giovedì 8 gennaio 2009

Come la rotta di un veliero …


La ricerca di un mistero è sempre senza fine. Il mistero resta, come pure la volontà di ricercarne la chiave: per questo avviene il ciclo delle incarnazioni, in cui vi è la ricerca del senso del nostro essere e la ricerca del senso delle cose che ci accadono.
Così, esperienza dopo esperienza, cresce il livello di maturazione e di consapevolezza, ma la natura della verità resta sempre personale: la nostra verità cresce e si evolve al ritmo della nostra consapevolezza. La nostra verità si fa sempre più complessa mano a mano che cresce il ritmo della nostra evoluzione.

L’evoluzione personale non possiamo fermarla, possiamo solo accellerarne il ritmo o lasciare che esso segua il suo, spontaneo e personale. Certamente cercare di progredire e procedere con un passo più spedito può sembrare conveniente, ma ciò comporta molti inconvenienti, poiché accresciuti ritmi evolutivi causano una maggiore quantità di disagi spirituali, intellettuali ed emotivi.
Il cammino spirituale, come ogni cammino di ricerca, è un cammino interiore che viene sempre affrontato da sè con sè stessi, perciò trarre conforto da una condizione di disagio spirituale diviene difficile, quando il cammino di ricerca non può essere condiviso a livello ideale, con altri.

Sapere che la condizione di appartenenza consiste nel sentirsi nelle braccia dell’Uno, del Pensiero Universale armonioso ed amorevole, certo richiede grande dose di coraggio e di fede nelle proprie convinzioni; equivale a scegliere di viaggiare in compagnia oppure di viaggiare in solitaria.

C’è un’enorme confusione, sofferenza e dolore nel mondo, sicchè l’abbraccio confortevole di Brahman appare ben poca cosa di fronte alla potenza dell’illusoria disgregazione degli esseri.
Imparare come amare, come aprire il cuore, come essere sempre presenti nel mondo in piena e luminosa consapevolezza, come saper guardare profondamente in noi stessi: tutto diventa, o meglio, tutto appare come troppo difficile e troppo grande.

Appare troppo grande anche la sfida di restare in equilibrio nei nostri tempi, perché sono tempi che lavorano aumentando il livello di confusione e di illusorietà, sono tempi che ci imprimono dei ritmi frenetici e fagocitanti, sono tempi contrari al rispetto dei ritmi fisiologici e psicologici dell’essere umano.
Se ammettiamo nell’uomo la necessità di ritmi adeguati e necessari per avere un corretto livello di analisi e di elaborazione dei dati, come insegna la robotica per tutti i sistemi intelligenti, allora possiamo ammettere il concetto di “black out” applicato alle attività individuali e sociali umane, con tutta la ricchezza di sfumature che osserviamo nei fenomeni elettromagnetici ed elettrostatici.

Si perdoni solo l’eccessiva semplificazione offerta dal modello dell’essere umano paragonato al magnete, e dei rapporti umani e sociali, affermati come “effetti elettrostatici.” Ma se osserviamo i movimenti culturali, ci accorgiamo che essi divengono forti in virtù del potere di attrazione esercitato da idee, che creano dei poli aggreganti condivisi: abbiamo quindi una forza sociale che, all'aumento della massa, vede l'aumento della sua carica elettromagnetica delle idee.

Le idee sono forti, in virtù della quantità di individui che le sostengono, quindi le idee forti necessitano di minore sacrificio sociale per essere condivise.
In questo senso, il pensiero minoritario non è debole per mancanza di ragioni, ma solo per la scarsità di associati, perciò comporta una maggiore fatica sociale e un maggiore disagio personale per coloro che le volessero sostenere.

Non tutti funzionano allo stesso modo, e non tutti hanno le stessa simpatie ed assonanze, perciò le varie personalità scelgono strade diverse ed affrontano cammini diversi, per questo tutte le vie sono egualmente accettabili. Dobbiamo solo tener presente che la forza di un cammino potrebbe diventare la sua futura debolezza, perciò la ricerca dell'assonanza di idee e di sentimenti richiede la paziente ricerca di una concezione, di un sistema di idee o di una filosofia, il più possibile consone alla nostra personale risonanza spirituale.

Per alcuni ciò può essere fonte di sfida vivificante,per altri è invece un'occasione di disagio e di insicurezza. I sentieri di ricerca spirituale non sono come le rotte delle navi che si possono governare e correggere usando un timone, una bussola o un sestante: il solo ed unico nocchiero resta il nostro divino interiore, la nostra vera indole e la nostre tendenze personali.
Ricordiamo però che le entità sono sempre cieche a sé stesse e molto vulnerabili nei periodi di grandi cambiamenti, perciò “un sé cieco a sé stesso”, può imparare molto dal contributo offerto dalle altrui opinioni, soprattutto in presenza di contributi offerti da persone di valore e verso le quali si nutre della stima.

Dice Jung ne: “Il segreto del fiore d'oro, un libro di vita cinese":
"Il più sottile segreto del Tao sono l'essere e la vita ... E' caratteristico dello spirito occidentale non possedere nessun concetto corrispondente a quello di Tao. L'ideogramma cinese è composto dai segni “Testa” e “Andare”. Wilhelm traduce Tao con “Senso”o anche con “Via”, altri traducono con “Providence”e perfino, come fanno i Gesuiti, con “Dio”.
Questo ci dà già un'idea della nostra confusione. La “testa” potrebbe alludere alla coscienza (la testa è anche la sede della luce celeste), “l'andare” al “percorrere una via”, e il concetto significherebbe quindi “andare consapevolmente” o ”via cosciente”.

Con ciò concorda il fatto che come sinonimo di Tao si impiega la “luce del cielo” che “dimora tra gli occhi” come “cuore celeste”. L'essere e la vita sono contenuti nella luce del cielo, e Liu Hua Yang li considera i segreti più importanti del Tao. Ora, la luce è l'equivalente simbolico della coscienza, e la natura della coscienza viene espressa da analogie con la luce …”a questo scopo è necessario operare un “riscaldamento”, ovvero un ampliamento della coscienza, affinchè la dimora dell'essere spirituale ne venga illuminata. Non solo la coscienza deve essere ampliata, ma anche la vita va resa più intensa. Dalla combinazione di entrambe nasce “la vita cosciente”...Se consideriamo il Tao come un metodo o una via consapevole, che deve riunire ciò che era diviso, ci avviciniamo probabilmente al contenuto psicologico del concetto. Ad ogni modo, con separazione tra coscienza e vita non si può intendere null'altro che deviazione o sradicamento della coscienza.

Non c'è dubbio neppure che la presa di coscienza dell'opposto, ossia il processo del “rovesciamento”, significhi un ricongiungimento con le leggi inconsce della vita e che questo ricongiungimento miri al conseguimento di una vita consapevole, o per dirlo in termini cinesi, alla realizzazione del Tao.”

Buona erranza
Sharatan

lunedì 5 gennaio 2009

L’astrologia è l’oppio dei popoli?



L'Aiart, associazione di spettatori cattolici, qualche giorno fa, ha criticato la Rai per avere dedicato l’intera prima serata di Rai2, alle previsioni astrologiche 2009 di Paolo Fox. L’associazione cattolica afferma che "aver ceduto alla superstizione" e "con soldi pubblici" è un atteggiamento assolutamente deprecabile, destinato ad alimentare la credulità popolare.

Contro le stelle è anche il Cicap (Centro italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale)fondato nel 1989 da Piero Angela che,anche per il 2008, ha riassunto le previsioni astrologiche che non si sono mai realizzate: il governo Prodi in carica per lunghi anni, Valentino Rossi campione di Formula Uno, l'Italia in finale agli Europei, Hillary Clinton presidente degli Stati Uniti ed il mancato sbarco alieno sulla terra previsto per il 14 ottobre 2008.

Piero Angela, sull’astrologia è molto scettico: "Sono sempre affermazioni vaghe tipo: accanto a te c'è qualcuno che ti ama ma anche un amico malfidato; valgono per chiunque. Previsioni campate per aria, senza alcuna validità scientifica, come risulta da un qualunque controllo doppio cieco, come quelli che si fanno per testare i farmaci". Sul perché la gente ne sia tanto appassionata, risponde: "Le persone hanno bisogno di sapere cosa succederà. Né la politica, né l'economia, né la scienza possono dare risposte su amici, amori, lavoro e salute. L’oroscopo è una consolazione, un qualcosa che tranquillizza nel buio dell’esistenza".
Insomma l’astrologia sarebbe oppio somministrato a popoli creduloni ed angosciati.
Siccome so che non è vero, ma è pure vero che di ciarlatani ne girano anche troppi, allora uso le parole di Andre Barbault, uno dei maggiori astrologi mondiali, per fare un poco di chiarezza sull'argomento.

L’astrologia, secondo Barbault, ha un’essenza psicologica:"Secondo questa concezione ermetica, a cui ho sempre fatto eco, ciò che la carta del cielo di nascita rispecchia non è un qualsiasi concorso di energie celesti che viene ad influenzarci dall’alto, ma solo un riflesso del mondo delle nostre tendenze, che proviene dalle nostre predisposizioni interiori. Così non è il fatto di nascere in un dato momento a determinare la struttura dell’essere umano […] Occorre invece ribaltare la proposizione: è questa struttura umana originaria a "richiamare", a richiedere una condizione celeste in grado di rifletterla.Insomma, si può dire che non si è come si nasce, ma si nasce come si è… almeno se lasciamo fare alla natura.[…]
Nell’universo in cui l’Uno è coestensivo al tutto ed il tutto converge nell’Uno, non si stabilisce - tra l’astro e l’uomo - una successione di cause e di effetti; al contrario, l’uno e l’altro sono compresi in una simultaneità globale, essendo un tutto unico il rapporto tra l’esterno astronomico e l’interno umano."

Con ciò Barbault anticipa, con oltre un ventennio d’anticipo, la "teoria della ghianda" esposta nel 1996 dallo psicologo junghiano James Hillman nel saggio "Il codice dell’anima": "Questo libro, insomma, ha per argomento la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la "teoria della ghianda", l’idea cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di potere essere vissuta."

Secondo Barbault: "La psicoanalisi ci rivela che un dinamismo interiore spinge la psiche a realizzare il proprio destino; l’uomo s’indirizza d’istinto verso ciò che è in lui sotto forma d’immagini o di simboli. In tal modo, il suo "divenire" non dipende in misura così marcata, come si reputa in genere, dalle circostanze esterne. In realtà l’individuo sceglie, tra le occasioni che gli si offrono, quelle più conformi alla propria natura. Sappiamo che nessuna forza esterna può agire stabilmente e intensamente sull’animo senza avere la complicità di una forza interiore. Il carattere e il destino sono due aspetti di uno stesso determinismo naturale, al punto che la separazione dell’uomo dal suo destino non potrebbe che essere artificiale: infatti non è possibile distinguere le tendenze profonde dell’individuo dalla sua esistenza."

Ecco quindi il nesso, il ponte tra l’interno umano all’esterno astronomico. "Fra l’astro e l’uomo non si stabilisce una concatenazione di cause e di effetti; al contrario, l’astro e l’uomo sono coinvolti in una simultaneità globale per cui l’astro è il segno dell’uomo come l’uomo è il segno dell’astro."

E la natura di questa "simultaneità globale" la troviamo, secondo Barbault, in Jung: "Ebbene, quel che scopre Jung è che "il cielo stellato è infatti il libro aperto della proiezione cosmica, del riflesso dei mitologemi, degli archetipi" [...] Nella misura in cui l’uomo crea gli dèi e il cielo a propria immagine (e nella forza coesiva del soffio spirituale che eleva gli uomini quando si incarnano, uomini percorsi da un fremito universale e collettivamente condotti da un’intuizione alimentata nel rifugio di un cielo strettamente unito alla terra), il significato umano va prima di quello astrale, che corrisponde al primo per mezzo di una "proiezione" da parte dell’inconscio collettivo: attraverso la mediazione degli dèi insomma, l’uomo si rappresenta egli stesso nella figurazione del cosmo.

Vera cattedrale dai mille volti, migliaia di uomini unificati da una struttura spirituale identica ritagliano, nella stessa sostanza vivente, le immagini degli stessi dèi, plasmano le figure degli stessi tipi, ricavate da uno stesso cuore e "immaginate" da uno stesso spirito. Questa visione astrologica tradizionale del firmamento come fenomeno inconscio di proiezione, Jung non cessa di ripeterla. Afferma così in "Psicologia e alchimia": "Nelle stelle … l’umanità scoprì le dominanti dell’inconscio, gli dèi, così come le bizzarre qualità psicologiche dello zodiaco, una proiezione completa della caratterologia". Perciò "l’unificazione dell’anima umana e dell’universo costituisce il fondamento psichico dell’astrologia."

"Al livello della nostra indagine epistemologica, l’astrologia è dunque - originariamente e diacronicamente, così com’è nata ed è giunta fino a noi - un sistema creato dall’anima umana per l’anima umana; in essa, infatti, è la Psiche stessa a ricercarsi e a configurarsi ad immagine dell’universo, suo specchio. Si può, dunque, definire la sua fenomenologia: l’animo umano al tempo stesso come soggetto e come oggetto, nell’universo e di fronte ad esso.
Questo ci riconduce a dire che l’inconscio - in cui la tendenza affonda le sue radici - è il regno del fenomeno astrologico: esso è il "luogo" in cui l’astrologia ha avuto i suoi natali, in cui l’astrologia popolare attinge la sua fede, in cui l’astrologia dotta foggia la sua filosofia della vita, in cui la pratica astrologica è perpetuamente operante… E’ dunque naturale che il sistema di decodifica e d’interpretazione del linguaggio astrale provenga, innanzitutto ed essenzialmente, da una ermeneutica psicoanalitica. E’ naturale che l’uomo sia il cuore del fondamento dell’astrologia, dato che questa si esprime a sua volta in cuor suo, a livello delle manifestazioni umane.[…]

In questo quadro, "la carta del cielo assume la virtù di uno specchio, in quanto essa riflette le potenzialità iniziali dell’essere umano. Essa si decifra con una lettura a doppia via, dal tema attraverso la persona e dalla persona attraverso il tema. […] Qui, dobbiamo insistere sulla necessità di fare circolare a doppio senso l’interfaccia macrocosmomicrocosmo…Seguendo questo filo di pensiero, siamo approdati ad una visione dell’astrologia che può concepirsi come una vera e propria psicologia astrale o astropsicologia."

E quale significato assume la previsione in questo contesto?

"Il tema parla uniformemente in prima persona singolare, poiché ciò che esso non cessa di esprimere è lo stato soggettivo del suo sentimento di vivere. Attraverso l’avvenimento, la situazione o il clima annunziato, è dunque sempre l’essere umano, e nient’altro che lui che viene scorto, e che vive la sua vita nell’incarnazione della sua esistenza. Ed è in questo che la previsione astrologica è essenzialmente una previsione psicologica insieme ad una psicologia previsionale.

Il sistema del destino astrologico non può esser dunque che della stessa essenza del destino scoperto dalla psicoanalisi. Il tessuto di questo destino non è altro che la sostanza dello psichismo profondo, la materia vivente dell’individuo portatore del suo personale sistema di tendenze, artigiano che seguiamo sulla sua via mentre svolge il filo dei giorni per tessere con le sue mani, lucide o cieche, il tessuto della sua esistenza. […] Per cui, si arriva a sostituire l’interrogazione passiva di un "che cosa mi accadrà" con la domanda più ragionevole di un "che cosa posso sperare?" in funzione di una data situazione o di un dato progetto. […]

La più ricca scoperta a cui giungiamo è che, se l’astrologia molto spesso non permette che un pronostico relativo, il contenuto di esso si spinge, in compenso, molto più avanti nel rivelare l’essere nel suo divenire, poiché attraverso la configurazione è l’essere profondo che parla al di là dell’evento. Nel cuore della persona, nella sua costellazione interiore, si trova il filo della storia patologica, amorosa, professionale, spirituale o altro, che cerchiamo di seguire attraverso una successione di transiti. L’individuo racchiude in sé stesso la ragione della sua esistenza, espressa dall’ordinamento delle configurazioni. Andando a questa sorgente interna dell’essere, il soggetto può scoprire,almeno parzialmente, il senso del suo destino: è dunque l’intelligibilità dell’umano che si profila dietro la previsione delle manifestazioni esistenziali. […]

Ma al di sopra di ogni cosa, se la previsione astrologica così concepita è la migliore, perché realizzazione più concreta del motto socratico "conosci te stesso", spiraglio verso la propria verità già pieno di promesse, essa contribuisce inoltre a realizzarsi in modo superiore accedendo alla vetta della propria piramide, dove divenire sé stesso diventa stato di perfezione.
Rispetto alle nostre configurazioni, abbiamo già evidenziato una possibile oscillazione fra un destino consentito e un destino voluto, il primo vissuto per inclinazione naturale a sposare la propria tendenza e a seguire le proprie astralità, il secondo liberamente scelto per priorità data nel realizzarsi volontariamente nelle esigenze dell’Io. Giova esaltare la virtù del libero arbitrio e la grandezza della libertà. Pur tuttavia l’astrologia ci rivela una percezione più sottile della realtà umana.

Essa c’insegna che non si può confondere destino consentito e destino subìto, e che il destino voluto non è obbligatoriamente superiore al destino consentito. Essa ci rivela che la pianificazione della volontà può arrivare a fabbricare obiettivi fittizi dietro i quali si perde l’individuo il cui essere diurno è diviso dall’essere notturno, condizione di una vita che può andare alla deriva. Mentre invece una certa apertura verso sé stessi porta allo stato di grazia di un destino in cui il giorno e la notte dell’essere si sposano nell’identificazione dell’astralizzato con le sue astralità. Il che vuol dire "fare quello per cui si è nati".

Dalle parole di Barbault, si potrebbe mai desumere che l’astrologia sia l’oppio dei popoli?

Buona erranza
Sharatan

sabato 3 gennaio 2009

E se fosse solo umorismo yiddish?



In questi giorni, a pochi passi da noi, sta avvenendo una nuova strage degli innocenti. La chiamano operazione “Piombo fuso” ed ha già causato su Gaza, almeno 435 morti e 2.500 feriti. Le vittime israeliane sono state 4.
Nella notte, un attacco aereo israeliano ha ucciso un leader dell'ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam. Il movimento ha reso noto il suo nome: Abu Zakaria al Jamal. Il movimento ha reso noto che Abu Zakaria al Jamal è morto nelle prime ore del mattino per le ferite riportate in un attacco aereo notturno di Israele. L'uccisione è arrivata poco dopo che il leader del movimento di resistenza islamico in esilio a Damasco, Khaled Meshaal, avvertiva Israele della sconfitta nel caso di un'invasione della Striscia di Gaza. Secondo un portavoce, le Brigate Ezzedine al-Qassam hanno respinto in queste ore, un tentativo d'infiltrazione via terra nella Striscia di Gaza, da parte di un commando delle forze speciali israeliane.

Di fronte a questi avvenimenti, tutto il mondo sembra essere impotente e quindi nessuno fa nulla. Non sono mancati tentativi di pacificazione, come quello fatto dalla Francia a nome dell’Europa, ma già sapevamo che non potevano riuscire. Davanti agli appelli delle maggiori organizzazioni umanitarie,arrivano gelide dichiarazioni da parte del governo israeliano: “Nessuna tregua perché a Gaza non c'è crisi umanitaria”. Tzipi Livni, arriva a Parigi il 1 gennaio 2009 e spiega che la guerra va avanti. “La situazione umanitaria a Gaza è sotto controllo” ha ribadito il ministro degli Esteri israeliano al presidente Nicolas Sarkozy. “L'esercito distingue la guerra al terrorismo, contro Hamas, dalla popolazione civile”. L'offensiva nella Striscia, non si ferma. “Cesserà solo quando sarà il momento” ha precisato il ministro.

Allora mi viene in mente - per il destino dei ricorsi storici - l’insurrezione del ghetto di Varsavia, che brevemente e malamente riassumo.
Sin dal 16 novembre del 1940, i nazisti avevano organizzato una “zona residenziale ebraica” a Varsavia, in una parte della città circondata da un cerchio perimetrale di alte mura. Secondo le fonti ufficiali tedesche, 380.740 ebrei vi erano stati rinchiusi. I soli che oltrepassavano il muro, erano coloro che venivano trasportati ai campi di sterminio con i treni blindati. Le retate effettuate ogni giorno nel ghetto dalle SS, dovevano sempre garantire ai nazisti un numero di lavoratori specializzati e numericamente sufficienti, così da allungare la vita degli abitanti, con il gioco del gatto che si trastulla con il topo, prima di divorarlo.

Tra il 1940 ed il 1942, il metodo nazista dava lenti ma ottimi risultati, per cui tra la fame e le deportazioni gli ebrei erano ormai ridotti allo stremo e consapevoli della fine che li aspettava. I nazisti però, vollero velocizzare la soluzione finale, ed il 18 gennaio 1943 iniziarono lo svuotamento del ghetto; così il 90% degli abitanti vennero portati verso la morte, per una stima di 253.871 ebrei deportati. Rimanevano 35.000 lavoratori e 20.000-25.000 persone che si erano nascoste e sottratte ai rastrellamenti;circa 60.000 superstini disperati e chiusi in trappola.

I superstiti del ghetto decisero allora di usare la resistenza armata, pensarono di morire combattendo piuttosto che soccombere senza reagire, e iniziarono una lotta disperata a cui presero parte tutti, comprese le donne ed i bambini. Le SS trovarono una fiera resistenza armata, che scatenò l’ira di Himmler, il quale ordinò di distruggere il ghetto di Varsavia, dopo aver trasferito da là il campo di concentramento: la battaglia finale si svolse durante la Pesach, la Pasqua ebraica del 19 aprile 1943.

I tedeschi inviarono all'interno del ghetto una forza di 2.054 soldati, tra i quali 821 appartenenti all'élite delle Waffen-SS e 363 poliziotti polacchi. I difensori li accolsero con un fuoco di armi leggere e lancio di granate, dalle finestre dei piani più alti dei palazzi. I tedeschi reagirono cannoneggiando ed incendiando tutte le case. Gli incendi produssero presto una grave carenza d'ossigeno all'interno dei bunker sotterranei, usati per l’ultima resistenza, che si trasformarono in una mortale trappola soffocante. Per il resto le strade erano un’enorme trincea.
Il 13 maggio fu rasa al suolo la sinagoga di Varsavia e il 16 maggio, la puntigliosa relazione delle SS relazionava:” 180 ebrei, banditi e subumani sono stati distrutti. Il quartiere ebreo di Varsavia non esiste più. L'azione principale è stata terminata alle ore 20:15 con la distruzione della sinagoga di Varsavia... Il numero totale degli ebrei spacciati è di 56.065, includendo sia gli ebrei catturati che quelli del quale lo sterminio può essere provato.” I morti nazisti furono solo 300.

Riuscirono a sopravvivere solo pochi ebrei, che fuggirono prima dell’esplosizione delle cariche di tritolo che dovevano eliminare gli ultimi edifici, ma nessuno si era arreso senza combattere. Nessuno era rimasto inerme come un agnello.
Il ghetto di Varsavia dimostra che non bisogna mai arrendersi di fronte alle minacce dei totalitarismi anche quando le forze sono impari, dimostra che abbiamo sempre diritto al rispetto, alla libertà e alla vita. Dimostra che la rivolta, quando la vita e la dignità dell’uomo è in pericolo, è giusta e legittima.

Mi chiedo allora perché gli ebrei di oggi facciano tanta fatica a capire quello che gli ebrei di ieri avevano capito così bene. Come mai hanno perso la memoria dell’essere uccisi e perseguitati, dell'essere deportati, senza il diritto di una patria?
E se invece fossi io che ho frainteso tutto? E se gli avvenimenti di oggi, quello che accade a Gaza, le stesse dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, facessero solo parte della grande scuola dell’umorismo yiddish?

Buona erranza
Sharatan

venerdì 2 gennaio 2009

Buon anno nuovo!



Finalmente è arrivato l’anno nuovo, ma se pensavamo che qualcosa fosse cambiata da quello vecchio, dobbiamo rimanere delusi, tant’è che anche il messaggio di fine anno del Capo dello Stato, è stato quasi una replica fedele di quello vecchio.
Il Presidente fa un richiamo al problema del crescente costo della vita, alla gravità della crisi, alla necessità del dialogo istituzionale, alla difesa della Costituzione, alle riforme condivise, rimarca l'attenzione alla tolleranza nei confronti degli immigrati e alla libertà di confessione religiosa per tutti.
Il Presidente ha ricordato il coraggio degli imprenditori siciliani che hanno avuto il coraggio di reagire al “pizzo” e ha ricordato che “Un autorevole commentatore straniero ha recentemente individuato nella cultura e nella creatività il più grande potenziale del nostro Paese. E a questo il nostro sistema e le nostre imprese devono attingere e prestare maggiore attenzione». Augura tanta forza di determinazione negli italiani per potere affrontare i tempi duri che ci riserva il futuro.

Allora, per onorare lo stile creativo italiano e a riprova che anche il presente ci mette la sua, segnalo lo splendido scambio epistolare tra Lina Sotis ed il ministro Franco Frattini, avvenuto a cavallo tra il 31 dicembre ed oggi; ignorarlo sarebbe un peccato mortale!

L’antefatto è la crisi di Gaza, la mattanza di innocenti che sta avvenendo a due passi da noi, e il Tg1 intervista al riguardo, il Ministro degli Esteri Franco Frattini. Il ministro viene inquadrato in una baita di montagna, in perfetta tenuta da sci, appena rientrato dall’ultima discesa, tanto che non ha avuto neppure il tempo di cambiarsi per il relax al rifugio.
Il fatto viene notato e rimarcato dalla signora Lina Sotis, autrice di “Bon ton” il manuale di saper vivere in società che fu un successo editoriale e un fenomeno di costume, una vera autorità nella materia. Dalle pagine del Corriere della Sera, la signora Sotis gli scrive:

“Caro ministro, perché un bel signore dall'aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine? So che le ferie sono un diritto. Anche per un rappresentante del governo. Anche quando nel mondo scoppiano guerre e crisi terribili. Va bene. Ma dato che la diplomazia mondiale non riesce a rispettare i suoi tempi di vacanza, le vorrei dare qualche consiglio per attrezzarsi alle emergenze. Non è difficile, basta saper fare le valigie. Prendiamo il caso della Georgia. Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l'Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l'altra, ha lavorato, pare, in conference call [… ]Dal suo chalet di montagna intutato, sponsorizzato, abbronzato e dichiaratamente in vacanza lei si è limitato a fare un commento per i telespettatori. Le vacanze natalizie, si sa, sono sacre. Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po' di cipria per smorzare l'abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo. Lei che ha il phisique du role che tanti suoi colleghi di governo le invidiano, nel 2009 non ci deluda. Visto che ha la responsabilità degli Esteri abbia sempre pronta una faccia da estero-dramma, dato che parla di cose importanti e drammatiche quando parte porti sempre dietro due guardaroba, uno per le vacanze e uno per lavoro. […] Basta poco, in fondo. La prossima crisi, forse della Cecenia, potrebbe sorprenderla mentre è a cavallo in Mongolia. Nessun problema, l'importante è metter via in fretta pantaloni da cavallerizzo, frustino e cavallo. E prendere dalla valigia una camicia, un golf di colore non sgargiante, lei è tipo da cravatta, se ne porti sempre dietro una. A noi il ministro degli Esteri piace anche con la giacca. E poi, dato che viviamo nel tempo dell'immagine, pensi anche alla scenografia: una carta geografica, un mappamondo, un quadro. In modo che lei non compaia sempre inquadrato con un mare turchese o con vette bianche di neve. Caro ministro, dopodomani è un altro anno. Non ci deluda.”

“Un personaggio pubblico – scrive in risposta Frattini a un utente di Facebook - deve abituarsi anche ad essere comunque criticato. Il giornalismo usa ormai con disinvoltura una certa “falsificazione” della realtà, del contesto e anche del tempo, per rendere persuasivi i meccanismi con i quali rappresenta appunto una realtà semplificata. Nella lettera garbata della Signora Sotis, ad esempio, per far passare il messaggio che io non saprei “fare le valigie” (nel senso di mettere una bella giacca accanto agli indumenti da vacanze: il costume al mare, la tuta da sci in montagna) si richiamano interviste televisive estive o immagini di dichiarazioni in costume che nessuno ha mai visto, solo per rendere più credibile e persuasiva la critica all'intervista tv sul Tg1, questa volta sì in tuta, in montagna. Per dimostrare in questo modo una continuità nell'errore che in realtà non c'è stata. Tra parentesi: Obama in short e maglietta sportiva alle Hawaii, nelle stesse drammatiche ore, non ha suscitato alcuna curiosità. Più sottile il meccanismo di ripetere la critica il giorno dopo, quando non ero più in vacanza.”

“Quanto al discorso della tuta - ammette Frattini - è vero, non è stato forse appropriato e rispettoso, ma comunque non insincero, indossarla in quel momento. La saggia alternativa non sarebbe peraltro stata quella di girare con costumi e oggetti “artificiali”– una location sembrerebbe di capire nelle parole divertite della Signora Sotis – ma più semplicemente di parlare al telefono. Proprio come feci dalle Maldive.”

Quindi oggi risponde la Sotis: “Caro Ministro, ha proprio ragione Lei: nessuno si meraviglia che Obama vada a fare il bagno in costume da bagno. Tutti invece rimangono perplessi, per non dire offesi, del fatto che Lei parli della tragedia di Gaza in tuta, con dietro una scenografia da chalet di lusso e con la faccia ben lucida di abbronzatura. Lei era nel momento della sua massima professionalità e così si doveva presentare.”

Non sono nessuno, ma a me pareva che la signora Sotis non proponesse “una location” più opportuna, non proponesse affato un atteggiamento di facciata, ma piuttosto invitasse ad un comportamento di sostanza, un atteggiamento di serietà e di maggiore consapevolezza del ruolo rivestito.
Tale comportamento è frutto, non solo di bon ton ma è anche l’indice di una concreta sensibilità e del senso dell’opportunità politica, che sono doti necessarie ed opportune, soprattutto quando si discute di cose importanti e drammatiche. Ma poi, Frattini che si paragona ad Obama … ma vi sembra opportuno?

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 31 dicembre 2008

E chi non li ha visti?



Il 2008 non si deve chiudere senza l’elenco delle cose brutte da dimenticare. Io le cose da dimenticare le ritrovo tutte nella classifica VIP, i Very Inutil People italiani del 2008, un delizioso catalogo di personaggi non esemplari dell’anno, che mi viene ispirato dall’indagine condotta da “Novella 2000” una delle più autorevoli testate gossip, che premia ogni anno, i personaggi simbolo delle cronache rosa a cui spetta la corona di Re e Regina del Gossip.

L’indagine è condotta su 350 donne (18-55 anni) che hanno dichiarato di seguire le notizie di costume e di cronaca rosa.
Simona Ventura è trionfante con il 78%, seguita da Alba Parietti (63%), terza è la premiere dame di Francia Carla Bruni (56%). Quarto posto per Valeria Marini (47%), mentre al quinto la new entry del 2008, ovvero Belen Rodriguez (35%).

Il titolo di re 2008 spetta a Fabrizio Corona (76%), seguito dall’ex sconosciuto Rossano Rubicondi (74%) e da Stefano Ricucci (66%). Quarto posto per un insospettabile Morgan (61%), mentre chiude la cinquina Gabriel Garko (54%).

Esaminando le storie che hanno appassionato di più le italiane: al primo posto (81%,) il faraonico matrimonio tra la showgirl Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore. Secondo posto, per la separazione tra Rossano Rubicondi e Ivana Trump (72%).

Il must 2008 è la coppia Briatore-Gregoraci, che risulta la più spiata e la più seguita coppia dell’anno. Un matrimonio a suon di vip, ma senza Naomi Campbell, ex di Briatore e sua amica (indiscrezione pubblicata sul Diva e donna). Poteva essere un problema? Sappiamo che appena prima del matrimonio, scoppia una lite furibonda tra i due promessi sposi, ma poi tutto si risolve con 50 rose rosse, che Flavio si fa portare in barca velocemente per calmare Elisabetta e le amanti del gossip, tirano un respiro di sollievo. Il matrimonio poteva saltare, ma sembra salvo e la Naomi resta a casa. Le due cose sono collegate?

Flavio aveva da poco dichiarato il suo basta allo stress dell'alta velocità, basta girare il mondo per affari, basta con i tecnici, le bizze dei campioni e le conferenze stampa a profusione. Vuole lasciare tutto per amore di Elisabetta: ha aspettato 58 anni per decidersi e il 15 giugno 2008 compie il grande passo. Anche se non lo volevamo sapere, i giornali ci informano che i menù sono tutti italiani, assaggiati personalmente dallo sposo che adora l’aglio, ma l’ha bandito per amor di Berlusconi, invitato al tour de force matrimoniale completo. E io, che speravo che l’aglio l’avesse bandito in onore della sposa, scopro così che Eli si sarebbe deliziata di un tale aroma, alitato con passione la prima notte di notte.

Rossano Rubicondi, 36 anni, di Roma, ha impalmato la 59enne miliardaria Ivana Trump, in un mega matrimonio da 500 e più invitati nella tenuta di Mar-A-Lago, in Florida, costato più di 3 milioni di dollari. Ci sono 23 anni di differenza, ma la versatile Ivana – spiega Rossano a Vanity Fair - è tonica e fresca come una ragazzina di sedici anni, con un fisico scattante e supersexy, tanto sexy che, anche da un punto di vista sessuale, al giovane ragazzo non è consentito assolutamente risparmiarsi.

Per questo, il fisicato Rossano, e per disintossicarsi da una vita di cocktail party, balli di beneficenza, e dallo stress della vita da vero vip, decide di andare in Honduras e di spaccare cocchi all’Isola dei Famosi, mentre viene deliziato dal lato B di Belen Rodriguez. Malgrado le apparenze, vai a spiegare a tutti che non è successo niente, infatti lui pensava solo all’agente immobiliare Milu Vimo, la bionda che dichiara a “Novella 2000” che loro, già dalla primavera precedente, si amavano, regalando così un’ottima informazione ai legali della Trump.
Ma il mondo è malizioso e Luxuria ha “rivelato” la presunta storia di sesso tra Belen e Rossano.
“Non voglio credere che lui abbia pensato che io e Rossano sull'Isola abbiamo fatto sesso o chissà che cosa. Con lui ci sono state coccole, solo coccole” dice Belen allo scettico Borriello “Pensavo che Marco fosse più intelligente.” rivela poi a “Chi,” commentando la chiusura con il fidanzato, dopo il rientro dall'Isola dei famosi, e dopo le foto di un post- discoteca in cui Rossano se la sta ravanando nella penombra. Dice che lei ha dormito in albergo con sua sorella, e la slinguacciata di Rossano erano altre “coccole” tra buoni amici. Sarà, ma intanto Borriello resta scettico e la lascia!

Anche la Trump è scettica, e ritiene che la propria immagine sia lesa dal comportamento di Rubicondi, che quindi rischia non solo di perdere il diritto agli alimenti da parte dell’ex moglie, ma addirittura di dover sborsare una consistente cifra alla infuriata Ivana. Povero Rossano, si affanna a dire di non chiamarlo gigolò, perché il suo successo è solo frutto dell’impegno, dichiara: “Per avvicinarsi al Jet Set internazionale basta ricordarsi che in ogni città che si rispetti esistono 5 ristoranti e 2 locali di tendenza, se inizi a frequentarli entri nel giro. Ma ci vuole una grande personalità, se sei giovane, brillante, prestante, italiano, tutti ti vogliono perché trasmetti energia. Non puoi pensare di competere con gente che spende 1.500 sterline per una cena. Ti devi fare invitare.” Quindi basta con le cattiverie sul mantenuto-gigolò!
Purtroppo Rossano non accenna a ritornare nell’ombra dopo il rientro. Simona Ventura lo presenta come la sua ultima grande scoperta e poi gli offre un microfono, ma il poverino farfuglia. La Simo gli aveva chiesto se, secondo lui, le gemelle De Vivo facessero sesso a tre, ed era una domenica pomeriggio. La classe non è acqua!

All’elanco aggiungiamo anche quelli che avrebbero dovuto risparmiarci, che tanto eravamo inguaiati lo stesso.
Rosaria Cannavò è dimenticabile per la categoria “velina e calciatore”. Rosaria è stata fidanzata con Cassano ed è ora fidanzata con il calciatore Christian Panucci. In vena di confessioni la Cannavò, con candida innocenza, dalle pagine del settimanale “Vero”dichiara di non provare alcun imbarazzo a posare nuda, pensando che non ce ne fossimo accorti. E dire che non ce la ricordiamo affatto vestita, invece nuda …
Poi dimentichiamoci, nella categoria “tronisti” del coatto del Grande Fratello, Francesco Botta, preso di mira dalla Gialappa’s per essere diventato il nuovo “uomo zerbino.” E’ autore di sogni: “magari divento tronista e trovo la donna della mia vita a Uomini e Donne…” ma sono sogni affatto originali. Di tronisti ce ne sono anche troppi, e anche migliori di lui, per cui di lui potremmo anche fare a meno.

Per la categoria “Esagerate” è quasi inarrivabile Raffaella Fico che, tanto devota a Padre Pio al GF8, uscita dalla casa, dalle pagine del settimanale Vero diceva: “Sono ancora dell’avviso di preservare la mia verginità in nome dei miei valori. Sono ancora single, anche se davvero vorrei innamorarmi, ecco potrebbe essere uno dei miei propositi per il 2009. Il punto fondamentale è questo: non ho ancora trovato la persona di cui mi sono innamorata abbastanza per donarle me stessa. Ma se dovesse arrivare, allora…”.
Ma la stessa Raffaella, che aveva dichiarato di essere vergine “Non so che cosa significhi fare sesso” nel settembre 2008
in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” dichiarava: “Metto all’asta la mia verginità per un milione di euro. Voglio proprio vedere se c’è qualcuno che tira fuori questa somma per avermi” aggiungendo: “Se qualcuno pagherà un milione di euro per me, sarò di certo imbarazzata. Ma con questi soldi potrò realizzare i miei sogni. Comprarmi una casa a Roma e pagarmi un corso di recitazione. Se lui non mi piacerà, manderò giù un bicchiere di vino e pazienza.”
Forse non trova offerte, perché poi dirà “Non mi presterei più ad una cosa del genere. Non è stata recepita com’era nelle mie intenzioni. Mi ha fatto male sentire certe critiche e certi commenti esagerati…”.
Ma esagerata è stata lei, e non solo per il prezzo!

Ma vorrei dimenticare anche Giusy Ferreri, come “scoperta inspiegabile” e mi chiedo perché deve essere toccata proprio a noi? Non ce la potevamo perdere? E la lista diverrebbe lunga, allora la finirò un’altra volta. Intanto che la preparo, non c’è nessuno che potrebbe spegnere la Hunziker, che in over dose di mentine, sta zompettando da mesi? Ha vinto il Premio di personaggio femminile televisivo del 2008 e potrebbe saltare anche per tutto il 2009.

Buon anno!

domenica 28 dicembre 2008

Alla ricerca del miracolo di Natale


Anche quest’anno sono rimasta delusa perché non è arrivato il miracolo di Natale. Sono anni, e dico anni che lo aspetto, ma ogni volta devo rassegnarmi al fatto che il miracolo non arriva. Ma che miracolo vorresti, ma che ti piglia, ma che pretendi? Ma che pretendo? Per quello che mi riguarda un Natale è un Natale, solo se ti porta un bel miracolo. Non dico mica grande, mi accontenterei di vedere anche un miracolo piccolo piccolo, un miracolo stupido, miserabile, minimo. Anche minimo mi andrebbe bene, tanto per sostenere la mia speranza e invece, manco quello.

E allora mi sento truffata e vorrei querelare mia madre per non avermi impedito di rimbambirmi con le scemate sulle battaglie giuste, sugli ideali superiori e su altre menate simili. Poi penso di denunciare il mio professore di filosofia (che era pure comunista!) e forse anche il professore d’italiano (uno dei peggiori per le mie idee) che mi hanno condizionata con idee balzane e fuori moda, che mi creano ossimori mentali, e che causano la lotta interiore tra il concetto del pensare e il dover vivere consapevolmente nel mondo.

Scopro sempre più che viviamo in un mondo beffardo e ironico, in cui siamo privati dei nostri migliori sogni e speranze, quando ne avremmo maggiormente bisogno. Ma io spero di superare le mie sciocche aspettative e la mia patologica speranza del miracolo di Natale, perché è un retaggio infantile, irrazionale ed allucinato. Andrebbe superato e dimenticato per il mio stesso bene, ma non mi riesce, e continuo a leggere tante notizie sperando che, da qualche parte, sia avvenuto il fantomatico miracolo.

Leggo che un team di neurologi dell'Università del North Carolina, ha scoperto il modo di risolvere l'anorgasmia, usando un chip da impiantare nel cervello per stimolare l'orgasmo. La tecnica, detta “deep brain stimulation”, finora era stata utilizzata per curare i disturbi dell'apparato uditivo e visivo, ma verrà ora usata per risolvere l’incapacità di molte donne di concedersi il piacere.
"Quando la tecnologia verrà migliorata potremo controllare più zone cerebrali. Il chip dovrà essere sottile e potrà essere acceso o spento a seconda delle necessità - ha detto il neurochirurgo Tipu Aziz coinvolto nello studio - Tra dieci anni le applicazioni saranno stupefacenti: oggi non conosciamo neanche la metà di tutte le potenzialità di questa scoperta."

Potrebbe essere un vero miracolo? Spero proprio di no, e che non tutto si possa risolvere con un piccolo interruttore da impiantare nel cervello, che accende e spegne il desiderio a comando. Circa 10 anni fa, il dottor Stuart Meloy, neurologo dell'Università del North Carolina, impiantò nel cervello di una sua paziente uno stimolatore cerebrale del piacere. La donna, in seguito, decise di farselo togliere perché non riusciva ad adeguarsi ai nuovi stimoli. Più che un miracolo mi sembra un futuro problema, perlomeno per il controllo dell’interruttore, che poi non ho ben capito dove sarebbe posizionato.

E' assodato che le storie troppo romantiche fanno male alla coppia, perché causano la nascita di troppe aspettative nei rapporti d’amore. Tutte le menate sull’amore romantico, sarebbero solo illusioni vendute per fare cassetta. Scopriamo che siamo state pasturate, per anni, con il sogno di un partner perfetto e inappuntabile, in tutto uguale ai meravigliosi amanti hollywoodiani delle commedie rosa. Beh, tali uomini non esistono in natura! Dobbiamo prenderne atto e convivere con queste verità! Questa è la fine di una grande illusione!

Con lo sguardo da merluzzo, per una vita immaginiamo uomini sempre belli, romantici, poetici, forti e fragili, ma ora tutto ci viene tolto e ne soffriamo crudelmente, perché ora dobbiamo vedere tutti i limiti e le contraddizioni della dimensione umana dei nostri morosi.
Io l’ho chiamata la Sindrome di Zorro, ed è esclusivamente un male femminile, perché compare con l’illusione gaglioffa che l’uomo incontrato sia come l’eroico giustiziere, mentre poi ci ritroviamo impelagate con l’alter ego, poco glorioso e romantico dell'eroe; cioè il goffo ed inopportuno sergente Garcia.

Non ho informazioni sul caso che gli uomini possano soffrire di similari forme illusorie, però mi risulta che essi siano molto disorientati dalle nuove immagini femminili che stanno emergendo, per cui si potrebbe ipotizzare per loro una Sindrome di Penelope, in cui molti agognano la donna di Ulisse e poi tutti si ritrovano, imbarazzanti, a corteggiare la cugina di Xena, la principessa guerriera.
Ammetto che, dopo millenni di stereotipi femminili ricettivi ed ospitali, trovarsi con una valchiria al fianco, per qualcuno possa essere molto disturbante.

Ma poi, perché ogni volta che si parla di amore e di romanticherie, tirano in ballo Pretty woman? Perché dicono che è l’ideale romantico delle donne? Io quel film non lo sopporto proprio. Io, fin da sempre, sono ostile a Pretty woman!

Il film, ormai stravisto, narra la storia di un riccone venale ed arrogante (Richard Gere) che compra 1 settimana d’amore con una prostituta (Julia Roberts) volgare e inadatta a tutto. Senza colpo ferire, basterà 1 settimana di consigli di Gere e del direttore dell’hotel in cui alloggiano (una sorta di Gil Cagnè riesumato), per trasformare l’etera in una signora di classe, di cui il suddetto Gere s’innamora perdutamente.

Per prima obiezione, conosco molte che Richard Gere se lo concupirebbero per più di 1settimana e persino gratis, sebbene non sia il mio tipo. Come secondo punto, credo che Julia Roberts sia troppo raffinata per rappresentare la prostituta volgare del film, mentre troverei una tipa sul genere di Amy Winehouse, più adatta al ruolo della protagonista.
Quindi direi al signor Gere di prendere una come Amy Winehouse e trasformala nella Pretty woman raffinata del film. A questo punto me le farei io due belle risate!

Di questi tempi, una bella scoperta sul dono della parola, sulla capacità di saper dire la cosa giusta al momento giusto, non sarebbe una scoperta appropriata al fantomatico miracolo?
Per capire meglio, leggo che secondo lo studio degli psicologi della Rice University (Usa), la capacità di scelta delle parole durante una conversazione dipende dal funzionamento di una particolare area del cervello, denominata Lifg (area frontale inferiore sinistra) e l'abilità dei pazienti di utilizzare le parole appropriate, nel corso di una conversazione, dipende dalla maggiore o minore integrità di tale area cerebrale.

Si tratta, commentano gli esperti, di una scoperta rilevante che aiuterà a comprendere meglio i problemi di linguaggio verbale che colpiscono molti pazienti. Bingo, mi dico, questa mi sembra la notizia migliore!

Sui giornali leggiamo tante dichiarazioni urlate e mirabolanti, del tutto prive di buon gusto, intelligenza, raffinatezza e buon senso, per cui avere una bella serie di sane menti brillanti, sarebbero proprio un bel miracolo natalizio, utile per il nostro paese e per noi tutti. E' proprio questo il miracolo auspicabile!
Ma si potrebbe avere fin da subito? Si potrebbe avere anche se siamo ormai adulti e anche se è già passato il Natale?

Buona erranza
Sharatan ain al Rami

sabato 27 dicembre 2008

La semplicità di un cuore vuoto



“Quando il tuo cuore è vuoto sei un buddha, sereno, silenzioso, estremamente beato, a casa.
Quando ti dico che sei un buddha lo dico veramente,
solo che ti devi riprendere dai tuoi sogni, afflizioni, dipendenze.

Devi solo penetrare profondamente al punto dove anche il sé comincia a sparire e la porta si apre all’infinito, all’immensità.
Essere un buddha è la più estrema esperienza di gioia, eternità, immortalità, libertà e liberazione.

Finché la tua vita non nasce dalla spontaneità, dal tuo cuore vuoto, sarà solo superficiale
e con ciò che é superficiale non potrai mai essere beato.

Con ciò che é superficiale continuerai a essere infelice.
Solo nella verità risiede l'inizio di una vita diversa, di gioia, di beatitudine, di danza.”

(Osho)

martedì 23 dicembre 2008

Il mio ricordo del Natale



Peccato che ai post non si possano aggiungere gli odori, ma se questo post avesse un odore, allora immaginatelo con il profumo di caffè, cioccolato, noce moscata e cannella, perché questi sono gli odori associati al mio Natale.
Natale è associato alla mia infanzia, quando mia nonna, dopo cena preparava il dolce natalizio tradizionale e mi permetteva di rimanere alzata fino a tardi per aiutarla, noi due sole, chiuse nella cucina di casa sua.

Già nei giorni precedenti iniziavano le spese per la frutta secca, il cedro, il miele, e tutte le altre cose che servivano, ma che mia nonna si ostinava ad acquistare nei “suoi” negozi, quelli di fiducia. Poi tutto veniva accumulato in attesa della settimana pre-natalizia e, in questi giorni, si procedeva alla preparazione dei dolci.

La grande notte della preparazione, vedeva il dominio assoluto di mia nonna nella sua cucina, per la ricetta che aveva i suoi segreti e le sue particolarità, perché il dolce di Natale andava gustato in famiglia, ma anche regalato ad amici e parenti, in modo che la degustazione natalizia diventasse una sorta di gara tra donne, per la ricetta e la mistura migliore.

Quando vengono fornite ricette e dosi per la cucina, soprattutto per quella tradizionale, mi viene da ridere perché sono sicura che, una donna amante della cucina, rivela solo in parte i suoi segreti culinari.

Mia nonna era così, con le sue arie svagate quando gli chiedevi una ricetta, lei che si scherniva e diceva con il suo dialetto misto siculo-arabo-italiano ”fazzu a occhiu mi fighitta, a occhiu fazzu…” e non gli tiravi fuori altro.
Ti sorrideva e ti guardava con i suoi occhi verdi innocenti e tu dovevi crederle.
Io non le credevo, ed ho sempre guardato e rubato con gli occhi la creazione delle sue ricette strane, una mescolanza di cucina siciliana e di cucina italiana, che preparava con rara maestrìa.

Solo da grande ho scoperto che era vero che lei faceva ad occhio, era quello il suo segreto. Cucinava su basi empiriche, con unità di misura basate sul bicchiere e sul cucchiaio tutte le sue proporzioni. D'altro lato era semi analfabeta, mi sono detta, come avrebbe potuto scrivere delle ricette?

Mi piaceva guardarla cucinare, ma la notte dei dolci di Natale, era la notte che io preferivo, perché non solo mi permetteva di assisterla ma anche di aiutarla, due cose che me erano rari privilegi. Mi sentivo come se mi avessero invitato nella tana di una fata benefica, ed era una sensazione meravigliosa.

Ci chiudevamo in cucina, nella sua cucina di formica color verde acqua, con la vecchia radio a transistor, che già allora era un pezzo di modernariato e iniziavano la grande mistura. Nonna accendeva l’ex stufa a legna, riconvertita a gas metano, che troneggiava al centro della stanza e che era sua fedele compagna da tempo immemorabile, e io iniziavo a rompere i gusci della frutta secca.

In questo ruolo, di sbucciatrice di noci & Co., io avevo la responsabilità basilare di vigilare che non rimanessero dei pezzi di guscio a rovinare i denti dei festeggianti, quindi mi mettevo con impegno a setacciare tutta la frutta che poi sistemavo in una grande zuppiera. Lei intanto sminuzzava le bucce di cedro, scioglieva il miele ed il cioccolato e mischiava le spezie.

Mentre saliva il caffè nella caffettiera grande, con un odore che riempiva tutta la cucina calda, si passava alla grattugia la noce moscata, si macinava la cannella e si mischiava il miele, amalgamando tutti con i restanti ingredienti. Alla mistura, la nonna non faceva mancare un'aggiunta di cognac, necessario a suo dire "per il sapore."

La vecchia cucina a legna, riciclata con bruciatore a gas, aveva un ruolo primario per il buon uso delle temperature, perché la piastra di ghisa eroga diversi livelli di calore, per cui gli ingredienti venivano sciolti con l’ausilio di una temperatura moderata, che veniva offerta dal bordo della piastra. Nonna si metteva sul bordo della piastra e scioglieva, a bassissima temperatura, dei blocchi enormi di cioccolato fondente, girando con il cucchiaio perché non si attaccasse nulla.

Io ero lì, che mi gustavo con gli occhi la padronanza con cui tagliava, sminuzzava, mischiava e confezionava le sue squisitezze, imparando così a cucinare, mentre guardavo le sue dita grassocce, che correvano agili e veloci a girare in 3 o 4 pentole in contemporanea.
Chiaramente lei, mentre faceva il dolce, aveva anche messo al fuoco perlomeno il ragù per la parmigiana di gobbi, il misto per i fegatini di pollo, sistemato a bagno il baccalà da dissalare per la vigilia di magro,e scottato in acqua acidula le acciughe sfilettate e ripulite, da insaporire successivamente con origano, aglio, olio e peperoncino, e fatte riposare in una grande pirofila di pirex.

Lei era contenta di affidarmi dei compiti di responsabilità, come la revisione dei cocci delle noci, che dimostrano la fiducia di cui godevo,del resto meritatissima per l’impegno certosino che utilizzavo nell’incarico.
Nel cucinare, mia nonna odiava assaggiare e valutava tutto annusando il vapore della cottura, ma io potevo spizzicare qualche gheriglio di noce e ripulire con le dita la pentola in cui si era sciolta la cioccolata, prima di metterla al lavaggio, mentre lei dava la forma ai dolci da passare al forno, e passa ad infornare.

Mentre infornava commentava tra sé e me, che tanto non potevo darle torto, criticava e commentava nel suo dialetto incomprensibile, che solo noi di famiglia capivamo, e che malamente traduco “Ma se ci metti la farina … ma anche una parte minima … non sai cucinare … nulla sai fare … perché solo il cacao deve tenere l’impasto … solo il cacao … la farina serve solo per spolverare la teglia… niente ostia sul fondo della teglia… che rovina il sapore del dolce … qualcuno mette la farina per risparmiare il cacao … mischinu … risparmiare per il giorno di festa … u'risparmiu t’inventi piducchiusu?”

Ma le infornate da fare erano tante, e finiva che lei parlava ed io entravo in un comatoso dormiveglia, seduta a ciondoloni su di una sedia, con il sottofondo del suo parlottare e commentare, che emergevano alla coscienza insieme agli odori dei dolci in cottura. Entravo in catalessi nella cucina caldissima e profumata.
Non so come, mi ritrovavo nel letto di zio Carmelo, vacante di zio perché ormai sposato, e sprofondavo nel sonno mentre lei mi augurava la buona notte con un bacio affettuoso in cui sentivo l’odore di caffè, cioccolato, noce moscata e cannella.

Buona erranza
Sharatan ain al Rami