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giovedì 7 gennaio 2016

Involuzione ed evoluzione della Divinità



“Lʹinvoluzione di uno Spirito supercosciente nella Materia incosciente è la causa segreta di questo mondo visibile. La soluzione dellʹenigma terrestre è lʹevoluzione graduale di una coscienza ed un potere infiniti, nascosti in una Natura apparentemente inerte ed insensibile, spinti ad emergere da una forza inarrestabile. La vita terrestre è la dimora scelta da una grande Divinità e ed il suo volere incommensurabile muterà questa buia prigione in uno splendido palazzo, in un tempio che arriva fino al cielo.

La presenza della Divinità nel mondo è un enigma per la mente, ma alla nostra coscienza che si va ampliando sempre più sembrerà una presenza normale ed inevitabile. Liberati, entreremo nella stabilità immutabile di unʹesistenza eterna che rivela la propria molteplicità assumendo innumerevoli forme mutevoli. Illuminati, diverremo consapevoli della luce indivisibile e della coscienza infinita che erompono in aggregazioni multiformi ed in molteplici rivoli di conoscenza.

Dotati di un potere sublime, condivideremo lʹazione incontenibile di una forza onnipotente che opera le proprie meraviglie a partire dalle limitazioni che ha scelto di avere. Centrati in una gioia perfetta, sperimenteremo la calma e lʹestasi di una Delizia incommensurabile, di una gioia creatrice e comunicativa che si esprime eternamente con onde e ritmi molteplici, che manifesta se stessa ed il mondo in ondate di intensità sempre crescente, ondate che alternativamente si rivolgono verso lʹesterno e verso lʹinterno.

Tale, dato che siamo in essenza manifestazioni di quello Spirito, sarà la natura della nostra quadruplice esperienza nel momento in cui la Divinità in evoluzione manifesterà la propria azione senza più veli. Se la manifestazione si fosse svelata completamente fin dallʹinizio, non ci sarebbe stato nessun problema terrestre, nessun tormento di crescita, nessuna faticosa ricerca di conoscenza, forza e gioia, nessun anelito ad unʹesistenza immortale da parte della mente, della volontà e del corpo.

Ma questa Divinità, sia in noi, che al di fuori di noi, nelle cose, nelle forze e nelle creature iniziò con unʹinvoluzione nellʹincoscienza della Natura e cominciò dalla manifestazione di ciò che si manifesta come il suo opposto. Da unʹincoscienza, unʹinerzia ed unʹinsensibilità cosmiche, da un camuffamento iniziale simile alla non esistenza, lo Spirito involuto nella Materia ha scelto di evolvere e di dar forma al proprio potere, alla propria luce, infinità e beatitudine in una sostanza recalcitrante e solo parzialmente duttile.

Il significato dellʹevoluzione terrestre sta nella liberazione lenta e progressiva dello Spirito latente. Il cuore del mistero è lʹapparizione faticosa, il lento divenire di Qualcosa o Qualcuno di divino già involuto nella Natura fisica. Lo Spirito è là con tutto il suo potenziale, a porre le basi della propria presenza nella sua stessa sostanza che ancora resiste.

I movimenti successivi che portano allʹemergere della vita, della mente, dellʹintuizione, dellʹanima, della supermente e della luce della Divinità sono già là, bloccati e compressi nel potere primigenio e nelle prime espressioni della Materia. Prima di qualunque evoluzione doveva necessariamente esserci lʹinvoluzione del Divino Tutto che dovrà emergere, altrimenti non ci sarebbe stata unʹevoluzione ordinata e dotata di significato ma una creazione continua di cose imprevedibili, non contenute, ne derivanti da ciò che le precede.

Il mondo non è un insieme apparentemente ordinato, gestito in modo fortuito da un Caso inesplicabile e nemmeno un meraviglioso ingranaggio ideato da una Forza incosciente o da una Necessità meccanica casualmente fortunate. Non è nemmeno una struttura concepita dalla fantasia o dalla volontà di un Creatore esterno e quindi necessariamente limitato. Ognuna di queste soluzioni, concepibili dalla mente, può spiegare un lato, un aspetto della realtà del mondo, ma esiste una verità più grande che sola può unire con successo tutti gli aspetti e svelare completamente lʹenigma.

Se tutto fosse davvero il risultato del Caso cosmico, non ci sarebbe alcuna necessità di unʹulteriore evoluzione; niente di superiore alla mente dovrebbe apparire nel mondo materiale, come non sarebbe stato necessario che la mente si manifestasse nel vortice della materia, cieco e privo di significato. La coscienza stessa sarebbe solo unʹapparizione casuale, uno strano riflesso allucinatorio, un fantasma originato dalla Materia.

Se tutto ciò che esiste fosse il risultato dellʹazione di una Forza meccanica, la manifestazione della mente non sarebbe stata necessaria al funzionamento dellʹingranaggio; questa invenzione meccanica e cieca, più sottile ma anche meno efficace, non sarebbe stata indispensabile. Nessun fragile cervello pensante avrebbe dovuto arrovellarsi per comprendere i complessi meccanismi del primo automa infallibile. Una supermente aggiunta a questa complessità brillante e penosa sarebbe stata ancora più superflua, una sorta di luminosa insolenza, nientʹaltro che lʹassurda pretesa di una coscienza transitoria che si crede capace di governare e possedere la grande Forza incosciente che lʹha creata.

O se un Creatore esterno e perciò limitato, in vena di esperimenti, fosse lʹinventore della vita animale soggetta al dolore, della mente umana maldestra e pasticciona e di questo enorme universo in gran parte inutilizzato ed inutile, non ci sarebbe ragione per cui non avrebbe dovuto troncare lo sviluppo di unʹintelligenza mentale nelle sue creature, pago dell’ingegnosità del proprio lavoro.

Anche se fosse onnipotente ed onnisciente avrebbe potuto fermarsi lì perché, proseguendo, la creatura avrebbe rischiato di avvicinarsi troppo al livello del proprio Artefice. Se dʹaltra parte è vero che uno Spirito infinito, una Presenza Divina eterna, una Coscienza, una Forza e una Gioia Divine sono involute e nascoste nella materia ed emergono lentamente, allora è inevitabile che i loro poteri, o i livelli ascendenti dellʹunico potere, debbano emergere lʹuno dopo lʹaltro fino a che non sia manifestata la pienezza della gloria ed una potente Realtà divina sia resa incarnata, dinamica e visibile.

Tutte le nostre idee sulla natura delle cose sono considerazioni inconcludenti della nostra ragione assolutamente carente che cerca, nella sua visione limitata e nella sua pretesa autosufficienza, di valutare la probabilità dellʹesistenza di un ordine universale che si sottrae ad ogni speculazione e rimane comunque e sempre un enigma. Il vero testimone e scopritore è la nostra coscienza che cresce; tale coscienza è al tempo stesso la manifestazione ed il potere del Divino in evoluzione; la sua crescita oltre lʹincoscienza apparente dellʹuniverso materiale è lʹevento fondamentale, costante e progressivo della lunga storia della terra.

Soltanto quando questa coscienza divina potrà ergersi nella pienezza del proprio potere conosceremo direttamente noi stessi ed il mondo, invece di afferrare brandelli di una parvenza di conoscenza. Il pieno potere della coscienza è la supermente o gnosi, supermente perché per raggiungerla dobbiamo andare oltre ed ergerci al di sopra della mente, allo stesso modo in cui la mente ha superato la vita e la materia incosciente, gnosi perché da sempre in possesso della Verità ed essenzialmente costituita della sostanza dinamica della conoscenza.

La vera conoscenza delle cose è preclusa alla nostra ragione, perché la ragione non è il potere essenziale del nostro spirito ma solo un espediente, uno strumento di transizione destinato ad interagire con la superficie delle cose e con i processi fenomenici. La vera conoscenza comincia solo quando la nostra coscienza può oltrepassare i suoi normali limiti nellʹuomo; solo allora diviene direttamente consapevole del proprio sé e del Potere nel mondo ed inizia ad avere almeno un minimo di conoscenza per identità, lʹunica vera conoscenza.

Da allora in poi sa e vede, non più tramite la ragione che brancola tra informazioni esterne, ma attraverso unʹesperienza sempre più forte e luminosa che illumina il sé ed il tutto. Infine diventerà una parte cosciente del Divino che si manifesta nel mondo; la sua vita diventerà uno strumento di evoluzione cosciente per quel Divino involuto che non è ancora rivelato nellʹuniverso materiale.” (Sri Aurobindo)

sabato 14 marzo 2015

La doppia natura dell’anima



“Io vi parlo e voi mi ascoltate. La mia parola
mira quindi a creare un effetto, ma se cerchiamo
le parole non riusciremo a trovarle. Questo mistero
ha a che fare con la ‘doppia’ natura della verità.”
(Gyalwa Renzin Gyatso, 14° Dalai Lama)

Aurobindo dice che, al di sopra dell’universo materiale ovvero sopra il piano della Materia, c’è il piano vitale o eterico che è esistente in sé. Al di sopra del piano vitale o eterico vi è il piano mentale che è esistente in sé e per se stesso. La realtà della terra mostra tre materie ordinate in scala ascendente, infatti dal piano materiale saliamo al piano eterico o vitale e, infine arriviamo nel piano mentale. Questi piani formano il triplice mondo inferiore e si sono costituiti in questo modo, nella coscienza della terra, nel corso dell’evoluzione che la terra ha affrontato.

Questi livelli esistevano in se stessi anche prima dell’evoluzione, ma essi erano al di sopra della coscienza terrestre e superiori al livello cui la terra appartiene. Nelle filosofie orientali si dice che la mente abbraccia in modo indifferenziato tutta la coscienza. Si dice che l’uomo è un essere mentale sebbene il suo vero essere mentale non sia la stessa cosa della sua mente interna. La natura segue il suo yoga e fa il suo corso in modo infallibile e inevitabile.

Il termine "yoga” significa fusione, unione e reintegrazione, perciò lo yoga della natura è la trasformazione che è la legge più segreta della natura. Una legge che prevede l’elevazione e l'ampliarsi dell’essere cosciente tramite l’unione o l’identificazione con una forma di coscienza molto più elevata e vasta: questo avviene con lo sviluppo detto "evoluzione".

Il principio dell'elevazione è impresso nella coscienza della terra e attua il fattore dinamico che stimola il lavoro che la natura compie per superare se stessa. Per questo, la prima fase dell’evoluzione fu uno stato di materia semi-cosciente che è simile a quello del vegetale. Poi la terra attraversa una fase di vita cosciente che assomiglia a quella dell'animale e, attualmente, viviamo nella forma di vita cosciente che è incarnata al livello umano.

Ma l’evoluzione, dice Aurobindo, non si è ancora conclusa infatti l’uomo è ancora un essere incompleto che deve essere migliorato. Si deve fare un'altra tappa poiché la fase finale dell’evoluzione della terra è ancora molto lontana. Lo sviluppo che avremo vedrà la manifestazione di una vita ultra-cosciente perciò, in futuro, avremo un prototipo di essere umano che è superiore al modello attuale.

Il principio di coscienza che determinerà la natura e la costruzione di questo nuovo essere è un principio spirituale superiore al livello mentale. Attualmente, il livello espressivo che l’uomo possiede è quello che si conquista con la mente: in futuro, avrà un livello Supermentale. La mente è stata l’ultima conquista della coscienza, ma sappiamo che c'è uno strumento molto più elevato con cui l’essere cosciente può esprimersi.

Esiste una mente e una consapevolezza che supera la mente individuale. In modo eccezionale questa mente fu sperimentata da molti santi e veggenti che ne ebbero i segni e ne comprovarono l’azione. Il piano di coscienza che essi provarono fu il conseguimento di una super-realtà statica che supera la mente personale ossia la consapevolezza del piano sovra-mentale.

Il primo stadio di sviluppo fu caratterizzato da un impulso muto e incosciente. Avvenne dallo sforzo di una volontà involuta perché non libera di fare e realizzare. È lo stadio del seme oscuro dell’individualità informe. Il secondo stadio di sviluppo fu motivato dal desiderio ansioso di avere ma limitato dalla sua incapacità di realizzarlo. Il germe del terzo stadio è l’Amore che cerca e che, nel contempo, può avere ed essere posseduto poiché possiede la capacità di donare e quella di saper avere.

Il fiore del quarto stadio o forma di coscienza è lo sviluppo in cui il fiore sboccia e raggiunge la perfezione. Qui vediamo il puro modello emergere perfetto come lo pensò la volontà originaria. È lo stadio della piena realizzazione illuminato dal desiderio dove avviene la fusione di possessore e posseduto. Questo accade nella fusione divina delle anime che è la condizione di base per vivere nella condizione Super-mentale.

Se pensiamo ai fatti descritti vediamo che gli stati di sviluppo sono anche delle forme di coscienza. Ma esse rappresentano anche le vie di ricerca che sono percorse dalle anime per trovare la felicità individuale e universale, dice Aurobindo. La via ascendente dalla materia oscura e muta fino alla Divina Felicità è un percorso molto lento e pieno di vicissitudini e conflitti. La Vita è un’Energia cosciente della sua forza e il segreto della vita è trovare la felicità nascosta dentro le cose.

La nostra duplicità ci impedisce di vederla, perciò non conosciamo la vera natura delle cose. La felicità è l’impulso primo, il fine ultimo e il vero senso della Vita, ma come possiamo trovare, in noi, il principio della felicità? Come si manifesta, in noi, questo superiore principio cosmico? Il principio Super-mentale si manifesta sempre per mezzo della mente: essa è la Mente onnipresente che pervade tutto il cosmo materiale, ma è nascosta dietro il “fenomeno effettivo” delle cose.

L’elemento che ci permette di percepirla è quello che viene chiamato “anima.” L’anima è il principio psichico che non è vita e che non è mente, e che non è neppure il corpo. L’essere psichico interno va pensato come quello che contiene, in sé, il fiore dell’essenza dell’essere. È vero che abbiamo una natura duplice, infatti abbiamo anche una doppia anima perché è sempre doppio ogni fenomeno cosmico che viene a riflettersi nell’organismo umano.

Abbiamo due menti poiché esiste la mente di superficie che mostra il nostro ego così come è giunto in evoluzione. La mente di superficie è la mente che fu creata da noi stessi quando emergemmo dalla materia. Poi c’è anche l’altra mente, che è anch’essa nostra. Essa è la mente subliminale che non è ostacolata dalla vita mentale normale, e che non viene limitata dalla materia. È una mente pura, vasta, potente e luminosa in cui vive l’essere mentale vero che si nasconde dietro la mente di superficie di ciò che crediamo essere “noi stessi”.

Abbiamo anche due vite diverse: la vita esteriore che è collegata al corpo fisico ed è costretta nella materia che venne formata con le evoluzioni passate. È la nostra parte che è nata e muore, e che dovrà tornare a vivere nuovamente in un corpo nuovo. Poi c’è anche l’altra mente cioè la forza mentale subliminale che non è collegata alla nostra condizione di esseri spazio-temporali.

Ricordiamo che anche la materia possiede la dualità infatti la materia possiede una materia più sottile che forma l’involucro eterico-vitale. Noi abbiamo pure una doppia anima, infatti c'è l’anima più superficiale che vive di desideri. Essa agisce per mezzo delle nostre emozioni vitali, delle nostre passioni, dei nostri sentimenti, della nostra facoltà estetica e della nostra ricerca personale di potere e di emozioni.

Poi esiste l’anima subliminale che esprime un puro potere di luce, di amore, di gioia e di raffinata essenza dell’essere. Questa è la vera anima che vive nascosta dietro l'azione dell’anima che vediamo emergere più in superficie. Se appare, sulla superficie, un riflesso di questo essere luminoso più profondo, noi diciamo che l'essere possiede l’anima, e quando il riflesso è assente, allora diciamo che l’essere non possiede ancora un’anima.

La parte esterna della anima non dimostra il nostro vero essere, infatti sono le parti più nascoste ossia i piani subliminali, che serbano la nostra più vera individualità. La parte più nascosta fonda l’individualità maggiormente vicina alla nostra forma di universalità. È in questo luogo segreto che avviene la fusione tra l’anima individuale e l’anima universale.

Nella parte subliminale dell’anima c'è una porta aperta alla forza universale e alla vita cosmica. Il livello subliminale è il luogo e il mezzo in cui accade il collegamento, ma è anche il confine tra vita individuale e vita universale. Perciò l’anima subliminale è aperta allo scambio, è disponibile a unirsi con la moltitudine di anime che la rappresentano, perciò il Super-mentale si può esprimere in tutte le operazioni della mente, della vita e della materia.

La materia si presta sempre al suo gioco e al suo sviluppo, ma l’anima di superficie non può oltrepassare i muri dell’ego che gli impediscono di entrare nella vita cosmica. Di conseguenza, per l’anima di superficie che ama vivere di capricci e desideri non può esistere una vera vita dell’anima.

Per lei esiste solo la realtà falsa costruita sulle deformazioni della mente basata sulla sua percezione errata. Il male del mondo è il fatto che l’uomo non sa trovare la sua vera anima. La conseguenza del male è il fatto che l’uomo non potendo afferrare le cose non sa trovare la vera anima del mondo. L’uomo cerca di afferrare l’essenza delle cose, dell’essere, del potere, dell’esistenza cosciente e così via, ma non riesce mai a farlo.

Se riuscisse a trovare l’essenza delle cose troverebbe l’unico essere, l’unico potere, l’unica coscienza e l’unica coscienza universale che valga la pena di avere. Tutte le contraddizioni sarebbero risolte nell'unità, nell'armonia e nell’appagamento offerto dal contatto. E, nel contempo, gli uomini troverebbe anche la loro vera anima e, con il suo aiuto, troverebbe anche il loro Sé. L’anima vera è testimone del vero Sé, e il nostro Sé autentico e il Sé vero del Mondo sono la medesima cosa.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 11 dicembre 2014

Oltre l’umano



“L’anello di congiunzione da tempo cercato
tra gli animali è l’essere umano.”
(Konrad Lorenz)

L’ideale di una categoria di superuomini è un pensiero che non si può condividere. Questo concetto per come viene affermato comunemente, suscita orrore e ripugnanza, in quanto è considerato diritto di pochi eletti che si ergono sulla grande massa della maggioranza. La minoranza degli eletti diverrà il faro dell’umanità, mentre la massa degli uomini comuni sarà relegata a livelli di sviluppo e stato più bassi. Un ideale così proclamato deve suscitare l'indignazione e il disgusto per la sua grettezza.

In realtà, la possibilità di superare il livello della condizione umana è di derivazione induista, ma noi conosciamo la versione di Nietzsche che la diffuse per primo. In verità va premesso che il filosofo fu colpito dalle concezioni dell’induismo che conobbe per mezzo degli scritti dell’indianista Paul Deussen che era suo grande amico. L'incompleta conoscenza o il fraintendimento delle teorie, unita alla tendenza ad estremizzare tipica del filosofo resero l’idea meno profonda, più estremizzata e più dissacrante di quanto non fosse in originale.

Il pensiero originale è diverso, perciò valutiamola nella spiegazione di Aurobindo. Aurobindo dice che il superuomo è collegato alla naturale capacità di evoluzione dell’umanità, e che non va pensato come un diritto arrogante di pochi eletti o come il predominio di una classe. Il concetto va inteso come “una chiamata che si rivolge all’essere umano per spingerlo a fare quello che nessuna specie ha fatto finora” infatti è un invito a “evolversi coscientemente nel tipo successivo e superiore, già in parte previsto nell’incessante e ciclico svilupparsi.”

Questo è il significato vero e bello da conoscere, perché è un’idea che offre buone speranze sul futuro umano. Per Aurobindo, Nietzsche era un “mistico adoratore della volontà” era uno “slavo” che idolatrava l’antichità greca che non conservava più la vera conoscenza. Il suo carattere era profondo e tormentato però riusciva a recepire delle idee luminose, ma lo splendore era offuscato dalla sua assolutezza. “Nietzsche era un apostolo che non comprese pienamente il suo stesso messaggio,” e il suo linguaggio ricordava lo stile profetico dell’oracolo di Delfi che diceva la verità, ma quella verità non era compresa correttamente da chi l'ascoltava.

Malgrado ciò, riuscì a innalzarsi al di sopra delle sue limitazioni facendo una guerra giusta contro le limitazioni mentali e morali della sua epoca. Il messaggio che udiva con il suo udito interiore fu spesso mescolato e confuso con delle idee collaterali che riuscirono a travisare le porzioni di verità che quelle idee possedevano. Il concetto di superuomo non lo capì, anzi, lo deformò fino a renderlo aberrante. Il superuomo è il destino dell'umanità perciò è una meta collettiva.

L’idea di Nietzsche mostra invece un essere titanico che possiede delle caratteristiche che lo avvicinano più all'asura cioè all'essere privo di luce divina. Nietzsche aveva una incredibile ostilità per l’idea cristiana di un dio che viene crocefisso. Il suo disprezzo per la figura del Cristo gli fa dire: “Gesù è nei suoi istinti più profondi antieroico: non si batte mai.” La causa che viene propugnata da Nietzsche vuole un eroe ideale che non ammette e non si concede nessuna debolezza. Il suo superuomo è un eroe arrogante e impietoso che rifiuta ogni dolore e ogni servizio a vantaggio degli altri.

Invece, il vero superuomo è l’immagine dell’essere che vince, perché sa innalzarsi al di sopra della morte e della sofferenza. Perciò è l’immagine dell’ascesa trionfante di una umanità che è stata completamente liberata. Se non abbiamo presente la differenza, e il collegamento del superuomo con l’evoluzione naturale dell’umanità si cade nel rischio e si fraintende. La superumanità nascerà perché la linea evolutiva è già tracciata, e il nuovo tipo di uomo sorgerà dall’umanità che viene messa duramente alla prova, ma che sarà purificata dal fuoco della sua sofferenza.

Il dio e il titano ossia il deva e l’asura sono parenti stretti malgrado siano diversi, infatti l’evoluzione non ha mai potuto fare a meno di uno a scapito dell’altro. Il dio e il titano sono gli opposti poli dell’esistenza, ma la loro natura è comune. Il dio discende dalla luce e dall’infinito, perciò è già soddisfatto e vuole prendere parte al gioco. Il titano sale dall’oscurità e dalla nebbia, perciò è in collera e vuole lottare. Le azioni del dio vengono dall’universale e tendono all’universale perché un dio nasce da un’armonia vittoriosa.

Le sue qualità si integrano armoniosamente una con l’altra perché sono pure, aggraziate, gioiose e naturali. Per un dio evolversi significa accrescere nell’intuizione, nella luce, nell’amore, nella gioia e nella padronanza. Un dio può servire governando e può governare servendo, perciò può essere audace, rapido nell’azione e anche violento, ma senza offesa e senza crudeltà. È buono, gentile e persino indulgente con se stesso, ma senza pigrizia, vizio o debolezza. Un dio crea, in sé, una totalità che è luminosa e felice e che, per simpatia, estende a tutta l’umanità.

Ma questo non esclude il potere che, per la divinità, corrisponde a saper governare se stesso e il mondo. Il suo dominio si basa sull’unità e sull’armonia, perché conosce l’essere dell’uomo e del mondo, perciò lo aiuta e lo spinge a realizzare le loro più alte possibilità con una spinta interiore divina. Egli può accogliere in sé tutte le qualità, le energie, le gioie, i dolori, la conoscenza e le speranze del mondo, e poi le restituisce, ma trasformare e arricchite in uno scambio e in un uso che è veramente sublime.

Questo tipo di regno non ha bisogno di ostentazioni e di onori, perché gli dei agiscono sempre dietro le maschere o nelle apparenze modeste. Spesso vengono beffati, osteggiati, umiliati e crocefissi. E questo avviene perché gli dei sanno che l’io va crocefisso per evolvere. Ma se non dessero l’esempio, il loro messaggio non sarebbe compreso dagli esseri umani, perciò gli dei lo mostrano. Tutto quello che c’è di più nobile nell’essere umano deve essere innalzato nel modo più sublime affinchè l'uomo sia riempito di luce, di gioia e di potere. Questa è la condizione della divinità perciò dovrebbe essere la tendenza del superuomo che verrà nel futuro, dice Aurobindo.

Il titano non comprende queste cose perché sono troppo difficili e raffinate per la sua mente. Il titano mette i suoi istinti al primo posto, perciò vuole un dominio concreto e tangibile. Il suo dominio si conferma ogni volta che schiaccia qualcuno, infatti il titano deve depredare e sfruttare per sentire che possiede le cose. Lui è figlio della separazione perché è l’esaltazione dell’io che si vuole spingere oltre i limiti. Per rinforzare il suo io, il titano deve limitare e privare gli altri, perché essendo privo del senso dell’infinito, nessun possesso esteriore è sufficiente a colmare la carenza.

La cosa essenziale per la sua crescita e la sua affermazione sono il contrasto, la lotta, la divisione e la negazione della volontà e della vita degli altri. Il titano conquista e domina divorando tutto, fagocitando, calpestando e assoggettando il mondo. Il titano deve assoggettare o cancellare l’immagine degli altri affinché la sua immagine risplenda e domini tutto il suo ambiente. Il titano venne per primo perché nacque dalla divisione e dall’egoismo, infatti ancora dimora in noi perché è il primo governatore del cielo e della terra. È lui il dio più antico, poi venne il dio che libera e armonizza.

Secondo un’antica leggenda indù si racconta che i deva ossia gli dei e gli asura ossia i titani lavorarono insieme per frullare l’oceano della vita e per trarne l’amrita cioè la pozione dell’immortalità. Una volta che l'ambrosia fu prodotta, Visnù decise di tenerla tutta per gli dei perciò la rubò agli iracondi e violenti asura. Questa cosa potrebbe sembrare ingiusta, perché è l’asura che porta il peso più pesante e fa il lavoro più duro. L’asura apre la strada e fa la guida perché precede il cammino distruggendo, plasmando e piantando.

Il dio segue e ripara, conclude e raccoglie il frutto. Perciò l’asura prepara con feroce determinazione e tormento, avanza tra mille ostacoli usando la forza, mentre il dio gode della vittoria e della felicità. Per questo motivo il tempestoso e oscuro titano è molto caro al dio Shiva. La leggenda narra che il dio Shiva scelse di assorbire il potente e amaro veleno che emerse, mentre lo stavano frollando, dall’oceano della vita per permettere a tutti gli altri dei di bere il nettare dell’immortalità.

Shiva fece una scelta consapevole per amore, mentre i titano scelsero per cecità e per passione e cercarono l’immortalità per egoismo personale, ma non ottennero nulla. Per questo motivo Visnù accorda ugualmente l’elisir a Shiva, e la negherà agli asura - a meno che non riescano a divinizzarsi. Cos’è dunque la superumanità se non la divinizzazione e l’assoluta perfezione di quello che c’è di più nobile nella natura umana? L’uomo è fatto a immagine di dio, però la differenza esiste.

La realtà divina è senza limiti, spontanea, assoluta, armoniosa, padrona di sé. Invece l’uomo è limitato, relativo, fatto con la fatica, discordante, deformato, padroneggiato solo con la forza e perso nella sua limitatezza e nell’insicurezza di ciò che possiede. Ma l'imperfezione tende sempre verso la perfezione, infatti l’uomo limitato tende sempre all’infinito, e benché sia relativo cerca l’assoluto in tutte le cose. È un essere artificiale in natura ma si spinge verso la naturalezza, è pieno di discordia ma tende verso l’armonia, è schiavo della natura che lo domina ma è convinto di dominarla.

Quello a cui aspiriamo deve essere ancora raggiunto, però lo avremo alla fine della nostra evoluzione. L’essere umano si trova, attualmente, in uno stato di transizione in cui deve imparare a diventare cosciente del suo proprio scopo, secondo Aurobindo. L’uomo deve imparare a trascendere la sua animalità, deve imparare a superare i suoi istinti e deve dominare le sue passioni devastanti. L’essere umano deve trascendere se stesso, ma questo non vuol dire che si deve aspirare ad una “altezzosa, forte, brillante, egoistica cultura dell’io che vuole dominare, dal suo trono, un’umanità resa schiava.”

Buona erranza
Sharatan

venerdì 21 novembre 2014

Tanti ritorni



“Se non riesci a trovare la verità là dove sei,
in quale luogo speri di trovarla?”
(Dogen)

Il pensiero, nella maggioranza degli uomini, non è altro che accettazione delle idee degli altri. La nostra mente, dice Aurobindo, è come una sentinella insonnolita che fa passare qualsiasi cosa abbia una pur minima somiglianza con ciò che gli sembra familiare. E l'incapacità di pensare aumenta quando si deve riflettere su concetti astratti e non consueti. Persino i più intelligenti e curiosi si accontentano di credere a “sciocchezze inconsistenti” quando si trovano ad affrontare questioni troppo elevate o molto difficili.

Quando è necessario usare un pensiero sottile e preciso è facile provare impazienza, perché non si vuole affrontare il duro lavoro che è necessario per capire. Gli uomini pensano in modo sottile solo quando affrontano questioni concrete e pratiche. Non amano il pensiero sottile adatto alle questioni sottili perché l’intelletto umano è ancora uno strumento troppo rozzo. E non è inconsueto vedere che qualcuno fa uno scarabocchio e poi è felice perché crede di aver dipinto un quadro completo. E il pensare rozzo e parziale riguarda anche una questione importante come quella della rinascita.

La rinascita, anche per chi l’accetta, è compresa in modo superficiale perciò si accetta come una teoria o come un dogma. Nella teoria della rinascita si dice che l’uomo muore e che l’anima rinasce in un nuovo corpo. In primo luogo la rinascita è reincarnazione, infatti l’anima esce da una struttura corporea ed entra in un’altra struttura. Ma la cosa curiosa è che questo modo di pensarla fa immaginare che l’anima sia come il genio che esce ed entra dalla sua lampada.

Alcuni dicono che l’anima si plasma un corpo nell’utero della madre e, quando il corpo è formato, l’anima occupa il corpo che lei stessa si è plasmato. Non si riflette mai sulla nascita dell’anima ma si riflette soltanto sulla nascita del corpo che verrà occupato dalla personalità. E qui vediamo il tallone di Achille della cosa, perché l’aspetto che ci attrae di più, nella rinascita, è avere la sicurezza della sopravvivenza della nostra personalità.

È difficile, soprattutto per chi ama molto la vita, accettare che la mente finisce quando finiscono le circostanze del corpo fisico. La mente occidentale è affascinata dal concetto di una memoria mentale che continua ad esistere, e che possa rivivere in un nuovo corpo. La dissoluzione che temiamo è la scomparsa della coscienza ossia di ciò che siamo abituati a chiamare “me stesso”. Non c'è motivo migliore per crederci, perciò la reincarnazione è un'idea molto consolatoria.

Vogliamo avere la speranza che la nostra mente e la nostra memoria possano avere una ricomparsa fisica, affinché la nostra personalità possa continuare. Gli antichi maestri non la vedevano così, infatti non erano interessati all’immortalità della personalità. I maestri buddhisti e quelli del Vedanta non cercavano di conservare la personalità. Essi credevano che la personalità fosse un composto in continua mutazione perciò non cercavano l’immortalità di una personalità fissa.

Ma anche loro sentivano una continuità nelle rinascite, perciò indagarono sulla vera origine di questa continuità. Temevano che anche il senso d'identità fosse un'ennesima beffa del gioco illusorio che crea il mondo in cui viviamo. I maestri buddhisti negano ogni forma di identità e insegnano che non esiste un sé reale e neppure la persona. Dicono che esiste solo un flusso di energia che scorre in modo incessante, e che assomiglia al corso di un fiume. Perciò la continuità della coscienza nasce dal flusso continuo di queste energie.

È la mente che crea, la mente crea se stessa e, per farlo, usa il falso senso di identità. I buddhisti non credono di avere un’identità perciò non credono neppure che la rinascita sia necessaria per l’anima. Credono che resta solo il karma, perché il karma scorre di continuo in un flusso che non trova mai nessuna interruzione. È il karma che si reincarna. perciò è il karma che crea la forma della mente. Infatti la mente muta in modo costante e continuo.

Anche i corpi fisici sono il risultato del cangiante composto di idee e di sensazioni che diciamo essere noi stessi. Un Io sempre identico non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai. Ma finché avremo l’illusione di essere una personalità resterà anche l'ignoranza sulla questione del ritorno in nuovi corpi. E c’è anche il punto a cui non si pensa ossia il fatto che un composto si possa disgregare e non crearsi mai più: anche il letto del fiume può andare distrutto!

Ma, in questo contesto, secondo i buddhisti, siamo nel Non-Essere ossia vediamo la cessazione e la liberazione: è il momento in cui l’errore si libera anche di se stesso. I maestri del Vedanta pensavano diversamente, infatti ammettevano l’esistenza di un’identità. Ammettevano l’esistenza di un sé permanente che, però, è diverso dal composto che chiamiamo noi stessi. Costui è il Sé, è l’Uomo reale, è il Signore di tutte le apparenze mutevoli.

Se non conosciamo il vero Signore non possiamo parlare di sopravvivenza della personalità, dice Aurobindo, perché “soltanto colui che va oltre la personalità sino alla vera Persona diventa immortale”. Finché non entriamo in questo tipo di coscienza, ci sembrerà che esista solo il ciclo dell'uomo che rinasce sempre di nuovo e poi muore. Fino ad allora, vediamo solo la forma che si sussegue alla forma, ma non avremo nessuna immortalità.

Esiste un continuo e costante formarsi e un riformarsi di diverse personalità che vivono in nuovi corpi, ma la personalità è solo una nostra creazione. Essa cambia di continuo, perché c’è una forza che lavora e che spinge sempre all’azione. Ma la forza non è mai la stessa forza perciò, il senso dell’ego in cui ci identifichiamo, ci spinge ad attaccarci al corpo. Per questo motivo, secondo Aurobindo, pensiamo di essere racchiusi in un nome e in una forma.

Ma l’antico Vedanta insegnava che esiste qualcosa al di là della forza che ci spinge all’azione, infatti esiste il Maestro di essa. Il Maestro fa in modo che la forza crei, per suo conto, sempre nuovi nomi e nuove forme. Egli è il Sé, è il Purusha, Egli è la Vera Persona. Il senso dell’ego è solo l’immagine distorta che viene riflessa nel fluire continuo della mente che è collegata al corpo fisico.

Il Sé non si reincarna e non ha bisogno di farlo, perché il Sé non nasce e non muore. Il Sé non è mai nato perciò non può esistere nel corpo, piuttosto è il corpo che viene plasmato per servire il Sé. Il Sé non può essere rinchiuso in una forma, ma può prendere qualsiasi forma, e può creare tanti oggetti diversi. Tutti i corpi sono nel Sé, ma anche questo è un’illusione collegata alla nostra percezione dello spazio. I corpi sono figure e simboli che il Sé ha creato nella sua stessa Coscienza.

Al momento della morte l’anima non lascia il corpo ma se ne spoglia come se si togliesse un abito. Lo strappo violento della morte è causato dalla sensibilità dell’involucro sottile ossia dal corpo eterico cioè dal corpo psichico legato al corpo. Il corpo fisico si collega al corpo eterico con la corda del cuore, con la corda dell’energia della vita e con l’energia nervosa che è stata intessuta in ogni fibra del corpo, dice Aurobindo.

Il Signore del corpo si porta via tutto questo, e lo strappo può essere violento o dolce oppure rapido o lento. Perciò è la forza di connessione che causa il dolore che sentiamo nella morte e la sua difficoltà. Abbiamo un signore della personalità che cambia continuamente e che, di nuovo, assume nuovi corpi. Ma il Sé reale si conosce sempre al di sopra di ogni mutamento, infatti Lui l’osserva e ne gioisce, ma non vi prende mai parte. La mente e il senso dell’ego sono strumenti inferiori, perché esiste una forma essenziale che l’Uomo Reale utilizza per sostenere e per rispecchiare il mutamento senza esserne mutato.

La forma più essenziale, secondo le Upanishad, è l’essere mentale ossia è la persona mentale che diventa il comandante della vita e del corpo. È lui che sostiene il senso dell’ego come funzione della mente. Lui ci consente di avere la ferma percezione di una identità che continua nel tempo, in opposizione all’identità senza tempo del Sé. La personalità che muta di continuo non è la persona mentale, ma è un insieme di materiali della Natura, è una formazione di Prakriti, per Aurobindo.

Esso è un composto molto complesso fatto da tanti strati: c’è lo strato fisico, quello nervoso, quello mentale, e c'è anche lo strato sopra-mentale. E, all’interno di tutti gli strati, ci sono ancora altri strati ulteriori. L’essere mentale, nel riprendere la vita corporea, forma una nuova personalità che è adatta alla nuova esistenza terrena.

Prende dalla materia comune del materiale organico e inorganico, del materiale mentale del mondo fisico e, durante la vita terrestre, assorbe costantemente del materiale fresco. Getta via tutto ciò che ha usato mutando i suoi tessuti fisici, nervosi e mentali. Ma questo è solo il lavoro di superficie, perché dietro a tutto questo, c’è tutto il fermento e il lavorio delle esperienze passate che viene sempre tenuto dietro la memoria fisica perché la nostra consapevolezza non ne venga turbata.

Non devono esserci delle interferenze da parte del nostro passato, perché dobbiamo essere concentrati solo sul presente. Il retroterra del passato è il nocciolo della nostra personalità, ma è anche molto di più. È il nostro tesoro a cui possiamo fare ricorso sempre, anche a prescindere da tutto quello che ci sta intorno. E questo rapporto si aggiunge alle nostre conquiste passate e modifica il retroterra che viene preparato per affrontare le vite future.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 7 novembre 2014

Come farfalle



“L’uomo è la mente materializzata di Dio.”
(Paramhansa Yogananda)

Yogananda dice che tutte le creature viventi nascono dalla materia ossia dalla terra. Poiché la terra fu precipitata dall’oceano delle acque raccolte, tutte le forme di vita nascono dall’acqua condensata delle nebulose cosmiche. Siccome gli oceani vengono dalle nebulose cosmiche anche le nebulose provengono dall’essenza degli atomi, degli elettroni e dalla forza vitale cosmica chiamata yajna. Il Fuoco ossia la Luce Cosmica nasce dalla vibrazione di Dio ossia dalla Volontà Divina che crea il Karma del Cosmo.

La Vibrazione Cosmica e le leggi del karma cosmico vengono da Brahma che è la Coscienza Cristica, la Kutastha Chaitanya che è intrinsecamente presente in tutta la creazione vibratoria. La Coscienza di Dio Figlio è Tat, ed è immanente nella creazione vibratoria perché emana dall’immutabile Dio Padre che è Sat, e che esiste al di sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cosmica è Brahma creativo che è sempre presente nella Vibrazione Cosmica. La Coscienza Cosmica si manifesta come Luce Cosmica, come Fuoco creativo oppure come Suono Cosmico, Aum. Il Creatore è la Vibrazione Cosmica che si manifesta in due forme ossia come Luce Cosmica oppure come Suono Cosmico. Secondo Yogananda, il suono sacro Om, Aum o Amen sono vibrazioni che "testimoniano" l’azione divina. Questi suoni sacri sono la prova più evidente che il Creatore è sempre attivo e presente nella Sua creazione.

L’uomo fu creato dall’Energia Cosmica e dalla corrente vitale astrale che condensarono e diventarono terra. La vibrazione liquida dell’Energia Cosmica ha originato la terra solida, perciò ogni cibo e nutrimento derivano dall’Energia Cosmica. Le vibrazioni dell’Energia Cosmica provengono dalla sottile Luce Cosmica che è la fonte primaria di tutte le cose, e che riceve il potere dell’energia vibratoria e della Volontà di Dio.

La legge cosmica nasce dalla Coscienza Cristica che è presente nell'intera creazione vibratoria. Ma la Coscienza Cristica è soltanto una Coscienza riflessa che esiste solo in relazione all’universo a cui è collegata. Anche questa coscienza si dissolverà quando l’universo a cui è collegata verrà dissolto. La Coscienza Cristica è la coscienza del Figlio che nasce dal Dio Padre immutabile posto sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cristica è Brahma creativo perciò è intronizzata solo nella Vibrazione Cosmica, dice Yogananda, e si manifesta come Luce oppure come Suono. L’uomo fu creato a immagine di Dio perciò è l'immagine dell’Eterna Coscienza. Tutte le creature furono formate o materializzate dall’Energia Cosmica che è la “mente congelata” di Dio.

Tutte le illusioni sull’esistenza della materia solida provengono dalla liquida e fluida mente congelata di Dio. La mente congelata di Dio o acqua proviene dall’Energia Cosmica che è la mente di fuoco congelata di Dio. L’attivo fuoco vibratorio di Dio regge le leggi della creazione vibratoria illusoria che è fatta soltanto di sogni di Dio.

L’Energia Cosmica ossia la Vibrazione del Fuoco divino nasce dalla coscienza riflessa di Dio che è Brahma, il Signore di tutta la creazione illusoria. La Sua coscienza creativa, mentalmente, fece vibrare la creazione cosmica di sogno che nasce dall’immutabile Coscienza cosmica - l’Increato - che esiste oltre tutti gli universi vibratori o creati.

Dio sognò il cosmo e il cosmo diventò la realtà di sogno. Dal sogno, Dio, fece sorgere l’energia creativa e dall'energia creativa generò il cosiddetto universo solido. E poi creò l’uomo dotato dell'illusorio corpo materiale perciò, in questo senso, Dio è l’Onda Elettromagnetica Primordiale. Nell'universo di sogno, si pensa, si vive e si lavora con le correnti elettriche di sogno, e si creano realtà di sogno per gente di sogno.

Vivendo nello stato del sogno, ci sembra che non ci sia nessuna differenza tra pensieri di sogno, vibrazioni di sogno, oggetti di sogno e persone di sogno. Solo al risveglio, il sognatore capisce che il mondo che credeva reale era solo un sogno, perché era fatto di differenti vibrazioni e di manifestazioni della sua sostanza mentale congelata. Tutte le apparenze sono illusorie e gli oggetti sono sogno perché vengono dall’unità della sua coscienza di sogno. Le persona legano la vita al piano in cui vivono perciò possiamo scegliere se fermarci al livelli inferiori o trovare il Sacro Graal ossia la coppa della beatitudine divina.

Dio ha creato la Natura ma la Natura non sa manifestare i suoi attributi divini, perché li mostra in modo ingannevole e illusorio. L’uomo possiede una doppia natura perché è il prodotto di un Dio invisibile e di una Natura visibile perciò è un essere duale. L’uomo è composto da un’anima spirituale immanente che è nascosta e pura, ma è fatto anche da un involucro fisico esteriore che è dotato di un cervello, di una mente e di altre qualità che gli dona la Natura.

Comunemente l’uomo vive in una separazione che è solo apparente tra sé e il mondo perché ha dimenticato che tutta la vita proviene dalla medesima fonte. La macchina umana ha molti ingranaggi che svolgono diverse attività. Infatti il naso, gli occhi e le orecchie sono strumenti rivolti all'esterno mentre il cervello è il veicolo del pensiero e delle nostre facoltà interne.

Quando siamo influenzati dagli attributi della mente diventiamo suscettibili al piacere e al dolore perciò veniamo guidati dalle facoltà inferiori. Risvegliando la percezione intuitiva dell’anima ci liberiamo dai vortici della relatività psicologica. Noi, anche se in modo subconscio, siamo sempre consapevoli della beatitudine che abbiamo perduto. Se restiamo troppo influenzati dalle condizioni dell’ambiente esterno ci dimentichiamo della nostra originaria natura beata.

L’anima che si è liberata da queste condizioni trascende la coscienza corporea e opera dal piano dello Spirito. Essa ricorda che ogni piccola scintilla di attività realizza lo Spirito, e che è così perché l'anima è sempre una sola cosa con lo spirito. La via più sicura e decisiva per raggiungere la pace e il silenzio, secondo Aurobindo, è la discesa dall’alto. Anche se non lo sembra perché, quando arriva la pace, non si capisce da dove provenga. Non è evidente, ma tutto quello che appartiene alla coscienza superiore viene sempre dall’alto.

Dall’alto provengono sia la pace che il silenzio spirituale, ma proviene dall'alto anche la Luce, il Potere, la Conoscenza, la visione e il pensiero superiore. Chiaramente anche la beatitudine viene dall’alto ma è possibile che venga dall’interno e dall’intimo. Ma succede soltanto se l’essere psichico è passato in primo piano. La condizione necessaria è quella di mantenere l’apertura della mente, del vitale e del fisico interiori che si devono rivolgere verso l’intimo.

Andando verso la parte più profonda di noi andiamo verso lo psichico. Nel contempo, va mantenuta anche l’apertura verso l’alto e verso quello che oltrepassa una piccola mente. Una mente, un vitale e un corpo miseri errano nelle tenebre dell'ignoranza e vi restano finché non si stancano di girare senza scopo. Solo allora è possibile che una piccola particella ignorante ritorni verso il suo vero Sé, e si spinga verso l'estinzione del Sé per entrare nel Nirvana.

Il vero Sé vive nell’intimo dell'uomo perché all’interno c'è l’anima che sostiene il mentale, il vitale e il fisico interiori e gli offre la capacità di estendersi a livello universale. Questa zona intima non è quella del subcosciente o del subliminare ma è la parte che è collegata ai centri di coscienza dei chakra. Comunemente solo una minima parte dell’essere interiore circola nei chakra e può filtrare nella vita esterna: quel poco esprime la nostra parte migliore.

A questa parte dell’essere psichico interiore che si mostra dobbiamo la produzione dell’arte, della poesia, dei nostri ideali, delle aspirazioni nobili, della spiritualità e della qualità dello sforzo che facciamo per raggiungere il perfezionamento. La maggior parte dei centri interiori sono chiusi o addormentati, perciò risvegliarli è il compito dello yoga. Mano a mano che si ridestano, si rivelano anche le capacità dell’essere psichico che è sottostante all'essere esteriore.

Così si acquisisce una coscienza più vasta e si ascende fino alla Coscienza Cosmica. Le nostre piccole personalità separate possono diventare i centri dell’azione universale in diretto contatto con le forze cosmiche. Invece di restare gli attori involontari di azioni inconsapevoli possiamo, ma fino ad un certo punto, diventare padroni consapevoli dell’azione della Natura. Il limite che viene posto alla libertà del singolo dipende dallo sviluppo del suo essere interiore, e dalla sua apertura verso i livelli spirituali superiori.

L’apertura del centro del cuore libera l’essere psichico che ci rende consapevoli del Divino che possediamo interiormente, perciò ci rende recettivi alla Verità superiore. Il Sé Spirituale superiore non è dietro una persona singola ma è al di sopra di tutti gli esseri. Il più elevato centro interiore è collocato nella testa ma il più profondo è posto nel centro del cuore. Il centro che si apre più direttamente al Sé è posto al di sopra della testa, infatti al di sopra del corpo c'è il corpo sottile o Sukshma Sharira.

Il Sé superiore possiede due aspetti, e i risultati delle sue azioni corrispondono ai 2 aspetti. Un aspetto è statico e fa sperimentare una condizione di pace, di libertà e di vasto silenzio. Il Sé silenzioso non è turbato da nulla e può mantenersi distaccato e indifferente. L’altro aspetto è dinamico e si percepisce come Sé o Spirito Cosmico che sostiene, genera e contiene tutta l’azione del cosmo. Ma non sostiene, genera e contiene solo questo mondo ma anche tutti gli universi creati.

Se l’anima trova la pienezza dello Spirito dentro di sé, non prova più alcun desiderio di fare nuove incarnazioni per impersonare i sogni dei mortali. Se l’anima controlla i suoi istinti si purifica perciò l’Anima Suprema come Coscienza Cristica può scendere e può istruire l’anima individuale sul modo migliore di usare la sua mente per condurre il carro corporeo lungo la strada della vita.

Yogananda narra che, un giorno, un re sognò di essere un mendicante. Nel suo sogno, il re implorava per avere un soldo di rame. La regina lo sentì agitarsi nel sonno e lo destò e lui si risvegliò dicendo: “Ma che stupido sono! Io che sono un sovrano pregavo per avere un soldo!” L’uomo è come un re che sogna e crede di essere un miserabile.

L’anima dell'uomo sogna di essere un corpo perciò resta imprigionata nei suoi desideri e nell'inganno della materia. I desideri materiali diventano come dei fili che intessono il bozzolo dell'ignoranza intorno all’anima, perciò l'anima deve fare un grande sforzo per oltrepassare il soffocante e oscuro involucro che la soffoca, e diventare una farfalla dell’onnipresenza astrale.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 5 novembre 2014

Jivatman



“Il Signore Beato disse: Un eterno frammento di me,
diviene un’anima vivente (jiva) in questo mondo dei mortali,
e attrae a sé la mente con i cinque sensi che trovano
fondamento nella Natura (Prakriti).”
(Bhagavad Gita XV, 8)

Il termine “jiva” in sanscrito ha due significati, infatti significa “creatura vivente” e significa anche “spirito individualizzato” che sostiene l’essere vivente nel corso delle sue incarnazioni. Quando è usato nel secondo significato, il termine completo diventa “jivatman” dove Atman è lo Spirito o il Sé Eterno dell’essere vivente. Il concetto esprime la particella eterna del Divino, poiché il Divino molteplice si manifesta come Sé o spirito individualizzato dell’essere creato.

Per questo il jivatman, nella sua essenza, non cresce e non muore, non cambia e non evolve perché la sua essenza resta al di sopra dell’evoluzione personale. Nell’evoluzione personale, il jivatman viene rappresentato dall’essere psichico che si sviluppa e che sostiene tutto il resto della Natura. L’anima si incarna ogni volta, e in ogni incarnazione vengono formati - con il materiale fornito dalla Natura universale e, a seconda dell’evoluzione passata - un nuovo corpo mentale, vitale e fisico.

Alla morte il corpo si dissolve e il vitale va nel piano vitale. Qui resta per un certo periodo di tempo e, alla fine, anche il corpo vitale si dissolve: l’ultimo a dissolversi è il corpo mentale. A questo punto l’anima o essere psichico si ritira nel mondo psichico per riposare finché non giunge il momento di fare una nuova nascita. Così avviene per gli uomini che si sviluppano in modo normale, ma esistono delle variabili allo schema generale. Infatti, se la mente e il vitale vengono fortemente sviluppati e ben strutturati essi possono persistere. Ma alla condizione che vengano strutturati in questo modo dall’essere psichico.

In questi casi, il corpo mentale e quello vitale vengono accentrati intorno all’essere psichico, perciò ne possono condividere la sua condizione d’immortalità. Nel corso della vita terrena, l’anima raccoglie gli elementi essenziali per fare il lavoro, perciò usa le sue esperienze per formare la base per la sua crescita nell’evoluzione. Quando l’anima torna a nascere prende l’involucro mentale, quello vitale e il corpo fisico che si è guadagnata. Perciò ritorna con il karma che gli sarà utile nella nuova vita per progredire e per fare nuove esperienze.

La coscienza individuale si espande ed evolve finché può entrare nella Coscienza Cosmica con cui intesse ogni genere di rapporti. Può penetrarla e conoscere i suoi movimenti, può agire su di essa o può avere da essa ogni genere d’influenza. La coscienza individuale può allargarsi e avere uno stato di coscienza che gli antichi yogi chiamavano “avere il Brahmanda (cosmo) dentro di sé.”

La Coscienza Cosmica è la coscienza dello Spirito Cosmico e della Natura Cosmica perciò comprende tutti gli esseri e le forze che sono contenuti nell’universo. Per capire meglio, si può immaginare che la Coscienza Cosmica è tanto cosciente, in modo globale, di quanto lo è un individuo separato consapevole sebbene le cose sia diverse. La coscienza dell’individuo è una parte che percepisce se stessa come una cosa distinta da tutte le altre. Malgrado questa ignoranza, nell’uomo avviene che “in ogni momento, la maggior parte di quello che egli è, entra in lui dalla coscienza cosmica” dice Aurobindo.

Queste due parti sono pensate separate a causa dell’ignoranza, ma se finisce l’ignoranza l’individuo sente il Sé Cosmico, sente la coscienza della Natura Cosmica e le forze che agiscono nell’universo. Tutto questo viene sentito come si sentono le cose fisiche e gli urti fisici perciò scopre che tutto è una sola cosa con il vasto e universale essere. Esiste perciò una natura mentale universale e una natura fisica universale, e da una selezione di queste forze provengono la mente, il vitale e il corpo individuale.

L’anima invece viene da un altro luogo, infatti l’anima viene dal Trascendente perciò proviene da una natura superiore. Il Divino è Uno molteplice. Lo spirito o sé individuale fa parte del Molteplice dell’Uno, e l’essere psichico è quello che il Divino emana per evolvere nella realtà terrestre. Il sé individuale quando ha raggiunto la liberazione realizza che è l’Uno e anche il Molteplice. Solo allora può tuffarsi nell’Uno e fondersi con l’Uno sentendo la sua unità. Può godere del Divino e può scegliere se restare nella manifestazione o entrarci quando vuole e non più costretto a rinascere.

La Natura è Prakriti ossia è la Forza Cosciente che forma e mantiene i mondi. Dietro a questa Forza e dietro l’aspetto meccanico dell’universo si trova la Coscienza e la Forza vivente del Divino cioè la Prakriti Divina. Prakriti è divisa in superiore e inferiore, e quella inferiore è la Prakriti dell’Ignoranza, la Prakriti della mente, della vita, della materia e della coscienza che si sente separata dal Divino. La Prakriti superiore è la Prakriti Divina del Satchitananda che ha il potere di manifestare la Supermente ed è sempre cosciente del Divino perciò è la suprema mente libera da ogni ignoranza.

L’uomo è sempre preda dell’ignoranza perciò è in balìa della Prakriti inferiore, ma attraverso l’evoluzione diventa cosciente della sua natura superiore, e può cercare di entrare in contatto con essa. L’uomo può elevarsi alla Natura superiore, dice Aurobindo, ed essa può scendere in lui. E questo movimento di ascesa e discesa rende possibile la trasformazione della natura inferiore della mente, della vita e della materia.

È necessario raggiungere il livello sovramentale e farlo discendere ancora prima che la Supermente abbia la possibilità di venire nella coscienza terrestre, poiché il sovramentale è il passaggio obbligato per ascendere dalla mente alla Supermente. Le idee creatrici di verità, dal piano sovramentale, scendono nell’Intuizione e sono trasmesse alla Mente illuminata e alla Mente superiore per essere adattate al nostro livello di comprensione. Nel corso della trasmissione, a mano a mano che esse scendono ai piani inferiori, perdono sempre più il potere e la certezza.

Nella mente umana esse perdono il potere che avevano in termini di energia di verità direttamente percepita, perciò si presentano all’intelletto come speculazioni e non come perfette verità realizzate. La Supermente è posta tra Satchitananda e la creazione inferiore, perciò solo la Supermente può trasformare la natura inferiore. Solo la Supermente contiene la Verità determinante della Coscienza Divina perciò la Supermente è necessaria per la creazione della Verità, dice Aurobindo.

Satchitananda è l’Unico in triplice aspetto benché, nel Supremo, i tre non sono tre ma restano uno. L’esistenza (sat) è Coscienza e la Coscienza (chit) è beatitudine (ananda) perciò vediamo come i tre aspetti siano inseparabili e totalmente fusi uno nell’altro da sembrare indistinguibili. Sui piani superiori della manifestazione essi sono tre in uno pur restando inseparabili. Avviene che uno dei tre possa predominare e servire di base agli altri due, oppure uno può dirigere gli altri. Nei piani inferiori sembrano inseparabili, ma lo sono solo in apparenza poiché, nella loro realtà segreta, essi non lo sono.

Nel mondo fenomenico, uno può esistere senza gli altri però si vive un’esistenza incosciente o dolorosa e si possiede una coscienza senza beatitudine. Senza la separazione dei tre aspetti non esisterebbero il dolore, l’ignoranza, la menzogna, l’ingiustizia, la morte e neppure l’incoscienza umana. L’evoluzione viene per eliminare la coscienza limitata e sofferente.

Essa viene per farci uscire dalla mancanza di conoscenza e per migliorare la materia. L’anima ossia l’essere psichico è sempre in contatto con la Verità Divina. Ma, nell’uomo, l’anima è velata dalla mente, dal vitale e dalla natura fisica. L’essere psichico è l'unico che apre la nostra natura alla Luce Supermentale e alla beatitudine.

La mente può aprirsi in modo spontaneo alle regioni superiori e può ampliarsi oppure può immobilizzarsi. La mente può spiritualizzarsi ma la Supermente non riceve una base sufficiente nella sola mente spiritualizzata. Infatti il solo potere della mente non rende possibile alcuna realizzazione. Solo l’anima risvegliata produce la nuova nascita psichica che ci trasforma in bambini appena nati dal grembo della Madre.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 3 novembre 2014

Oltre la superficie



“Oggi, improvvisamente, la materia si smaterializza
dentro e fuori di noi, svelando l’ineffabile armonia
che risuona nella coerenza della biosfera.”
(David Bohm)

Poichè gli uomini non conoscono se stessi, non sanno distinguere tra le varie parti che compongono il loro essere perciò riuniscono tutto in un blocco unico che chiamano mente. Fanno questo errore perché sentono solo una percezione mentale perciò si può affermare che la conoscenza umana è una conoscenza mentalizzata. Per questo motivo, gli uomini, non conoscono i loro stati di coscienza e il senso delle loro azioni. Oppure, se li conoscono, la loro conoscenza è superficiale.

Diventare consapevoli della nostra complessità strutturale, saper percepire le diverse forze che si muovono in noi e sottoporre le nostre azione al vaglio della conoscenza è lo scopo dello yoga insegnato da Sri Aurobindo. Gli uomini sono composti da varie parti, lui dice, e ognuna svolge la sua funzione specifica all’interno del movimento totale del nostro pensiero, della nostra volontà, delle nostre sensazioni, dei sentimenti e delle nostre emozioni.

Spesso non si comprende il motivo e la direzione degli impulsi che ci muovono però ne percepiamo sempre il risultato. Cerchiamo di creare un ordine sia pure effimero e poco durevole per dare ordine al nostro mondo. Il vero rimedio, secondo Aurobindo, è quello di far passare in primo piano l’essere psichico. Yoga è acquisire uno stato di coscienza in cui non esistono più le limitazioni dell’ego. Yoga è la fine della limitatezza della mente personale, del corpo vitale e dell’involucro fisico.

Yoga è unione con il Supremo Sé, con la Coscienza Cosmica oppure con la profonda coscienza interiore “nel quale si percepisce l’anima, l’essenza interiore e la reale verità dell’esistenza” dice Aurobindo. La coscienza yogica che si acquisisce non percepisce solo le cose ma percepisce anche le forze che stanno dietro le cose. Essa percepisce non solo le forze, ma percepisce anche l’essere cosciente che sta dietro all'azione delle forze. E ne avremo la visione, non soltanto in noi stessi, ma anche in tutto l’universo.

La forza che accompagna la nascita della nuova forma di coscienza è quella della Shakti yogica che giace addormentata e ripiegata nei centri (chakra) dell'essere interiore, e che formano ciò che il Tantra chiama la Kundalini Shakti. Ma questa forza è anche sopra di noi come Forza Divina. La Shakti superiore non è mai ripiegata in se stessa oppure addormentata ma è sempre sveglia e cosciente perciò è sempre molto potente.

Questa forza è sempre a nostra disposizione perché è sempre pronta a manifestarsi come Forza o come Potere della Madre. Nella mente si manifesta come forza mentale divina o come Forza mentale Universale, e può compiere tutto ciò che la mente personale non può fare: è questa la forza mentale yogica. Dietro la natura vitale umana esiste, nascosto e immobile, il suo vero essere vitale che è completamente diverso dall'essere che appare in superficie.

Il vitale di superficie è un essere meschino, ignorante, limitato, pieno di passioni, capricci e desideri, colmo di gioia e dolore perciò è un essere che si esalta e che si deprime. Il vero essere vitale è, al contrario, un essere ampio, calmo, forte, senza limitazioni, fermo e incrollabile, perciò è un essere che è in grado di manifestare onnipotenza, onniscienza e suprema beatitudine. Il termine “mente” è riferito alle qualità dell’intelligenza e della cognizione umana cioè alle percezioni mentali, al pensiero e alle reazioni del pensiero davanti agli oggetti.

Invece il “vitale” è la “natura della vita” con tutti i suoi desideri, le emozioni, le sensazioni e le energie in azione e le reazioni dell’anima del desiderio. È l’anima del desiderio che muove, all'interno dell’uomo, tutto il gioco del possesso e degli istinti come la cupidigia, l’odio, la paura, l’avidità, etc.. Alla superficie della coscienza, il mentale e il vitale sembrano mescolati e si confondono ma, nell’essenza, essi sono due forze completamente diverse.

Non appena si supera la superficie della coscienza, questo si vede in modo chiaro perciò essi si vedono come due esseri distinti. La luce della conoscenza fa vedere oltre la confusione superficiale. La confusione e i conflitti tra mentale e vitale sono la maggiore causa delle dolorose difficoltà della realizzazione, dice Aurobindo. L’essere mentale interiore sorveglia, osserva e critica tutto ciò che accade in noi. L’essere psichico non sorveglia e non osserva, ma sente e conosce spontaneamente in modo diretto e luminoso mediante la purezza della sua natura e tramite l’istinto divino che è in lui.

Non appena l’essere psichico passa in primo piano rivela i movimenti giusti e quelli falsi della sua natura. L’essere umano è composto, in profondità, da un essere psichico che sostiene tutto però possiede anche una mente, un vitale e un mentale interiore. Ma all’esterno, egli si mostra solo con lo strumento o veicolo con cui si manifesta perciò si esprime con la natura esteriore della mente, della vita e del corpo.

Secondo Aurobindo, il jivatman è sopra la manifestazione e vi presiede mentre l’essere psichico è presente dietro la manifestazione e la sostiene. L’atteggiamento dell’essere psichico è quello di sentirsi “Figlio di Dio” ossia una particella del Divino. Si sente uno con Dio, nell’essenza, anche se è diverso per manifestazione e identità. Il jivatman vive nell’essenza e può fondersi, per identità, con il Divino ma anche lui è parte della manifestazione perciò si riconosce come un “centro” del molteplice Divino.

Capire la distinzione è importante perché, se resta una minima traccia di egoismo vitale si può perdere l’equilibrio mentale e credersi degli avatara. Solo lo Spirito è Atman, Brahaman, il Divino essenziale e l’Uno divino che manifesta la molteplicità in modo a Lui inerente. Il Sé essenziale o Atman diventa, nella manifestazione, l’essere centrale che, dall’alto, presiede alla evoluzione delle sue personalità nelle vite terrestri pur restando una particella eterna del Divino perciò anteriore alla manifestazione.

Nella manifestazione inferiore, la particella eterna del Divino diventa l'anima ossia una scintilla del Fuoco Divino che fa da appoggio alla manifestazione individuale perciò sostiene l’essere mentale, vitale e fisico. L’essere psichico è la scintilla che cresce diventando il Fuoco che evolve insieme allo sviluppo della coscienza. Perciò l’essere psichico è un essere evolutivo e, in questo, è diverso dal jivatman che è anteriore all’evoluzione.

L’uomo è ignorante perciò non ha coscienza del jivatman ma conosce solo il suo ego cioè l’essere mentale esterno che dirige la sua vita e il suo corpo. Andando in profondità possiamo conoscere la nostra anima, dice Aurobindo. Solo se abbiamo consapevolezza dell’essere psichico possiamo vedendolo come il nostro vero centro. L’essere psichico interno è l’essere centrale dell’evoluzione, infatti lui emerge nel jivatman ossia dalla particella del Divino, e la rappresenta. L’essere psichico e il jivatman si fondono quando entriamo nel vero stato di pura coscienza.

Invece l’ego è una formazione della natura fisica come pure il vitale e il mentale inferiori. La base della coscienza materiale che sperimentiamo sulla terra non è solo l’Ignoranza ma anche l’Incoscienza. Abbiamo una coscienza involuta perché è racchiusa nelle forme materiali perciò è intrappolata nell’energia della materia. Abbiamo una coscienza materiale, una vita e una mente confuse perciò siamo separati dalla verità e dalla nostra vera natura.

Buona erranza
Sharatan