giovedì 13 novembre 2014

Reintegrare il sacro




“L’uomo è memoria cosmica resa corporea.”
(Rudolf Steiner)

“Non ti perdere nell’affaccendamento e nel “serio” della vita. Non ti perdere mai nelle nebbie dell’ego. Godi del tuo semplice respiro. Apprezza il meraviglioso regalo della vista, il dono dell’udito, l’affluire degli odori, la presenza misteriosa degli esseri. Immergiti nella poesia del mondo per come si offre continuamente.

Cosa ne stai facendo, in questo istante stesso in cui sto parlando, del dono straordinario della vita umana?

L’esistenza ci da tutto, assolutamente tutto, in ogni istante, perché ci fa dono dell’istante e non vi è che l’istante. Certo non possediamo niente. Ma ci viene offerto tutto in un istante. È inutile attaccarsi a qualcosa poiché l’esistenza è sempre disponibile. Attaccandoci a un oggetto o a una particolare qualità dell’esperienza, ci priviamo di tutto il resto.

Vi sono due immagini del presente. Una è infelice, poiché tutto scappa dalla sua presa, alla sua volontà di possedere. L’altra faccia del presente si manifesta con una gioia eterna e senza condizioni. Il presente felice non ha nulla da possedere poiché gli viene e gli verrà sempre offerto tutto senza contropartita.

La bellezza ti viene donata gratuitamente e la ricevi gratuitamente. Fuori dal calcolo perpetuo. La sovrabbondanza di ciò che ti viene donato in ogni istante è davvero stupefacente. Non manchi di niente.

Cerchiamo di rendere il mondo più bello, per noi e per gli altri. Questo comporta il superare la negligenza, la pigrizia, il disordine e la confusione. Possiamo sviluppare la bellezza, l’abilità e la precisione in tutti gli aspetti della nostra vita: la cucina, l’abbigliamento, l’arredamento, il linguaggio, il lavoro e le relazioni con gli altri.

Tutto ciò che facciamo deve essere ben fatto. Quanto al risultato delle nostre azioni, non ci appartiene. Recati al lavoro come se andassi al tuo primo appuntamento. Lavora come fai l’amore (e non il contrario). Lava i piatti come se contemplassi le cascate del Niagara. Fai la spesa come se fossi un re magio il giorno di Natale.

Pela le verdure come se stessi scolpendo il David. Cambia il tuo bebè come se stessi realizzando il tuo primo trapianto cardiaco. Compila la tua dichiarazione dei redditi come se stessi componendo la Messa in do Maggiore. Porta giù la spazzatura come se stessi gustando un grande Barolo.

Ciò che la vita offre di più straordinario si trova nei momenti ordinari. In qualsiasi momento. Ora. Rendi ogni secondo della tua vita più bello, più poetico, più sacro.

Vi è oggi una specie di frenesia di desacralizzazione. Riconosciamo l’aspetto positivo di questa tendenza: dissolvere ogni forma di idolatria e di feticismo. Ma non dimentichiamo che lo sforzo spirituale tende verso l’obiettivo contrario: reintegrare tutto il sacro, ogni atomo d’esistenza, ogni secondo di vita.”(Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Sossella ed.)


martedì 11 novembre 2014

L'Amore Divino



“Dio ti tiene sempre nel suo cuore. Questa è una cosa che devi sapere, e se non la sai, devi impararla. Dio ti ama come sei, non ti chiede di essere migliore o più saggio di come sei, non vuole che tu sia uguale a qualcun altro. Dio ti ama e ti accetta senza condizioni. Dice: “Ti amo, figlio o figlia. Resta sicuro di questo amore e sappi che sono con te.”

Se non hai questa consapevolezza del divino, devi coltivarla. Devi entrare nel tempio interiore almeno una volta al giorno. Non farlo per chiedere favori oppure oggetti materiali, chiedi invece di sentire il Suo amore nel profondo del tuo cuore. È questo amore incondizionato, che abbraccia tutto, che ti sosterrà per tutto il giorno.

È per questo che preghi: “Signore, chiedo la Tua presenza nella mia vita oggi. Possa io sentire il Tuo amore e sapere che sei con me in tutto ciò che penso, tutto ciò che dico e tutto ciò che faccio.”

Dal momento che chiedi, Egli verrà. Dal momento che Gli crei spazio nel tuo cuore, sarà con te. Dal momento che chiedi aiuto, ti guiderà. Sarà con te perché ti sei dato il tempo di stare con Lui, perché anche questo fa parte del tuo patto con Lui. Il tuo rapporto con Dio non richiede qualcosa solo da Lui. Richiede qualcosa anche da te. Non è un rapporto a senso unico.

Anche se Dio è sempre con te, non puoi sentire la Sua presenza tranne quando lo chiedi. Se tu non ti fai vedere, se non chiedi, Dio non può mostrarti a te. Conoscerlo ed essere con Lui sono una cosa sola. Non puoi conoscere Dio senza essere presente con Lui. Ecco perché ci diamo il tempo di meditare, contemplare e pregare.

Ecco perché ogni giorno, tutte le volte in cui è necessario nel corso della giornata, invitiamo Dio nella nostra mente e nel nostro cuore. San Francesco pregava: “Signore, rendimi uno strumento della Tua pace.” Non possiamo essere strumenti della pace di Dio se non ci diamo il tempo di fare esperienza di quella pace. Dobbiamo provarla innanzitutto nel nostro cuore, se vogliamo essere in grado di estenderla agli altri.

Chi cerca di guarire gli altri prima di essere guarito egli stesso è un guaritore ferito che creerà problemi a non finire a se stesso e agli altri. Non puoi dare ciò che non hai. Non fare come Don Chisciotte che cavalca il suo cavallo bianco per cercare di salvare il mondo.

Prima salva te stesso. Stabilisci prima il regno nel tuo cuore e, automaticamente, si estenderà agli altri. Allora, ovunque andrai, l’amore di Dio sarà con te e gli altri lo sentiranno e saranno attratti verso di te. Questa è la legge dell’attrazione.

La gente è attratta dalle vibrazioni dell’amore perché l’amore è ciò che desidera. Naturalmente questo non ha nulla a che fare con te come personalità o come ego. Ha a che fare con l’amore che tu incarni. Tu sei solo uno strumento.

Non è lo strumento che ha importanza, ma la musica che produce. Non sei tu o io, o san Francesco o persino Gesù a contare. È l’amore che incarniamo. Cristo è l’espressione dell’amore di Dio nel mondo. È la presenza viva in mezzo a noi. È le mani e i piedi di Dio. È la voce di Dio. È la volontà di Dio che è resa manifesta per nostro tramite.

Quindi dobbiamo essere umili. Dobbiamo attribuire il merito a Dio. Non siamo noi a guarire o consolare. È lo spirito di Dio che si muove tra di noi che guarisce e consola. Non puoi servire Dio e nutrire il tuo ego. Non puoi essere gretto o egoista ed esprimere l’amore di Dio.

Ciò di cui ha bisogno l’ego e ciò di cui ha bisogno Dio sono due cose completamente diverse. L’ego ha bisogno di apprezzamento, approvazione, lode, riconoscimento, fama e gloria. Vuole essere gonfiato perché non conosce il suo vero valore. A Dio non serve nessuna di queste cose, né esse servono al nucleo dell’essere, l'essenza presente in tutti noi che è connessa a Dio.

Il nucleo dell’essere è lo strumento puro. Gli basta essere espressione del divino in ogni momento, non ha bisogno di approvazione o di riconoscimento. La sua gioia sta nel trasmettere amore, perché capisce che dare amore vuol dire riceverlo. Di conseguenza, dare è un atto estatico e una continua benedizione per se stessi e per gli altri.

Vivere nel nucleo dell’essere vuol dire rinforzare il nucleo dell’essere negli altri. Incarnare l’amore vuol dire risvegliare la connessione con l’amore nel cuore degli altri. Ecco perché lo strumento è necessario. Non per richiamare l’attenzione su di sé, ma per annunciare la realtà sempre presente dell’amore.

Questa è la melodia che ascoltiamo e la connessione ritmica che proviamo alla presenza di un maestro spirituale. Il maestro emana amore puro. Vibra di pura gioia. Abbraccia tutti gli esseri nella sua accettazione incondizionata. Nel suo abbraccio siamo in pace. Ci sentiamo connessi al nucleo del Sé e alla nostra origine.” (Paul Ferrini, L’amore è il mio vangelo, Macro ed.)

domenica 9 novembre 2014

Un segreto ineffabile



Per percorrere la Via, qualcuno si ritira sulla vetta della montagna più inaccessibile perché preferisce sfuggire la compagnia dei propri simili. Altri, invece, scelgono sentieri più rischiosi, perché si dice che i sentieri più difficili sono quelli più veloci per avanzare. Chi sceglie il sentiero più duro non rinuncia alla vita vissuta tra gli uomini. Egli non rinnega nulla di ciò che fa parte della vita mentre percorre il sentiero: questa era la pratica usata dagli antichi saggi.

Nei tempi antichi visse un adepto del Tao che decise di percorrere la via più difficile. Prese in moglie una donna sensibile e intelligente che decise di introdurre ai segreti della trasmutazione alchemica. La coppia di alchimisti iniziò a fare le loro ricerche sotto lo stesso tetto, ma la casa in cui vivevano era molto piccola. Lo stanzino che avevano adattato a laboratorio alchemico era tanto piccolo che non c’era spazio per lavorare in due, perciò decisero di lavorare a turno.

La cosa non era negativa perché la trasformazione del mercurio in oro, e la messa a punto della pillola dell’immortalità non sono collegate all’intensità del lavoro manuale. Lavorando in solitudine, entrambi avevano più tranquillità e godevano di un maggiore raccoglimento interiore. D’altro lato si scambiavano i risultati dei loro esperimenti e, dalle loro conversazioni, fu presto chiaro che la moglie aveva progredito molto e aveva superato il marito.

Il marito, nonché maestro, non la prese troppo bene. Invece di essere felice che la moglie avesse imparato così bene sotto la sua guida, l'uomo sentì un grande dispiacere. Uno strano malessere gli penetrò nell'anima e lo fece diventare sospettoso. Iniziò a pensare che la donna gli nascondeva qualcosa, e si mise in testa di scoprire il misterioso segreto. Iniziò a spiarla di nascosto. Di notte, quando la moglie era sola nel laboratorio, il marito si nascondeva nel bosco di bambù che cresceva davanti alle finestre dello stanzino, e non la perdeva d’occhio neppure un istante.

Una sera, mentre l'alchimista era appostato nel suo nascondiglio, vide che una gran luce brillava tra le mani della moglie. A quel punto non potè dominarsi uscì dal nascondiglio come una furia, e piombò in casa urlando: “Che bella ingrata che sei! Hai scoperto la formula dell’immortalità e vuoi tenerla tutta per te! Con tutto quello che ha fatto per te. E ora mi ripaghi con la moneta dell'ingratitudine. Il tuo comportamento è veramente ignobile!”

La donna gli rispose con voce dolce e sommessa: “Ti sbagli marito mio, non ti ho nascosto nulla e non ti ho mai mentito. Ti ho detto tutto quello che sapevo, ma la sola conoscenza della formula non è sufficiente per fare la trasmutazione. L’essenza dell’arte è permettere che il Vuoto faccia l’azione dentro di noi. È il Tao che decide se agire, ma se il tuo cuore non è puro non può fare nulla.”

Va saputo che non c’è peggior segreto di quello che non si vuol capire. Se un mistero non riesce a entrare in un orecchio, quel mistero è ancora più prezioso. Nel caso dell’alchimista, il fatto di non avere capito nulla di ciò che la moglie diceva, servì solo a far accrescere il suo rancore. L’invidia che sentiva per i successi della donna rinforzò la sua determinazione di scoprire il segreto che credeva gli fosse nascosto.

Provò a farla parlare con ogni mezzo. Provò con la dolcezza e con la persuasione, poi tentò anche con le minacce finché arrivò persino a picchiarla. Ma non ottenne nulla e ormai era divorato dalla gelosia. Allora andò a chiedere consiglio ad un amico che era un mago molto chiacchierato per l’uso spregiudicato di pratiche magiche oscure che l’avevano aiutato ad arricchirsi. Il mago gli suggerì di dare un potente veleno alla moglie, e di non darle l’antidoto, a meno che non gli avesse rivelato il segreto.

L’alchimista fece senza dubbio come gli aveva suggerito il mago, e offrì una bevanda avvelenata alla moglie, poi usò l’odioso ricatto che gli aveva suggerito. Ma la donna non reagì come credeva perché non si spaventò, e non implorò per aver salva la vita. Lei scoppiò a ridere e disse: “Mi dispiace per te, ma il giochetto non è riuscito, mio caro marito. Ho appena messo a punto la pillola dell’immortalità.

In realtà, ne avevo preparata una anche per te, perché speravo che il crogiolo del tuo cuore avesse trasformato il piombo del tuo rancore in sentimenti più nobili. Questo non è avvenuto, e tu sei caduto sempre più in basso. Non credo che sarebbe saggio che un uomo dal cuore oscuro come il tuo diventasse un immortale. Non voglio avere più nulla a che fare con un mago oscuro come te.”

Mentre la donna diceva queste parole, aveva aperto una piccola scatola, e aveva ingoiato una pastiglia di cinabro. L’uomo, quando la vide ingoiare la pillola, si era scagliato contro la moglie come una furia per afferrare la scatola. Ma la donna fu più veloce, saltò fuori dalla finestra e volò via inforcando il vento. Il marito le corse dietro, la inseguì per strada saltando e urlandogli contro come un ossesso. Ma lei era scomparsa dietro le nuvole arrossate dall’ultimo sole che tramontava.

L'alchimista vide che la moglie era scomparsa oltre le nuvole e non seppe contenere la rabbia, andò in escandescenze e diventò una furia. Allora alcuni passanti impietositi cercarono farlo ragionare, ma lui gli si avventò contro come un cane rabbioso. Non riuscirono a farlo ragionare in nessun modo. Anzi, diventò talmente incontrollabile e pericoloso che furono costretti a rinchiuderlo in un manicomio.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 7 novembre 2014

Come farfalle



“L’uomo è la mente materializzata di Dio.”
(Paramhansa Yogananda)

Yogananda dice che tutte le creature viventi nascono dalla materia ossia dalla terra. Poiché la terra fu precipitata dall’oceano delle acque raccolte, tutte le forme di vita nascono dall’acqua condensata delle nebulose cosmiche. Siccome gli oceani vengono dalle nebulose cosmiche anche le nebulose provengono dall’essenza degli atomi, degli elettroni e dalla forza vitale cosmica chiamata yajna. Il Fuoco ossia la Luce Cosmica nasce dalla vibrazione di Dio ossia dalla Volontà Divina che crea il Karma del Cosmo.

La Vibrazione Cosmica e le leggi del karma cosmico vengono da Brahma che è la Coscienza Cristica, la Kutastha Chaitanya che è intrinsecamente presente in tutta la creazione vibratoria. La Coscienza di Dio Figlio è Tat, ed è immanente nella creazione vibratoria perché emana dall’immutabile Dio Padre che è Sat, e che esiste al di sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cosmica è Brahma creativo che è sempre presente nella Vibrazione Cosmica. La Coscienza Cosmica si manifesta come Luce Cosmica, come Fuoco creativo oppure come Suono Cosmico, Aum. Il Creatore è la Vibrazione Cosmica che si manifesta in due forme ossia come Luce Cosmica oppure come Suono Cosmico. Secondo Yogananda, il suono sacro Om, Aum o Amen sono vibrazioni che "testimoniano" l’azione divina. Questi suoni sacri sono la prova più evidente che il Creatore è sempre attivo e presente nella Sua creazione.

L’uomo fu creato dall’Energia Cosmica e dalla corrente vitale astrale che condensarono e diventarono terra. La vibrazione liquida dell’Energia Cosmica ha originato la terra solida, perciò ogni cibo e nutrimento derivano dall’Energia Cosmica. Le vibrazioni dell’Energia Cosmica provengono dalla sottile Luce Cosmica che è la fonte primaria di tutte le cose, e che riceve il potere dell’energia vibratoria e della Volontà di Dio.

La legge cosmica nasce dalla Coscienza Cristica che è presente nell'intera creazione vibratoria. Ma la Coscienza Cristica è soltanto una Coscienza riflessa che esiste solo in relazione all’universo a cui è collegata. Anche questa coscienza si dissolverà quando l’universo a cui è collegata verrà dissolto. La Coscienza Cristica è la coscienza del Figlio che nasce dal Dio Padre immutabile posto sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cristica è Brahma creativo perciò è intronizzata solo nella Vibrazione Cosmica, dice Yogananda, e si manifesta come Luce oppure come Suono. L’uomo fu creato a immagine di Dio perciò è l'immagine dell’Eterna Coscienza. Tutte le creature furono formate o materializzate dall’Energia Cosmica che è la “mente congelata” di Dio.

Tutte le illusioni sull’esistenza della materia solida provengono dalla liquida e fluida mente congelata di Dio. La mente congelata di Dio o acqua proviene dall’Energia Cosmica che è la mente di fuoco congelata di Dio. L’attivo fuoco vibratorio di Dio regge le leggi della creazione vibratoria illusoria che è fatta soltanto di sogni di Dio.

L’Energia Cosmica ossia la Vibrazione del Fuoco divino nasce dalla coscienza riflessa di Dio che è Brahma, il Signore di tutta la creazione illusoria. La Sua coscienza creativa, mentalmente, fece vibrare la creazione cosmica di sogno che nasce dall’immutabile Coscienza cosmica - l’Increato - che esiste oltre tutti gli universi vibratori o creati.

Dio sognò il cosmo e il cosmo diventò la realtà di sogno. Dal sogno, Dio, fece sorgere l’energia creativa e dall'energia creativa generò il cosiddetto universo solido. E poi creò l’uomo dotato dell'illusorio corpo materiale perciò, in questo senso, Dio è l’Onda Elettromagnetica Primordiale. Nell'universo di sogno, si pensa, si vive e si lavora con le correnti elettriche di sogno, e si creano realtà di sogno per gente di sogno.

Vivendo nello stato del sogno, ci sembra che non ci sia nessuna differenza tra pensieri di sogno, vibrazioni di sogno, oggetti di sogno e persone di sogno. Solo al risveglio, il sognatore capisce che il mondo che credeva reale era solo un sogno, perché era fatto di differenti vibrazioni e di manifestazioni della sua sostanza mentale congelata. Tutte le apparenze sono illusorie e gli oggetti sono sogno perché vengono dall’unità della sua coscienza di sogno. Le persona legano la vita al piano in cui vivono perciò possiamo scegliere se fermarci al livelli inferiori o trovare il Sacro Graal ossia la coppa della beatitudine divina.

Dio ha creato la Natura ma la Natura non sa manifestare i suoi attributi divini, perché li mostra in modo ingannevole e illusorio. L’uomo possiede una doppia natura perché è il prodotto di un Dio invisibile e di una Natura visibile perciò è un essere duale. L’uomo è composto da un’anima spirituale immanente che è nascosta e pura, ma è fatto anche da un involucro fisico esteriore che è dotato di un cervello, di una mente e di altre qualità che gli dona la Natura.

Comunemente l’uomo vive in una separazione che è solo apparente tra sé e il mondo perché ha dimenticato che tutta la vita proviene dalla medesima fonte. La macchina umana ha molti ingranaggi che svolgono diverse attività. Infatti il naso, gli occhi e le orecchie sono strumenti rivolti all'esterno mentre il cervello è il veicolo del pensiero e delle nostre facoltà interne.

Quando siamo influenzati dagli attributi della mente diventiamo suscettibili al piacere e al dolore perciò veniamo guidati dalle facoltà inferiori. Risvegliando la percezione intuitiva dell’anima ci liberiamo dai vortici della relatività psicologica. Noi, anche se in modo subconscio, siamo sempre consapevoli della beatitudine che abbiamo perduto. Se restiamo troppo influenzati dalle condizioni dell’ambiente esterno ci dimentichiamo della nostra originaria natura beata.

L’anima che si è liberata da queste condizioni trascende la coscienza corporea e opera dal piano dello Spirito. Essa ricorda che ogni piccola scintilla di attività realizza lo Spirito, e che è così perché l'anima è sempre una sola cosa con lo spirito. La via più sicura e decisiva per raggiungere la pace e il silenzio, secondo Aurobindo, è la discesa dall’alto. Anche se non lo sembra perché, quando arriva la pace, non si capisce da dove provenga. Non è evidente, ma tutto quello che appartiene alla coscienza superiore viene sempre dall’alto.

Dall’alto provengono sia la pace che il silenzio spirituale, ma proviene dall'alto anche la Luce, il Potere, la Conoscenza, la visione e il pensiero superiore. Chiaramente anche la beatitudine viene dall’alto ma è possibile che venga dall’interno e dall’intimo. Ma succede soltanto se l’essere psichico è passato in primo piano. La condizione necessaria è quella di mantenere l’apertura della mente, del vitale e del fisico interiori che si devono rivolgere verso l’intimo.

Andando verso la parte più profonda di noi andiamo verso lo psichico. Nel contempo, va mantenuta anche l’apertura verso l’alto e verso quello che oltrepassa una piccola mente. Una mente, un vitale e un corpo miseri errano nelle tenebre dell'ignoranza e vi restano finché non si stancano di girare senza scopo. Solo allora è possibile che una piccola particella ignorante ritorni verso il suo vero Sé, e si spinga verso l'estinzione del Sé per entrare nel Nirvana.

Il vero Sé vive nell’intimo dell'uomo perché all’interno c'è l’anima che sostiene il mentale, il vitale e il fisico interiori e gli offre la capacità di estendersi a livello universale. Questa zona intima non è quella del subcosciente o del subliminare ma è la parte che è collegata ai centri di coscienza dei chakra. Comunemente solo una minima parte dell’essere interiore circola nei chakra e può filtrare nella vita esterna: quel poco esprime la nostra parte migliore.

A questa parte dell’essere psichico interiore che si mostra dobbiamo la produzione dell’arte, della poesia, dei nostri ideali, delle aspirazioni nobili, della spiritualità e della qualità dello sforzo che facciamo per raggiungere il perfezionamento. La maggior parte dei centri interiori sono chiusi o addormentati, perciò risvegliarli è il compito dello yoga. Mano a mano che si ridestano, si rivelano anche le capacità dell’essere psichico che è sottostante all'essere esteriore.

Così si acquisisce una coscienza più vasta e si ascende fino alla Coscienza Cosmica. Le nostre piccole personalità separate possono diventare i centri dell’azione universale in diretto contatto con le forze cosmiche. Invece di restare gli attori involontari di azioni inconsapevoli possiamo, ma fino ad un certo punto, diventare padroni consapevoli dell’azione della Natura. Il limite che viene posto alla libertà del singolo dipende dallo sviluppo del suo essere interiore, e dalla sua apertura verso i livelli spirituali superiori.

L’apertura del centro del cuore libera l’essere psichico che ci rende consapevoli del Divino che possediamo interiormente, perciò ci rende recettivi alla Verità superiore. Il Sé Spirituale superiore non è dietro una persona singola ma è al di sopra di tutti gli esseri. Il più elevato centro interiore è collocato nella testa ma il più profondo è posto nel centro del cuore. Il centro che si apre più direttamente al Sé è posto al di sopra della testa, infatti al di sopra del corpo c'è il corpo sottile o Sukshma Sharira.

Il Sé superiore possiede due aspetti, e i risultati delle sue azioni corrispondono ai 2 aspetti. Un aspetto è statico e fa sperimentare una condizione di pace, di libertà e di vasto silenzio. Il Sé silenzioso non è turbato da nulla e può mantenersi distaccato e indifferente. L’altro aspetto è dinamico e si percepisce come Sé o Spirito Cosmico che sostiene, genera e contiene tutta l’azione del cosmo. Ma non sostiene, genera e contiene solo questo mondo ma anche tutti gli universi creati.

Se l’anima trova la pienezza dello Spirito dentro di sé, non prova più alcun desiderio di fare nuove incarnazioni per impersonare i sogni dei mortali. Se l’anima controlla i suoi istinti si purifica perciò l’Anima Suprema come Coscienza Cristica può scendere e può istruire l’anima individuale sul modo migliore di usare la sua mente per condurre il carro corporeo lungo la strada della vita.

Yogananda narra che, un giorno, un re sognò di essere un mendicante. Nel suo sogno, il re implorava per avere un soldo di rame. La regina lo sentì agitarsi nel sonno e lo destò e lui si risvegliò dicendo: “Ma che stupido sono! Io che sono un sovrano pregavo per avere un soldo!” L’uomo è come un re che sogna e crede di essere un miserabile.

L’anima dell'uomo sogna di essere un corpo perciò resta imprigionata nei suoi desideri e nell'inganno della materia. I desideri materiali diventano come dei fili che intessono il bozzolo dell'ignoranza intorno all’anima, perciò l'anima deve fare un grande sforzo per oltrepassare il soffocante e oscuro involucro che la soffoca, e diventare una farfalla dell’onnipresenza astrale.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 5 novembre 2014

Jivatman



“Il Signore Beato disse: Un eterno frammento di me,
diviene un’anima vivente (jiva) in questo mondo dei mortali,
e attrae a sé la mente con i cinque sensi che trovano
fondamento nella Natura (Prakriti).”
(Bhagavad Gita XV, 8)

Il termine “jiva” in sanscrito ha due significati, infatti significa “creatura vivente” e significa anche “spirito individualizzato” che sostiene l’essere vivente nel corso delle sue incarnazioni. Quando è usato nel secondo significato, il termine completo diventa “jivatman” dove Atman è lo Spirito o il Sé Eterno dell’essere vivente. Il concetto esprime la particella eterna del Divino, poiché il Divino molteplice si manifesta come Sé o spirito individualizzato dell’essere creato.

Per questo il jivatman, nella sua essenza, non cresce e non muore, non cambia e non evolve perché la sua essenza resta al di sopra dell’evoluzione personale. Nell’evoluzione personale, il jivatman viene rappresentato dall’essere psichico che si sviluppa e che sostiene tutto il resto della Natura. L’anima si incarna ogni volta, e in ogni incarnazione vengono formati - con il materiale fornito dalla Natura universale e, a seconda dell’evoluzione passata - un nuovo corpo mentale, vitale e fisico.

Alla morte il corpo si dissolve e il vitale va nel piano vitale. Qui resta per un certo periodo di tempo e, alla fine, anche il corpo vitale si dissolve: l’ultimo a dissolversi è il corpo mentale. A questo punto l’anima o essere psichico si ritira nel mondo psichico per riposare finché non giunge il momento di fare una nuova nascita. Così avviene per gli uomini che si sviluppano in modo normale, ma esistono delle variabili allo schema generale. Infatti, se la mente e il vitale vengono fortemente sviluppati e ben strutturati essi possono persistere. Ma alla condizione che vengano strutturati in questo modo dall’essere psichico.

In questi casi, il corpo mentale e quello vitale vengono accentrati intorno all’essere psichico, perciò ne possono condividere la sua condizione d’immortalità. Nel corso della vita terrena, l’anima raccoglie gli elementi essenziali per fare il lavoro, perciò usa le sue esperienze per formare la base per la sua crescita nell’evoluzione. Quando l’anima torna a nascere prende l’involucro mentale, quello vitale e il corpo fisico che si è guadagnata. Perciò ritorna con il karma che gli sarà utile nella nuova vita per progredire e per fare nuove esperienze.

La coscienza individuale si espande ed evolve finché può entrare nella Coscienza Cosmica con cui intesse ogni genere di rapporti. Può penetrarla e conoscere i suoi movimenti, può agire su di essa o può avere da essa ogni genere d’influenza. La coscienza individuale può allargarsi e avere uno stato di coscienza che gli antichi yogi chiamavano “avere il Brahmanda (cosmo) dentro di sé.”

La Coscienza Cosmica è la coscienza dello Spirito Cosmico e della Natura Cosmica perciò comprende tutti gli esseri e le forze che sono contenuti nell’universo. Per capire meglio, si può immaginare che la Coscienza Cosmica è tanto cosciente, in modo globale, di quanto lo è un individuo separato consapevole sebbene le cose sia diverse. La coscienza dell’individuo è una parte che percepisce se stessa come una cosa distinta da tutte le altre. Malgrado questa ignoranza, nell’uomo avviene che “in ogni momento, la maggior parte di quello che egli è, entra in lui dalla coscienza cosmica” dice Aurobindo.

Queste due parti sono pensate separate a causa dell’ignoranza, ma se finisce l’ignoranza l’individuo sente il Sé Cosmico, sente la coscienza della Natura Cosmica e le forze che agiscono nell’universo. Tutto questo viene sentito come si sentono le cose fisiche e gli urti fisici perciò scopre che tutto è una sola cosa con il vasto e universale essere. Esiste perciò una natura mentale universale e una natura fisica universale, e da una selezione di queste forze provengono la mente, il vitale e il corpo individuale.

L’anima invece viene da un altro luogo, infatti l’anima viene dal Trascendente perciò proviene da una natura superiore. Il Divino è Uno molteplice. Lo spirito o sé individuale fa parte del Molteplice dell’Uno, e l’essere psichico è quello che il Divino emana per evolvere nella realtà terrestre. Il sé individuale quando ha raggiunto la liberazione realizza che è l’Uno e anche il Molteplice. Solo allora può tuffarsi nell’Uno e fondersi con l’Uno sentendo la sua unità. Può godere del Divino e può scegliere se restare nella manifestazione o entrarci quando vuole e non più costretto a rinascere.

La Natura è Prakriti ossia è la Forza Cosciente che forma e mantiene i mondi. Dietro a questa Forza e dietro l’aspetto meccanico dell’universo si trova la Coscienza e la Forza vivente del Divino cioè la Prakriti Divina. Prakriti è divisa in superiore e inferiore, e quella inferiore è la Prakriti dell’Ignoranza, la Prakriti della mente, della vita, della materia e della coscienza che si sente separata dal Divino. La Prakriti superiore è la Prakriti Divina del Satchitananda che ha il potere di manifestare la Supermente ed è sempre cosciente del Divino perciò è la suprema mente libera da ogni ignoranza.

L’uomo è sempre preda dell’ignoranza perciò è in balìa della Prakriti inferiore, ma attraverso l’evoluzione diventa cosciente della sua natura superiore, e può cercare di entrare in contatto con essa. L’uomo può elevarsi alla Natura superiore, dice Aurobindo, ed essa può scendere in lui. E questo movimento di ascesa e discesa rende possibile la trasformazione della natura inferiore della mente, della vita e della materia.

È necessario raggiungere il livello sovramentale e farlo discendere ancora prima che la Supermente abbia la possibilità di venire nella coscienza terrestre, poiché il sovramentale è il passaggio obbligato per ascendere dalla mente alla Supermente. Le idee creatrici di verità, dal piano sovramentale, scendono nell’Intuizione e sono trasmesse alla Mente illuminata e alla Mente superiore per essere adattate al nostro livello di comprensione. Nel corso della trasmissione, a mano a mano che esse scendono ai piani inferiori, perdono sempre più il potere e la certezza.

Nella mente umana esse perdono il potere che avevano in termini di energia di verità direttamente percepita, perciò si presentano all’intelletto come speculazioni e non come perfette verità realizzate. La Supermente è posta tra Satchitananda e la creazione inferiore, perciò solo la Supermente può trasformare la natura inferiore. Solo la Supermente contiene la Verità determinante della Coscienza Divina perciò la Supermente è necessaria per la creazione della Verità, dice Aurobindo.

Satchitananda è l’Unico in triplice aspetto benché, nel Supremo, i tre non sono tre ma restano uno. L’esistenza (sat) è Coscienza e la Coscienza (chit) è beatitudine (ananda) perciò vediamo come i tre aspetti siano inseparabili e totalmente fusi uno nell’altro da sembrare indistinguibili. Sui piani superiori della manifestazione essi sono tre in uno pur restando inseparabili. Avviene che uno dei tre possa predominare e servire di base agli altri due, oppure uno può dirigere gli altri. Nei piani inferiori sembrano inseparabili, ma lo sono solo in apparenza poiché, nella loro realtà segreta, essi non lo sono.

Nel mondo fenomenico, uno può esistere senza gli altri però si vive un’esistenza incosciente o dolorosa e si possiede una coscienza senza beatitudine. Senza la separazione dei tre aspetti non esisterebbero il dolore, l’ignoranza, la menzogna, l’ingiustizia, la morte e neppure l’incoscienza umana. L’evoluzione viene per eliminare la coscienza limitata e sofferente.

Essa viene per farci uscire dalla mancanza di conoscenza e per migliorare la materia. L’anima ossia l’essere psichico è sempre in contatto con la Verità Divina. Ma, nell’uomo, l’anima è velata dalla mente, dal vitale e dalla natura fisica. L’essere psichico è l'unico che apre la nostra natura alla Luce Supermentale e alla beatitudine.

La mente può aprirsi in modo spontaneo alle regioni superiori e può ampliarsi oppure può immobilizzarsi. La mente può spiritualizzarsi ma la Supermente non riceve una base sufficiente nella sola mente spiritualizzata. Infatti il solo potere della mente non rende possibile alcuna realizzazione. Solo l’anima risvegliata produce la nuova nascita psichica che ci trasforma in bambini appena nati dal grembo della Madre.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 3 novembre 2014

Oltre la superficie



“Oggi, improvvisamente, la materia si smaterializza
dentro e fuori di noi, svelando l’ineffabile armonia
che risuona nella coerenza della biosfera.”
(David Bohm)

Poichè gli uomini non conoscono se stessi, non sanno distinguere tra le varie parti che compongono il loro essere perciò riuniscono tutto in un blocco unico che chiamano mente. Fanno questo errore perché sentono solo una percezione mentale perciò si può affermare che la conoscenza umana è una conoscenza mentalizzata. Per questo motivo, gli uomini, non conoscono i loro stati di coscienza e il senso delle loro azioni. Oppure, se li conoscono, la loro conoscenza è superficiale.

Diventare consapevoli della nostra complessità strutturale, saper percepire le diverse forze che si muovono in noi e sottoporre le nostre azione al vaglio della conoscenza è lo scopo dello yoga insegnato da Sri Aurobindo. Gli uomini sono composti da varie parti, lui dice, e ognuna svolge la sua funzione specifica all’interno del movimento totale del nostro pensiero, della nostra volontà, delle nostre sensazioni, dei sentimenti e delle nostre emozioni.

Spesso non si comprende il motivo e la direzione degli impulsi che ci muovono però ne percepiamo sempre il risultato. Cerchiamo di creare un ordine sia pure effimero e poco durevole per dare ordine al nostro mondo. Il vero rimedio, secondo Aurobindo, è quello di far passare in primo piano l’essere psichico. Yoga è acquisire uno stato di coscienza in cui non esistono più le limitazioni dell’ego. Yoga è la fine della limitatezza della mente personale, del corpo vitale e dell’involucro fisico.

Yoga è unione con il Supremo Sé, con la Coscienza Cosmica oppure con la profonda coscienza interiore “nel quale si percepisce l’anima, l’essenza interiore e la reale verità dell’esistenza” dice Aurobindo. La coscienza yogica che si acquisisce non percepisce solo le cose ma percepisce anche le forze che stanno dietro le cose. Essa percepisce non solo le forze, ma percepisce anche l’essere cosciente che sta dietro all'azione delle forze. E ne avremo la visione, non soltanto in noi stessi, ma anche in tutto l’universo.

La forza che accompagna la nascita della nuova forma di coscienza è quella della Shakti yogica che giace addormentata e ripiegata nei centri (chakra) dell'essere interiore, e che formano ciò che il Tantra chiama la Kundalini Shakti. Ma questa forza è anche sopra di noi come Forza Divina. La Shakti superiore non è mai ripiegata in se stessa oppure addormentata ma è sempre sveglia e cosciente perciò è sempre molto potente.

Questa forza è sempre a nostra disposizione perché è sempre pronta a manifestarsi come Forza o come Potere della Madre. Nella mente si manifesta come forza mentale divina o come Forza mentale Universale, e può compiere tutto ciò che la mente personale non può fare: è questa la forza mentale yogica. Dietro la natura vitale umana esiste, nascosto e immobile, il suo vero essere vitale che è completamente diverso dall'essere che appare in superficie.

Il vitale di superficie è un essere meschino, ignorante, limitato, pieno di passioni, capricci e desideri, colmo di gioia e dolore perciò è un essere che si esalta e che si deprime. Il vero essere vitale è, al contrario, un essere ampio, calmo, forte, senza limitazioni, fermo e incrollabile, perciò è un essere che è in grado di manifestare onnipotenza, onniscienza e suprema beatitudine. Il termine “mente” è riferito alle qualità dell’intelligenza e della cognizione umana cioè alle percezioni mentali, al pensiero e alle reazioni del pensiero davanti agli oggetti.

Invece il “vitale” è la “natura della vita” con tutti i suoi desideri, le emozioni, le sensazioni e le energie in azione e le reazioni dell’anima del desiderio. È l’anima del desiderio che muove, all'interno dell’uomo, tutto il gioco del possesso e degli istinti come la cupidigia, l’odio, la paura, l’avidità, etc.. Alla superficie della coscienza, il mentale e il vitale sembrano mescolati e si confondono ma, nell’essenza, essi sono due forze completamente diverse.

Non appena si supera la superficie della coscienza, questo si vede in modo chiaro perciò essi si vedono come due esseri distinti. La luce della conoscenza fa vedere oltre la confusione superficiale. La confusione e i conflitti tra mentale e vitale sono la maggiore causa delle dolorose difficoltà della realizzazione, dice Aurobindo. L’essere mentale interiore sorveglia, osserva e critica tutto ciò che accade in noi. L’essere psichico non sorveglia e non osserva, ma sente e conosce spontaneamente in modo diretto e luminoso mediante la purezza della sua natura e tramite l’istinto divino che è in lui.

Non appena l’essere psichico passa in primo piano rivela i movimenti giusti e quelli falsi della sua natura. L’essere umano è composto, in profondità, da un essere psichico che sostiene tutto però possiede anche una mente, un vitale e un mentale interiore. Ma all’esterno, egli si mostra solo con lo strumento o veicolo con cui si manifesta perciò si esprime con la natura esteriore della mente, della vita e del corpo.

Secondo Aurobindo, il jivatman è sopra la manifestazione e vi presiede mentre l’essere psichico è presente dietro la manifestazione e la sostiene. L’atteggiamento dell’essere psichico è quello di sentirsi “Figlio di Dio” ossia una particella del Divino. Si sente uno con Dio, nell’essenza, anche se è diverso per manifestazione e identità. Il jivatman vive nell’essenza e può fondersi, per identità, con il Divino ma anche lui è parte della manifestazione perciò si riconosce come un “centro” del molteplice Divino.

Capire la distinzione è importante perché, se resta una minima traccia di egoismo vitale si può perdere l’equilibrio mentale e credersi degli avatara. Solo lo Spirito è Atman, Brahaman, il Divino essenziale e l’Uno divino che manifesta la molteplicità in modo a Lui inerente. Il Sé essenziale o Atman diventa, nella manifestazione, l’essere centrale che, dall’alto, presiede alla evoluzione delle sue personalità nelle vite terrestri pur restando una particella eterna del Divino perciò anteriore alla manifestazione.

Nella manifestazione inferiore, la particella eterna del Divino diventa l'anima ossia una scintilla del Fuoco Divino che fa da appoggio alla manifestazione individuale perciò sostiene l’essere mentale, vitale e fisico. L’essere psichico è la scintilla che cresce diventando il Fuoco che evolve insieme allo sviluppo della coscienza. Perciò l’essere psichico è un essere evolutivo e, in questo, è diverso dal jivatman che è anteriore all’evoluzione.

L’uomo è ignorante perciò non ha coscienza del jivatman ma conosce solo il suo ego cioè l’essere mentale esterno che dirige la sua vita e il suo corpo. Andando in profondità possiamo conoscere la nostra anima, dice Aurobindo. Solo se abbiamo consapevolezza dell’essere psichico possiamo vedendolo come il nostro vero centro. L’essere psichico interno è l’essere centrale dell’evoluzione, infatti lui emerge nel jivatman ossia dalla particella del Divino, e la rappresenta. L’essere psichico e il jivatman si fondono quando entriamo nel vero stato di pura coscienza.

Invece l’ego è una formazione della natura fisica come pure il vitale e il mentale inferiori. La base della coscienza materiale che sperimentiamo sulla terra non è solo l’Ignoranza ma anche l’Incoscienza. Abbiamo una coscienza involuta perché è racchiusa nelle forme materiali perciò è intrappolata nell’energia della materia. Abbiamo una coscienza materiale, una vita e una mente confuse perciò siamo separati dalla verità e dalla nostra vera natura.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 29 ottobre 2014

Osserva in silenzio



Osserva semplicemente il flusso dei pensieri,
come se osservassi il traffico,
osservali come guardi le foglie secche
che svolazzano in ogni direzione, in autunno.

Non essere tu quello che li genera,
non essere colui al quale accadono.
Allora la quiete accade da sola, spontaneamente.
Questo riposo è ciò che io chiamo meditazione.

Osservati senza alcun pensiero, valutazione o giudizio,
senza alcuna preferenza o repulsione;
cioè, senza alcun movimento della mente
o senza alcun brusio della mente.

Allora avrai occhi che sono diversi
dai tuoi occhi,
perché non saranno appesantiti dal passato.

Avrai occhi innocenti e silenziosi,
e in questo silenzio non esiste
né colui che osserva, né la cosa osservata -
bensì ciò che è, indiviso e unico,
senza principio e senza fine.

Puoi chiamarlo Dio o Nirvana
oppure in qualsiasi altro modo -
il nome non importa
perché il nome non è la cosa,
e quando hai conosciuto la cosa
non ti preoccupi più del nome.

(Osho)


lunedì 27 ottobre 2014

La figlia della spada



“Il bushido è fatto di poche regole
che non devono essere mai infrante,
e quando si è nel dubbio su come si dovrebbe agire,
la strada più difficile è quasi sempre quella giusta.”
(Daigoro in “La figlia della spada”)

Steve Bein esordisce come scrittore con l’appassionante romanzo “La figlia della spada” con cui inizia a narrare “Le cronache delle spade di Inazuma.” Bein insegna storia e filosofia dell’Asia allo State University di New York, ma insieme alle filosofie orientali, ha studiato anche le arti marziali diventando cintura nera quarto dan di karate.

Il romanzo si inquadra con fatica in un genere preciso ma è definito un urban fantasy, ed è ambientato nella Tokyo del periodo Heisei ossia nel 2010. La storia si svolge su due livelli narrativi e temporali in quanto le vicende del presente sono sempre più chiare intrecciandosi con gli avvenimenti dei vari secoli passati. Questo uso dei vari momenti narrativi non è sgradevole piuttosto diventa assai gradevole per la presenza di indovinati personaggi che ci fanno comprendere la mentalità giapponese.

Tutto inizia quando Fuchida Shuzo, che è padrone di una stupenda spada del maestro Inazuma, decide che deve avere anche un’altra spada che è riuscito a sapere dov’è custodita. Fuchida fa parte di un clan yakuza e agisce per conto dell'organizzazione, ma l’arma che possiede lo domina con il suo potere ammaliatore, perché influisce su chi la possiede:

“La spada sul letto di Fuchida Shuzo era la più antica della sua specie e il canto che produceva era per lui fonte di impareggiabile piacere. Era una spada tachi in stile shinogi-zukuri, forgiata dal grande maestro Inazuma. In quel momento era stesa sulle lenzuola di seta nera, incorniciata da un rettangolo di luce, e l’arco del suo dorso era incantevole come quello di una donna.

Piccole onde, grandi come petali di trifogli, serpeggiavano a meno di un centimetro dal filo della lama percorrendone tutta la lunghezza. Quando si sdraiava accanto a lei, e la osservava da così vicino, Fuchida riusciva a vedere distintamente le striature della sua forgiatura, impercettibili linee argentenee che assomigliavano alle striature del legno e percorrevano tutto lo shinogi-ji, la superficie piatta tra la lama e il dorso incurvato…”

Oshiro Mariko è una tenente della polizia metropolitana di Tokyo, è impegnata a lottare contro i trafficanti della yakuza. Ma deve lottare anche contro i colleghi uomini per avere il loro rispetto. È la prima donna detective della polizia metropolitana perciò questo le impone una dura lotta contro i pregiudizi misogini del suo capo, il tenente Ko. Il tenente Ko è il suo nuovo capo avendo preso il posto del tenente Hashimoto, che è andato in pensione.

Ko è ostile e cerca di trovare un minimo errore nell’operato di Mariko per compromettere il suo lavoro. Anche in famiglia le cose sono difficili, perché la sorella è una drogata che non riesce a disintossicarsi. Mariko è cresciuta in America perciò ha assimilato le abitudini moderne e la mentalità aperta delle donne occidentali, quindi è trattata come una gaijin cioè come un’estranea, una straniera.

Il capo le assegna i casi più difficili oppure quelli insignificanti come il tentato furto di una spada antica. Quando Mariko va a parlare con l’uomo che ha fatto la denuncia del tentato furto ha una sorpresa. L’anziano signore è quasi cieco e lo trova intento a potare la siepe del suo giardino, ma si rivela un famoso esperto dell’arte della spada e un esperto docente universitario di storia giapponese.

Il professore Yamada Yasuo, a dispetto dell’apparente fragilità è nono dan di kendo, nono dan di kenjutsu, ottavo dan di iaido e tante cinture nere di varie specialità. Possiede un dottorato di storia medievale ed è stato professore alla Todai, ma ormai è diventato quasi cieco ed è in pensione. Ma è considerato il migliore conoscitore dell’arte della spada, infatti è autore di molti libri sui forgiatori di lame del periodo Kamakura e Muromachi.

Yamada Yasuo considera il maestro Inazuma il più grande di tutti i forgiatori. L’uomo rivela che la spada che hanno tentato di rubargli fu forgiata 900 anni prima dal grande Inazuma. Il valore di una spada con un’età che oscilla tra 500 e 1000 anni è enorme, ma le lame di Inazuma hanno un valore incalcolabile. Tutte le spade forgiate da Inazuma sono dotate di qualità magiche perciò influiscono sul destino di chi le possiede.

Chiaramente il maestro Inazuma è un personaggio immaginario ma tutte le notizie che sono fornite nel romanzo si basano su fatti simili a quelli storici. I maestri Murasama e Masamune citati con Inazuma sono dei famosi forgiatori di spade del passato che vissero realmente. I forgiatori di Seki erano sacerdoti shintoisti che forgiavano armi, e Seki era una città rinomata per la forgiatura.

Le spade di Inazuma si chiamano Bella Cantante, Tigre sulla Montagna e Vittoria Gloriosa perché non era inconsueto che, alle spade venisse dato un nome. E non era inconsueto neanche credere che una spada avesse la sua personalità. Le spade di Inazuma erano forgiate mentre il maestro era in stato di totale concentrazione perciò potevano avere un grande potere ricettivo.

Alla base della mentalità giapponese c’è una base scintoista e, nello scintoismo è centrale l’idea che i kumi cioè delle entità energetiche potessero entrare e risiedere negli oggetti e negli esseri animati... nulla impedisce che siano anche nelle spade. Le cronache delle spade di Inazuma iniziano con "La figlia della spada" e il romanzo mi è talmente piaciuto che sono ansiosa di leggere il seguito della serie. Come sono belle queste storie di spade shinogi-zukuri ma, soprattutto, com'è buono l'esordio narrativo di Steve Bein!

Buona lettura
Sharatan