una risalita nel senso opposto. Chi vuole ascendere deve abbandonare l’identificazione con i sensi, le abitudini materiali che lo offuscano, deve ridestare la coscienza finché arriverà ad abbracciare la Luce Cosmica.

Solo così potrà raggiungere lo Spirito con cui l’anima avrà l’eterna e beata fusione. Quando lo Spirito scende e rinasce nella materia, a causa dell'illusione passa attraverso diversi stati: Coscienza cosmica, energia, gas, liquido, solido, materia macrocosmica, universo, materia microcosmica e, infine, forma umana. Quando l’anima esce dallo Spirito viene bloccata nel corpo però lo Spirito resta sempre libero anche quando è chiuso e si manifesta come materia.

Solitamente l’uomo s’identifica con il suo piccolo mondo rappresentato dai suoi sensi, dai suoi pensieri e dai suoi possessi. Ma uno yogi rinuncia a tutti gli attaccamenti interni ed esterni, e inizia ad ascendere dal piano dei possessi oggettivi. Egli sa liberare i suoi sensi dagli automatismi della percezione e sa liberarsi dall’influsso della mente subcosciente. Perciò uno yogi può liberarsi dal karma che ha accumulato nelle vite passate e può proiettarsi verso la supercoscienza.

Perciò così l’anima smette di vagare nei meandri della materia e si realizza come immagine perfetta dello Spirito pur restando a dimorare nel corpo fisico. Un essere realizzato, nelle sue estasi, vede che la Coscienza Cosmica si manifesta nelle forme più variegate e molteplici dell’essere. Egli sa leggere sulla tela dell’etere cosmico, e può vedere che la Luce Cosmica si proietta nel cosmo trasformandosi in paesaggi, laghi, esseri umani, animali, fiori, insetti e così via. Così si può vedere come, in ogni materia organica e inorganica, sia restato intrappolato lo Spirito.

L’illusione ci impedisce di vedere che lo Spirito tutto pervade, perciò chi lo vede diventa l'essere libero dall'illusione della materia, pur vivendo nella materia. Le sacre scritture induiste dicono che, fare un cammino spirituale è come camminare sulla lama di un rasoio, e anche la Bibbia chiama questo faticoso percorso, la strada che è stretta e dritta. Ebbene, l'avatara è il maestro che ha saputo fare il ritorno nello Spirito.

Costui ha saputo unire l’anima racchiusa nel suo corpo, allo Spirito Universale che pervade il creato. Questo essere ha perduto ogni attaccamento al suo involucro fisico, perciò è stato assorbito dallo Spirito. Chi sa diventare una piccola onda smarrita nell’oceano diventa come un cerchio senza periferia. Egli diventa un'immagine vivente del nostro Padre trascendente, e se l’anima compie questa evoluzione diventa un atavara.

L'avatara è un essere che è sceso in terra per fare un compito preciso, e che manifesta delle qualità divine. Il nome avatara viene dalla radice “tr” che indica un movimento di discesa a cui è anteposto il prefisso ”ava“ che rende l’idea di qualcuno che sta scendendo. Questo tipo di manifestazione divina viene descritto da Krishna nella Bhagavad Gita. Krishna rivela che il motivo della venuta di un avatara è dovuto al fatto che la virtù sia decaduta perciò abbia prevalso l’ingiustizia.

La missione dell'avatara è necessaria se il Supremo vuole aiutarci perciò viene a ristabilire la virtù offuscata. Quando insorgono le condizioni karmiche che richiedono la Presenza Divina, vuol dire che è necessario che sia dato un nuovo giro di chiave alla ruota cosmica. Questo avviene soprattutto quando è necessario creare una nuova forma manifestata, un nuovo modo di pensare e di sentire. La novità viene incarnata dall’avatara che mostra il modello perfetto che va emulato.

La nuova forma s'incarna nell'avatara che mostra come deve essere quello che sta nascendo. In questo modo si va a dare un giro di chiave alla ruota dell'evoluzione, e Ishvara usa l'avatara per dare la spinta necessaria a rimetterla in moto. Questo è il motivo della discesa dell'avatara che è sempre il prodotto dell'evoluzione personale di esseri umani che vissero nei tempi antichi.

I futuri avatara vissero nei mondi precedenti al nostro e risalirono tutta la scala evolutiva umana. Cominciarono a vivere allo stadio minerale poi divennero vegetali quindi animali e infine uomini. Risalendo la scala evolutiva giunsero nella gerarchia degli esseri spirituali che superano l'uomo. Ma riuscirono a superare quel livello giungendo a Ishavara, perciò si fusero con la Coscienza Cosmica. Essi divennero la pura consapevolezza che sa di essere fatta della stessa sostanza di Dio, e che sa che sempre lo è stata perché è nata dall’Uno.

Egli sa che l'Uno vive in ogni cosa vivente perciò vive anche in noi. Ma la consapevolezza suprema si ottiene solo quando diventiamo Uno con l’Uno. Ma questo percorso richiede il lavoro di tante vite perciò dietro all'avatara c’è un lungo percorso sempre in salita. L’uomo che aspira alla Divinità deve sviluppare le qualità che sono necessarie.

La prima qualità richiesta è la totale devozione al Signore, la shakti, che va unita alla perfetta conoscenza, la jnana. Infatti Krishna insegna ad Arjuna che la conoscenza e la devozione formano una mente che sa “penetrare entro il Mio essere.” La devozione consente di mantenere un saldo centro interno anche quando l’uomo individualizzato si manifesta come Ishavara. L'ascesa è impossibile senza devozione per il Divino e senza l’amore per ogni forma di vita.

Un avatara è una forma divina che si mostra sulla terra ma deve conquistare il potere di attivare un puro centro interiore. Intorno a quel centro interno si potrà magnetizzare la forma divina poiché, dal centro, la forma divina si deve sentire attratta. L’avatara deve sentire il Divino dentro di sé, e deve capire quanto amore è necessario per sacrificarsi e limitarsi nella forma materiale, ma quel sacrificio è fatto volentieri per amore dell'umanità.

Un sacrificio d’amore dona una forza che può magnetizzare ogni cosa, perché l'amore è la maggiore forza magnetizzante. L’avatara sente una profonda devozione perciò ha la certezza che quest’ascesa si può fare con “bahuni janmani” ossia con molte nascite, così come insegna Krishna. E dopo aver raggiunto Ishavara, l’avatara si è liberato da ogni tipo di karma perciò sceglie di ritornare, di sua propria volontà, non perché ne ha bisogno ma perché viene spinto dall'amore.

Perciò un avatara prima d'incarnarsi come Ishvara nasce come Deva, come Naga o con le forme che sono necessarie. Nello “Yoga Vasihstha” è detto che anche Mahadeva, Vishnù e Brahma furono uomini che dovettero ascendere perciò anche gli dei guadagnarono la loro divinità. Non c'è forma di vita che sia indegna di ospitare lo Spirito perché tutte le forme hanno la stessa radice.

La manifestazione è diversa perché il Sé assume tutte le fasi dell’essere, ma il sé dell’uomo è antico, eterno e costante come lo è lo Spirito. Ogni forma di vita è un raggio della gloria divina, dice Yogananda, perciò anche il più Grande degno di rispetto deve fare la scalata. Se diventiamo degni di manifestare Dio nel mondo diventiamo dei purnavatara cioè degli avatara perfetti come Krishna e Gesù Cristo.

Il purnavatara si manifesta come il Signore Supremo dell’Universo che scende nella forma. Egli si può manifestare come vuole perciò, a suo volere, può indossare il Corpo di gloria divina che splende come tutti i soli dell’universo. E la trasfigurazione fu fatta sia da Krishna che da Gesù Cristo che si mostrarono totalmente trasfigurati di splendore ai loro discepoli.

Ma non tutti gli avatara sono così perfetti, perciò anche tra i maggiori ci sono dei tipi diversi. Solitamente l'avatara scende per offrire l'esempio perfetto a cui anche il più piccolo può paragonarsi, e da cui può trarre ispirazione per il suo miglioramento. Ma c'è anche una classe intermedia di esseri illuminati che non vanno pensati come dei maestri meno perfetti, ma che vanno visti come dei maestri diversi da quelli del primo tipo.

Questa seconda classe di manifestazione divina è detta avesha. Il termine viene dalla radice “vish” che significa penetrare, permeare, pervadere perché da l’idea di uno che viene pervaso, penetrato o permeato dallo Spirito. Ma, in questo caso, si deve avere l’idea di una entità già vivente che viene penetrata e illuminata dal Potere divino.

E il caso vede la situazione in cui l'individuo viene dominato dallo Spirito, perciò il suo ego viene totalmente sottomesso. Anche questo caso vede degli uomini che lo diventarono essendosi evoluti nei mondi passati e che avanzarono fino a fondersi con Ishvara. Costoro sono diventati degli involucri che lo Spirito può permeare per manifestarsi tramite loro.

Un avesha è una manifestazione divina in cui l'ego individuale resta, infatti l’io resta libero e la Divinità viene per adombrarlo quando è necessario che venga ispirato. La manifestazione divina, in questo caso, viene colorata e condizionata dalle qualità e dalle caratteristiche dell’ego che viene permeato. Lo Spirito si mostra mischiato a tutte le sfumature della sua razza, del suo modo di essere e di sentire, perciò assume tutte le caratteristiche dell’incarnazione in cui entra.

E questa è la differenza fondamentale tra un avatara e un avesha, sebbene la cosa non possa ragionarsi come un fatto di gradini più alti o più bassi. E se la pensiamo così, valutiamo che l’adombramento divino segue forme e modi diversi per adattarsi agli uomini, perciò il gradino più basso lo offre nell’ispirazione. L’avesha la sente molto intensamente e prosegue a sentirla per tutta la vita anzi, solitamente, si accentua nell’ultima parte di vita. Ma l’ispirazione, per come è comunemente pensata, resta troppo debole, parziale e troppo soggettiva per offrire l'idea di quello che prova un avesha.

Il potere divino gli cala dall’alto in un attimo, e da quel momento, l'io parla con una conoscenza e un’autorità che non possiede nella sua vita comune. Nello stato normale non saprebbe dire o fare quello che dice e che fa quando è permeato e adombrato dallo Spirito. E di questo tipo sono le esperienze dei profeti e dei veggenti che, in ogni tempo e paese, esprimono la Voce di Dio.

Buona erranza
Sharatan

martedì 1 aprile 2014

Riflessi



“La Via veramente Via non è una via costante.”
(Tao Te Ching)

Secondo Yogananda la coscienza è come un fiore di loto dai mille petali. La coscienza è un armonioso assieme e non è una somma di parti, perciò l’uomo non vive scisso nella mente e separato dalla sua vera natura se impara a unire le sue caratteristiche e funzioni in modo armonico. La somma di tutto il nostro essere reintegrato nella sua totalità diventa Coscienza Suprema, perciò anche la più piccola coscienza individuale è una cosa molto importante e preziosa.

La coscienza individuale aumenta in modo progressivo, perché ogni esperienza la fa espandere e gli fa comprendere a includere sempre più qualità e prerogative differenziate. Quello che tiene separata la nostra coscienza individuale da Satchiananda ossia dalla Beatitudine divina è il fatto che la coscienza individuale diventa un agglomerato composto da tanti “elementi” che diventano dissonanti.

Tra gli “elementi” di fondo che formano la coscienza degli uomini vi è l’irrequietudine, il desiderio che le cose siano diverse da ciò che sono, i desideri che vengono dalla sensazione interna di essere incompleti e le simpatie o antipatie per le cose e le persone. Se risaniamo gli “elementi” che sono divenuti dissonanti possiamo trasformarci e possiamo entrare in Brahman.

Yogananda dice che i maestri sono in grado di immergersi nel grande oceano della beatitudine da cui riemergono, poi, per assumere di nuovo le spoglie dell’essere individuale. L’ego sa immettersi in modo sottile in questo meccanismo per cui, anche i più grandi illuminati possono illudersi di riuscire a fare da soli il grande salto nell’oceano della beatitudine. Ogni forma di presunzione può impedire il raggiungimento del perfetto stato di coscienza in cui tutto è gioia e beatitudine.

Un devoto della conoscenza dopo tante vite di lotta e di duri sforzi ha acquisito la natura del guerriero spirituale che è deciso a eliminare ogni debolezza interiore. Il guerriero dello spirito è spinto a conoscere e combattere, per primo, contro la sua stessa natura. Vorrà primariamente dominare il prevalere degli “elementi dissonanti” finché ogni illusione su se stesso e verso il mondo sarà crollata.

La prima mossa contro l’ego è il riflettere che neppure le nostre qualità e le debolezze ci appartengono, ma sono manifestazioni di forze cosmiche che agiscono tramite la struttura della natura umana. Solo questo dovrebbe mostrare quanto sia fragile l’orgoglio dell’ego, perciò l’uomo può fare solo due scelte cioè scegliere di nuotare verso l’oceano cosmico o scegliere di nuotare verso il flusso di maya.

L’uomo deve eliminare dal suo cuore ogni orgoglio, egoismo e indifferenza se vuole salvarsi. L’uomo deve coltivare un cuore devoto, puro e incondizionato e, alla fine, vedrà che ogni fatica è stata fatta alla presenza del Supremo, dell’Unico e dell’Amato. Yogananda dice che il fiume d’energia che scorre nella spina dorsale va spinto verso l’alto, e la via superiore spingerà verso la verità suprema che ognuno trova con i suoi tempi e metodi.

Dobbiamo avere il massimo rispetto per l’evoluzione spirituale altrui. Non dobbiamo imporre a nessuno le nostre verità anche se sappiamo che sono giuste. Il maggior dovere è amare la conoscenza e coltivare un cuore devoto, generoso e aperto. Ognuno possiede un suo passo e procede con i suoi tempi, perciò chi non sa controllarsi può sentire offensivo l’invito a farlo.

Se una persona non è pronta ad affrontare le sue debolezze reagisce con risentimento se viene toccata nel suo punto dolente. In quel punto sente dolore, perché ricorda che la mancanza di controllo ha già procurato dolore e problemi. Il riconoscimento inconscio della difficoltà ci fa reagire malamente contro chi offre consiglio.

Alcuni hanno perso la devozione e la purezza, perciò il loro cuore è arido. Costoro sono contenti di accudire solo se stessi, sono cinici e materialisti e pensano in modo gretto ai fatti concreti e all’interesse materiale. Poi c'è chi non prende parte a nessuna fazione, perché non vogliono essere scomodi con nessuno. Tutto quello che hanno lo tengono e anche le simpatie e le premure sono rivolte alla loro persona.

I loro cuori sono gusci vuoti e privi di sentimento, perciò anch'essi reagiscono male se sono invitati a tener conto dei bisogni degli altri. Tutte queste persone restano da sole, perché non sanno vivere in modo armonioso con gli altri. Star soli permette di riflettere e imparare ad accettare il dare e il ricevere.

Poi ci sono altri che credono di meritare di più e incolpano un Dio o un destino ingiusto di averli trattati duramente. Anch'essi non accettano nessun discorso alla responsabilità personale. La condizione preliminare per arrivare alla verità è avere la comprensione sufficiente per riconoscerla, perciò per offrire qualcosa ricordiamo che le persone devono chiedere il nostro aiuto.

E anche questo va fatto in prudenza, infatti Yogananda avverte che anche tentare d’imporre la saggezza è un atto di prepotenza. Nulla ci appartiene e neppure l’ego è una cosa nostra. Perciò dobbiamo ridere delle cose che ci tengono legati all’ego, perché la morte uccide l’ego ma non tocca ciò che siamo veramente.

Impariamo a vivere senza l'attesa dell’approvazione esterna e della considerazione degli altri. Non viviamo più aspettando quello che non abbiamo, perché abbiamo tutto quello che ci serve per essere felici. Dobbiamo imparare a restare centrati nel Sé anche se è un sé minuscolo, e dobbiamo sentirlo presente come siamo presenti alla nostra realtà esterna.

Ogni cosa ruota intorno al nucleo del Sé, perciò qualsiasi cosa facciamo per vivere non è importante quell'azione se noi viviamo rettamente e con un atteggiamento interiormente libero. La libertà interiore è la virtù morale suprema, dice Yogananda, e la pratica più importante del guerriero spirituale è quella di eliminare i coinvolgimenti dell’ego.

Per molti il “non fare” è un'astenersi dall'agire, infatti essi pensano di poter passare davanti alle cose peggiori guardando altrove per non vedere. Ma il “non fare” fa accumulare karma negativo, perché il rifiuto ad agire è un’attività di violenza contro la volontà che ha carattere attivo perciò questo implica il compimento di un’azione negativa.

Yogananda dice che l’ego è come la luna che si riflette in molti recipienti pieni di acqua. Anche se ogni vaso riflette lo stesso riflesso lunare ognuno pensa di essere un riflesso unico, individuale. Se volessimo guardare verso il cielo notturno vedremmo che c'è un’unica luna che si riflette in molti vasi diversi.

Ogni recipiente è diverso per forma e per caratteristica. Un vaso può essere calmo, un altro può essere agitato, e un altro può avere acqua inquinata o colorata con colori diversi. L’anima di ogni essere è fatta in modo di riflettere Satchiananda, la Beatitudine divina, ma la beatitudine riflessa viene filtrata dalla coscienza individuale, perciò l'apparenza e la manifestazione può diventare diversa.

Se la mente è agitata anche la sua beatitudine naturale è agitata, se essa è molto distorta e disturbata anche la sua natura rifletterà il dolore e la sofferenza. I nostri sentimenti hanno tutte le “impurità” dei desideri e degli attaccamenti che la nostra mente subisce, perciò anche la beatitudine che rifletteremo sarà distorta e disturbata sebbene quella distorsione sia presente solo nel riflesso.

Ricordiamo che la luna è una ed è immobile nel cielo, perciò avviene la stessa cosa per la consapevolezza che è colorata con le sfumature dell’acqua colorata contenuta nei vasi. La consapevolezza può essere offuscata dai colori dei desideri e degli attaccamenti, perciò la naturale beatitudine è offuscata dai riflessi dell’ego e viene distorta dalle sue imposizioni.

Se i sentimenti hanno impurità e distorsioni condizionano la chiarezza fondamentale dell’anima che potrebbe risplendere limpida nella sua coscienza. In realtà il progresso spirituale non è raggiungere un qualcosa di ambizioso, ma è saper eliminare i riflessi dell’ego che ci impediscono di vedere uno spicchio di luna.

Il corpo fisico è come una bottiglia che contiene acqua, perciò il liquido contenuto all’interno della bottiglia è il modello originario del corpo astrale che è fatto di luce e di energia. Finché il corpo astrale resta “inquinato” dai desideri materiali deve creare un corpo fisico che lo contenga nuovamente.

Chiaramente nulla è perfetto, ma se restiamo legati solo alla bottiglia restiamo legati agli elementi esterni. A livello spirituale, la coscienza che è legata al corpo è la coscienza più lontana dal contatto con lo Spirito Supremo. Se viviamo coscientemente nel nostro corpo astrale andiamo sempre più verso quel contatto finale.

Yogananda dice che il corpo astrale di energia ha ancora un involucro interno che è il corpo causale fatto di idee. Il corpo fisico è fatto di carne, ossa e sangue perciò è composto da 16 elementi. Confrontando il corpo astrale e quello causale con il corpo fisico vediamo che il corpo astrale contiene 19 elementi che consistono di varie forme di energia.

L'astrale governa i 5 sensi e il potere che è inserito nei sensi, la mente, l’intelletto, l’ego e il sentimento, perciò vediamo che l’ego è un elemento del corpo astrale. Il corpo causale consiste di 35 elementi che sono l’insieme dei 16 elementi fisici e dei 19 elementi astrali. Poiché la materia si manifesta originariamente come vibrazione che si propaga nell’etere vediamo perché dello yogi che raggiunse il dominio dei suoi corpi si disse che ha il potere di governare gli elementi.

Si dice che possono diventare inamovibili come una roccia, che possono camminare sull'acqua o sul fuoco, che possono levitare o espandere la loro coscienza facendo viaggiare il corpo astrale mentre il corpo fisico è altrove. Il filosofo Henri Bergson dice che ci sono due modi di conoscere una cosa. Il primo modo implica di girarle intorno mentre il secondo cerca di penetrarla. Il primo modo dipende dal punto di vista che scegliamo e dai simboli che usiamo, mentre il secondo modo non dipende da nessun punto di vista e non poggia su alcun simbolo. La prima forma di conoscenza si ferma al relativo, mentre la seconda cerca di raggiungere l’assoluto.

Tutta la realtà è come un oceano infinito chiamato l’infinità dello Spirito. Nell’oceano dello Spirito appaiono le onde che si manifestano in forma individuale. Ogni ego è rappresentato da un’onda diversa, perciò l’obiettivo della pratica spirituale è ritirare la nostra onda per riportarla verso l’infinito. Yogananda narrò una storia per far capire come l’ego ritorna e viene riassorbito nello Spirito infinito.

La storia narrata è quella di John che fu un uomo che si era manifestano per eoni di tempo in forma di onde multicolori fluttuanti nell’oceano dello spirito. Era sempre stato spirito manifesto calato nella forma, ma lui si era sentito sempre come essere separato. Quando l’individualità detta John si fuse con l’Oceano dello Spirito non fu più onda ma seppe di essere Dio che è divenuto John per molte incarnazioni, finché comprese che la separazione era solo illusione.

Ma, tornando a essere Dio, l’individualità di John non fu cancellata: il ricordo di ciò che era restò, e non smise di essere. Nulla va mai perso perciò, grazie alla memoria, anche l’ego resta e continua ad esistere dentro la Coscienza Cosmica, perché può ritorna a esistere ogni volta che l’Infinito lo vuole.

La realtà delle onde non è fissa, perché tutto ciò che galleggia, s'innalza e ricade. L’onda è reale solo come vibrazione, perciò resta anche l’ego che esprime le caratteristiche di una vibrazione che è una diversa forma di manifestazione dell’infinito.

Buona erranza
Sharatan